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Utente: animachecrepita
la continua mancanza di qualcosa (a che scopo aggiungere tra gli amici gente di cui nemmeno si conosce cosa scrive nel proprio blog? perché questa smania insensata di ammassare "amici" come se fossero accessori per abbellire la propria pagina? qui io sono ciò che scrivo, se non ti interessa è del tutto inutile contattarmi)
Sogni nel cassonetto
1) Tornare in Giappone per rimanerci
2) Percorrere a piedi tutta l'Italia, attraversare i Balcani, passare per Turchia, la Russia, arrivare in Cina e imbarcarmi per il Giappone
3)Abbracci caldi,sinceri e continuativi(soprattutto)
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lunedì, 29 giugno 2009

Per la serie, non tutti i mali vengono da FB

Viaggiare per circa tre ore in un trenino completamente immerso nel verde; sospirare ed esclamare per la vista di un’enorme esagerata bellezza paesaggistica; pescare dalla memoria scene e fatti ormai dimenticati e ridere di gusto (io non me la ricordavo tanto gioiosa la scuola!); fare a piedi tanta strada in salita e in discesa e un milione di telefonate per trovare il b&b; scende e salire per ben due volte la lunghissima e ripida scalinata che porta alla spiaggia; portare clandestinamente delle sedie dall’ultima fila quasi sotto il palco, vicino ai posti riservati; guardare il paese illuminato dal basso; riflettere sull’assurdità di ascoltare un concerto di taranta seduti; continuare a ballare anche quando i suonatori vanno via; parlare del passato e del futuro sedute al tavolino di un locale per niente chic davanti a una birra e una vampa divisa in due(specie di pizza tipica della zona).

 

Ci sono persone con le quali puoi stare a stretto contatto ogni santo giorno e sentirle lontane anni luce e persone che non rivedi da un decennio e riscoprirle vicine.

Ho passato un week end, anzi meno di ventiquattro ore con una mia ex compagna di classe che non vedevo da dieci anni esatti. E come spesso accade, archiviati i rituali “Come stai?” si continua un discorso che sembra non essere mai stato interrotto dal tempo e dalla distanza. Un discorso che è cresciuto, inevitabilmente, si è fatto più maturo (ma nemmeno troppo), arricchito dall’esperienza. È stata anche un’occasione per vedere i miei passi avanti. Adesso che sono più consapevole dei miei limiti e delle mie risorse, ora che non temo più di essere inadeguata alle situazioni (non perché mi senta adeguata, ma perché ho fatto della mia inadeguatezza al mondo il mio punto di forza, almeno ci provo) sono più libera di esprimermi, più rilassata, più sorridente. Insomma, un tuffo in ciò che eravamo con la consapevolezza di ciò che siamo diventate e vogliamo essere. Niente male come inizio dell’estate.

giovedì, 18 giugno 2009

Ci sono cose preziose e fragili che non vorrei perdere mai. La felicità di andare ad un concerto e ascoltare buona musica, sentirsi partecipe di un rito collettivo è una di queste. Ancora meglio se accarezzi tale stato di grazia dopo un bel po’ di incertezze e di fatica. E così, comprare il biglietto per il concerto dei Depeche Mode molti mesi prima si è rivelata un’ottima scelta (ne ho parlato qui). Le incertezze erano dovute al rischio che venisse cancellata la data a causa delle condizioni fisiche di Gahan, operato per un tumore maligno alla vescica, o che il concerto potesse aver luogo, ma sottotono rispetto alla norma. Invece, mio dio quell’uomo è indistruttibile!, il live è stato più che soddisfacente, a partire dalla scaletta varia e molto ammiccante (chi accetterebbe un concerto dei DM senza Personal Jesus?).

Ore ventuno: si spengono le luci, i maxischermi proiettano delle immagini, istanti di silenzio, si vedono delle ombre indistinguibili che si muovono sul palco, un colpo allo stomaco, parte la musica di In chains. Wow, allora è proprio vero, mi dico. L’acustica dello stadio pur non essendo ottima è molto più accettabile di quel che immaginassi. Avendo iniziato con una mezz’ora d’anticipo la gente, spiazzata, è ancora intenta a prendere posto (dico io, si può andare a un concerto giusto mezz’ora prima e pretendere di prendere i posti assegnati? Non siamo mica alla Scala!), quindi i primi brani non sono riuscita a sentirli fino in fondo, distratta dal movimento frenetico di chi mi stava intorno. Da subito si intuisce che Dave è nuovamente risorto meglio della fenice che ha tatuata sul petto. Canta in maniera impeccabile (tranne qualche stecca, ma ci sta), balla in maniera energica e sinuosa, trasudando carisma. È umanamente impossibile non tenere gli occhi fissi su di lui e fremere per ogni suo urlo. Ne fanno le spese gli altri componenti del gruppo, Andrew Fletcher è in pratica invisibile, Martin Gore una via di mezzo fra i due, anche se l’esecuzione di Little soul e Home ha regalato allo spettacolo sfumature intimiste e delicate. La cosa più bella è stata percepire la voglia del gruppo di includere gli spettatori nello show. A differenza di molti altri artisti che narcisisticamente vestono i panni di sacerdoti a cui spetta il compito di dar vita alla cerimonia, i DM, a mio avviso,si adoperano per creare un filo immaginario, ma sentito e voluto, tra il palco e la folla. E al contrario di numerosi gruppi (sto pensando agli U2), nati negli stessi anni, non sono invecchiati per niente. Il loro sound è inconfondibile, ma ogni album, ogni canzone è un mondo a sé.Non si sono lasciati cullare dal successo per comporre sempre la stessa canzone.

Emozionante il gioco di luci e immagini che accompagna ogni canzone. C’era spazio per tutto: un corvo che vola su un deserto grigio sulle note di Walking in my shoes; una poesia del sufi Hafiz con Precious; inevitabili scene di manifestazioni pacifiste con Peace il cui ritornello è stato ripetuto da tutti più volte come un mantra, come una formula magica; colori accesi e riprese live; video hot (scene lesbo con Strangelove). È stato nel complesso un crescendo di emozioni e di energia. Le performance migliori: la già citata Home, dolce e intensa; la cupa In your room, la strepitosa I feel you (mi sono sciolta come un giacciolo al sole di ferragosto); l’inevitabile Enjoy the silence; il bis Stripped; fino all’apoteosi di Personal Jesus, che all'inizio sembra riprendere la cover (magnifica) di Jonny Cash, durante l'esecuzione sugli schermi scorrevano le immagini dei componenti del gruppo che allargavano le braccia per prepararsi a un corale “Reach out and touch faith”, e l’arrivederci più tenero che ci sia con Waiting for the night, versione nuda e cruda: Gahan e Gore all’estremità della passerella che cantano e quasi si abbracciano. Un live pazzesco, un’energia incredibile, una compenetrazione sensoriale e affettiva che raramente giunge da manifestazioni del genere. Abbiamo ballato, cantato a squarciagola, riso e ci siamo commossi come se per una volta fossimo tutti davvero sotto lo stesso cielo, come se tra il di qua e il di là non ci fosse nessuna barriera. CIMG0141

PS: l'unica nota dolente è stata il post concerto. Mezzi pubblici inesistenti, taxi superoccupati. Non mi stancherò mai di ripeterlo: il trasporto pre e post concerto deve essere una premura dell'organizzazione, visto che le istituzioni pubbliche sembrano non interessarsene. Non si possono lasciare in balia degli eventi 50mila persone.

postato da: animachecrepita alle ore 12:19 | Link | commenti (2)
categoria:pensieri, musica, ricordi, vita, sensazioni, sentimenti, passione, depeche mode, vaniloqui e illuminazioni
martedì, 09 giugno 2009

Norwegian wood non è una canzone particolarmente triste o strappalacrime, ma per la legge della relatività, provate ad ascoltarla mentre state leggendo le ultime pagine del libro omonimo di Haruki Murakami e vi sembrerà una canzone straziante e toccante. Fiumi di lacrime inonderanno il libro fino a farlo diventare carta pronta al riciclo.

Cosa che non capita mai, ho riletto il libro per intero (la prima volta risale ai tempi dell’università) e mi sono accorta che ricordavo pochissime cose: un po’ la trama, un po’ i personaggi. Stop. Tutto il resto era avvolto in una nebbia così fitta che per un po’ ho avuto paura (l’età che avanza!).È stata una bella riscoperta: ho potuto anche notare come il punto di vista di me lettrice è cambiato.

Ieri ricevo la mail di una mia amica e realizzo quello che dico da sempre: a volte le coincidenze non sono proprio tali, perché il giorno prima mi ero lasciata prendere dalla pura verità di questo passo, che, a questo punto, dedico a V. come risposta(non si può vivere lasciando inespressi o reprimendo i propri sentimenti, meglio lasciarli fluire, potrà far male, ma qual è il valore di una vita passata a diffendersi?):

Ho l'impressione che tu prenda tutte le cose troppo seriamente e questo non va. Amare qualcuno è una cosa bellissima e se si tratta di un sentimento sincero non bisogna sentirsi finiti in un labirinto. Abbi più fiducia in te stesso.[…]La cosa potrà andare bene o non andare bene, ma l'amore è così. E seguirlo è la cosa più naturale.[…] Noi (termine generale che include normali e non) siamo tutti esseri imperfetti che vivono in un mondo imperfetto. Non viviamo misurando le distanze con la riga, gli angoli col goniometro e controllando

entrate e uscite come sul conto in banca. O no? […]Ogni cosa segue comunque il suo corso, e per quanto uno possa fare del suo meglio, a volte è impossibile evitare che qualcuno rimanga ferito. È la vita.

venerdì, 05 giugno 2009

Mentre la politica italiana mi ha nauseato oltre ogni limite –dei  programmi elettorali non ho sentito che poche parole, e quando le ho sentite ho realizzato che sarebbe stato meglio ignorarle – oggi leggendo il discorso integrale di Obama fatto ieri al Cairo (traduzione) mi è  venuto da piangere. Non tanto perché il discorso mi abbia commosso, quanto per aver capito una volta di più quanto abissale sia differenza fra la concezione di politica del Presidente degli Stati Uniti e quella che purtroppo incatena il nostro Paese. Qui da molte parti si dice no alla Turchia in Europa, di là si pronunciano parole come cooperazione e condivisione. Qui si afferma che Milano sembra l’Africa, usando l’Africa come termine di paragone dispregiativo e si promuovono il razzismo e la diffidenza, di là si ha la consapevolezza che ogni popolo con il proprio bagaglio di cultura ha reso e può rendere grande una nazione. Qui si cerca di infangare, tacere, ridicolizzare la verità, di là si dice che la Verità bisogna dirla e non tenerla nascosta dietro la porta di casa.

È un discorso semplice, a tratti (mi è parso) anche ingenuo e retorico, però, quanta freschezza c’è in quelle parole! Quanta buona volontà,  quanta forza!

[…]you must maintain your power through consent, not coercion; you must respect the rights of minorities, and participate with a spirit of tolerance and compromise; you must place the interests of your people and the legitimate workings of the political process above your party. Without these ingredients, elections alone do not make true democracy.

Occorre restare al potere solo col consenso, non con la coercizione; occorre rispettare i diritti delle minoranze e partecipare con uno spirito di tolleranza e di compromesso; occorre mettere gli interessi del popolo e il legittimo sviluppo del processo politico al di sopra dei propri interessi e del proprio partito. Senza questi elementi fondamentali, le elezioni da sole non creano una vera democrazia.

PS: a qualcuno in Italia forse fischiavano le orecchie.

giovedì, 04 giugno 2009
postato da: animachecrepita alle ore 11:10 | Link | commenti
categoria:cinema, visioni, vita, sentimenti, massimo troisi, brano del giorno
martedì, 26 maggio 2009

I miei contatti con la società ultimamente non sono molto gratificanti, per me, e forse nemmeno per la società. Ho a che fare con gente che se fosse per mia volontà non sarebbe più in circolazione da un pezzo. Buttata con l’acqua sporca (i cari vecchi metodi di una volta!).  Non avendo questa facoltà,posso almeno osservarla e in qualche modo trarre le mie conclusioni. Una è questa:  i maleducati votano Berlusconi. Mentre facevo le solite inutili ripetizioni ad una fanciulla - dico inutili perché non ho il potere di curare l’ottusità e la mancanza di curiosità (per non parlare delle lacune risalenti ai teneri anni dell’elementari)- questa, leggendo silenziosamente o facendo finta ha cominciato a farsi una minuziosa manicure servendosi graziosamente di bocca e denti, producendo un rumore tremendo e, come se non bastasse, buttando gli scarti prima sul libro e poi a terra, sì, sul MIO pavimento. Io, di solito non avvezza ai rimproveri né ai litigi per futili motivi (infatti, non sottolineo nemmeno i suoi abissali ritardi), ho lasciato correre, pensando che il nervoso potesse giocarle scherzi simili. Tuttavia vedendola e soprattutto sentendola continuare non ho potuto far a meno di sottolineare il mio disagio in maniera più che garbata, ma allo stesso tempo caustica: “Se hai bisogno di una manicure, ti do il numero di una brava”. Si è fermata senza batter ciglio. La questione è la seguente: si tratta di una ragazza che proviene da una cosiddetta famiglia bene. Il padre libero professionista, molto conosciuto, lei non esce se non abbigliata con indumenti senza un minimo di firma (tipo Chanel), frequenta solo gente di un certo livello, ambienti di un certo livello, che fa la festa per i suoi 18 anni nella più grande discoteca di tutto il meridione. Insomma, una classica borghesuccia provinciale che alle prossime elezioni andrà a votare, se non avrà cose più importanti da fare (passarsi lo smalto alle unghie dei piedi), il PDL. Ovvio che sarà così, chi altro potrà votare?  Chi altro le garantisce che potrà fare quel cazzo che le pare senza pagarne le conseguenze? Chi altro le dice che i soldi o un bel culo le apriranno le porte per il successo, che può sbattersene allegramente del senso civico, della responsabilità civile, della solidarietà, della cultura, che l’arroganza e la prepotenza sono dei valori e non dei difetti da correggere?  Nessuno che non sia la schiera di omuncoli di cui è formato il popolo delle libertà.

mercoledì, 13 maggio 2009

È da un po’ di giorni che questo blog riceve frequenti visite (anche più di due al giorno) addirittura dall’Ucraina. Ora, non avendo che una vaga idea di chi sono i più assidui frequentatori delle mie pagine, non riesco a capire chi possa essere la misteriosa figura che si nasconde dietro  queste visite. Il che non fa che stuzzicare in maniera abnorme il mio desiderio di conoscere. Come mai una/o da un Paese lontano mi legge? Enigmi di questo genere fanno si che si metta in moto la mia immaginazione e cominci a creare storie sui miei imperscrutabili lettori.

La stessa scimmiesca curiosità mi prende quando vedo su messenger  la frase iniziale di qualcuno che non sento da parecchio senza un motivo preciso (a volte semplicemente ci si distacca, senza pathos né strazi) che recita “Siamo l’esercito del SERT” e mi verrebbe voglia di chiedergli “Anche tu conquistato da Le luci della centrale elettrica?”,fare con lui delle belle discussioni sulla musica, inframmezzate con cazzate varie e cose serie. Strano come la vita di qualcuno che senti molto affine ad un certo punto ti appare così lontana e sfocata che stenti a riconoscerci una passata vicinanza.

martedì, 12 maggio 2009

È quasi estate, dalla vetrina del bar filtra una luce piena, gialla, ma inoffensiva. Nell’aria la polvere rende tutto attenuato, è una patina che rassegna all’immobilità. D’un tratto dalla televisione arrivano i primi risultati di un’elezione importante. Sento una voce che dice: “Il PDL ha preso il 70,35%di voti”. Poi la paralisi, non riesco a parlare, né a muovermi. Un colpo alla bocca dello stomaco e comincio a piangere, un pianto disperato e irrefrenabile, come quello di un bambino che ha visto sottrarsi sadicamente e arbitrariamente il giocattolo preferito. Piango piango piango, non me ne frega di essere tra gente che non conosco e dare spettacolo, piango e mi chiedo perché questa cecità. Non mi faccio capace. Qualcuno vedendomi così afflitta mi tocca una spalla e pronuncia quella che alle mie orecchie è una potentissima formula magica: “Non il 70,35%, il 7,35%”. In quei numeri corretti ritrovo la mente illuminata dei miei connazionali. Hanno squarciato il velo di Maya, si sono liberati da ciò che impediva loro di guardare in faccia la realtà e hanno scelto di conseguenza. Silvio bye bye. Continuo a piangere, questa volta di gioia, e ripeto “Questo è un sogno, questo è un sogno”, fino a quando aprendo gli occhi mi accorgo che è davvero solo frutto del mio subconscio, unfortunately .

sabato, 02 maggio 2009

Mi viene il vomito, anzi un risolino di superiorità unito a commiserazione quando penso a quanto poco inclini alla musica in genere siano i fan della prima e dell’ultima ora di Vasco Rossi. Il classico concerto del Primo Maggio di ieri ne è stato un esempio. Si sa, si tratta di una categorie di persone il più delle volte decervellate (da “Decervellamento” di Vinicio Capossela) e con una dose di fanatismo che al confronto Al Qaeda pare il Circolo Pickwick. È dunque sarebbe inutile e poco gratificante prendermela direttamente con loro per quei coretti da stadio e fischi non di apprezzamento, sempre i soliti e sempre banali, che hanno rovinato il mio, e credo di molti altri (notizia per i vascofili: no, non esistono  solo vasco e i suoi proseliti; menomale, aggiungerei), ascolto di un evento nella Musica con la emme maiuscola che raramente avviene. Le due più grandi rock band italiane (Rock vero, mica il pizzafichismo vaschiano)in circolazione (Afterhours e Marlene Kuntz) si fondono e creano la magia che attendevo da tempo, la magia che nasce quando due personalità così forti ma anche così diverse si incontrano e non fanno scena, non dicono quattro stronzate per essere applauditi, non fanno riferimenti blandi e stupidi alla politica, ma imbracciano le chitarre schiariscono la voce e suonano e cantano davvero. Danno anima e corpo e si vede si percepisce che credono in ciò che fanno, non stanno lì giusto per dire ipocritamente di aver fatto qualcosa, credono nelle parole che pronunciano e nelle note che suonano.

Non è andata meglio alle altre performance (quando mai ci ricapiterà di vedere Benvegnù, Marta sui Tubi, Basile and so on tutti insieme?). La mia conclusione è: non è stata una scelta furbissima da parte degli organizzatori del concerto mettere insieme due realtà così diverse. Bisognava scegliere o la qualità e invitare solo gli artisti che hanno occupato la parte precedente all’arrivo di vasco o la quantità, cioè fare arrivare una marea di gente ad osannare il nuovo presunto profeta facendo esibire nell’attesa cantanti che come stile (quale?) assomigliassero alla guest star.

PS: vogliamo parlare dei travestimenti assurdi? Dell’Era novello Elvis era irresistibile! E Manuel versione capitano di vascello così chiacchierino tra una e l'altra canzone?

mercoledì, 29 aprile 2009

Dieci giorni di digiuno internettiano e il mondo va avanti lo stesso. Bella scoperta, direte. Beh, per una egocentrica scoprire che il sistema astrale non gira attorno a lei è causa di grande dolore. Nessun messaggio disperato, niente ricerche incrociate, nessun segno di angosciosa attesa da alcuno, nessuna occasione mancata, né informazioni importanti perse. Non so se tirare un sospiro di sollievo perché non mi sono persa niente o meditare seriamente su un cambiamento radicale della mia vita. D’altronde, la sensazione di avere tutto a portata di mano è l’unica cosa che mi è mancata in questo periodo, per il resto, il vuoto resto , non c’è nulla di indispensabile, presumo. Non mi rimane che mettermi in pari leggendo i blog che mi interessano.

postato da: animachecrepita alle ore 18:22 | Link | commenti (2)
categoria:vita, sensazioni, mestizia, il marcio che è in me