cosa sono
Utente: animachecrepita
la continua mancanza di qualcosa (a che scopo aggiungere tra gli amici gente di cui nemmeno si conosce cosa scrive nel proprio blog? perché questa smania insensata di ammassare "amici" come se fossero accessori per abbellire la propria pagina? qui io sono ciò che scrivo, se non ti interessa è del tutto inutile contattarmi)
commenti recenti
Sottoscrizione a favore di Nichi Vendola Presidente 2010 su Facebook
archivio
categorie
links
foto recenti
bottoni
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
counter
visitato *loading* volte
domenica, 25 giugno 2006

Circa un anno fa ho scelto di fare il sevizio civile presso un ente religioso per caso, per necessità, ma soprattutto per sfida. Volevo dimostrare a me stessa, unicamente a me stessa che avrei potuto lavorare in un ambiente completamente opposto alle mie idee, al mio modo di vivere, a quella che sono. E ci sto riuscendo molto bene. Non solo. Il capo mi stima e nessuno lì dentro ha capito che per me le loro idee sono ridicole e degradanti e se mai decidessi di convertirmi a una religione, sicuramente non sarebbe quella cattolica. Nonostante ciò, riesco a mantenere il mio modo di fare e di pensare.

In questo anno, ho conosciuto un  gran numero di persone che hanno fatto della propria mediocrità una bandiera.

Francesca: ha 28 anni, ma ne dimostra 50.

È sciatta, non cura il suo aspetto fisico perché ormai “si è accasata”. Ha preso il primo che si è presentato alla sua porta e se l’è sposato. Non ha alcun interesse al di fuori del fare la casalinga perfetta, o meglio la schiava perfetta del marito e della suocera. I suoi discorsi si basano sempre sui piatti che cucina al maritino, sulle pulizie di casa, nient’altro. È tristemente felice, pienamente soddisfatta della sua vita senza slanci, senza interessi, senza alcun tipo di divertimento. Scommetto che fa l’amore con suo marito solo per dovere non provando alcun tipo di piacere, perché la donna, secondo il suo agghiacciante modo di vedere, ha il compito di soddisfare l’uomo in ogni suo desiderio. Ha solo 28 anni, ma sembra uscita da un paesino meridionale degli anni ’40. “Imparerai anche tu a conoscere gli uomini” mi ha detto un giorno. Le avrei potuto rispondere “Cara, io avrei molte cose da insegnare a te sugli uomini e non il contrario visto che ne hai conosciuto solo uno, e anche uno dei peggiori elementi”, ma non l’ho fatto, perché non volevo distruggere la sua convinzione di sapere tutto della vita e delle persone. In fondo lei ci campa di convinzioni, peccato che siano tutte errate o tutte infinitamente banali. Ha la strana (ed errata) idea di saper fare le cose meglio degli altri e continuamente rinfaccia la sua presunta abilità, ma non si accorge di essere ridicola e che non è vero che è perfetta, anzi. E non è vero che tutti l’amano e l’apprezzano, perché nessuno la può sopportare. Si vanta di avere due diplomi e di essere un’insegnante (cioè, è in lista per fare la supplente di scuola elementare), ma la sua ignoranza è comica e impressionante. Esempio: “a scuola mi piacevano solo le materie umanitarie”. “Sì? Hai studiato per diventare ambasciatrice dell’Unicef?” Oppure, “mio marito è un pittore” E io: “Davvero? Dove ha esposto le sue opere?” “No, dipinge i muri.” “Ah, è un imbianchino”

Francesco: 28 anni anche lui, buttati nel cesso. Il classico figlio di papà che non ha mai dovuto rimboccarsi le maniche per avere qualcosa, tanto basta una chiamata al papino! Nella sua vita ha avuto un’unica giusta intuizione: di non valere un cazzo, di non essere capace a far niente. Così, ha deciso di ritirarsi dal mondo e diventare prete. Si vede lontano un miglio che ha paura del mondo, della vita. Ha capito che anche con l’aiuto continuo dei suoi non sarebbe riuscito in niente. Allora, ha pensato alla vocazione come unica via di scampo ai fallimenti. È la persona più ingiustificatamente saccente e boriosa che conosca. Non ha né il carattere, né la classe per permettersi tali “qualità”. Usa il suo insignificante potere per farsi rispettare, ma non sa o forse finge di non sapere che non c’è nessuno che lo rispetti veramente e a cui stia simpatico. Gli mancano ancora una decina di esami alla laurea in scienze politiche. Sconta le sue frustrazioni di fallito studente universitario e uomo su chi la laurea ce l’ha già e non c’ha messo più di tanto a conseguirla. È rozzo, sembra esser vissuto sempre in una grotta. È così stupido da far rabbia.

Enza: classica zitella acida che, non avendo mai provato piaceri carnali, si è rifugiata nella fede cieca nel dio cristiano. Parla di Gesù come di suo fratello, come del suo ragazzo. Non ha mai  avuto una storia perché il suo ideale è proprio Cristo. È un povero essere con gravi problemi, e un po’ mi dispiace per lei perché ha trovato la soluzione sbagliata ai suoi problemi. Sta morendo pian piano per il suo bigottismo, per la sua fede. Vorrei abbracciarla e dirle che se vuole vivere e cercare di essere felice deve uscire dalla chiesa, cominciare a camminare libera da quegli assurdi precetti, regole, comandamenti. E fare di testa sua, non pentirsi, non confessarsi. Vivere, finalmente, senza nessuna guida. Decidere per proprio conto della sua vita. E mandare a fanculo tutti, compreso il suo sposo ideale.

Marilena: credevo fosse diversa. Non era dell’ambiente e non era invasata come gli altri. Ma la merita tutta la sua presenza nel campionario delle mediocrità. Ha 24 anni, laureata in scienze dell’educazione, eppure, sì e no riesce a fare un discorso in italiano corretto. Per non parlare degli argomenti: la politica non sa nemmeno cos’è; l’attualità per lei è  gossip e  programmi in tv; legge un libro ogni tre quattro mesi e non è detto che lo finisca e poi si vanta con quelli peggio di lei di aver comprato questo e di aver comprato quel libro, magari dopo aver scordato addirittura come si legge, solo per far vedere che è laureata. Non sa ancora che la cultura va ben al di là di un pezzo di carta. Le uniche cose che le fanno ardere il fuoco dell’interesse sono i ragazzi (è alla continua ricerca di uno, dopo esser stata abbandonata dal fidanzato storico), i vestiti da mostrare ai ragazzi, le uscite per incontrare ragazzi, i trucchi per farsi bella agli occhi dei ragazzi. Ragazzi, ragazzi, ragazzi, non c’è altro. Non ha alcuna ambizione tranne quella di incontrare qualcuno che se la sposi. Ha paura di rimanere da sola e si accontenterebbe del primo che gli capita. Unici requisiti: sia piacente, ricco o in grado di farle dei regali costosi e che abbia gli stessi suoi interessi, cioè che non abbia interessi. Ha talmente tanta paura della solitudine che ultimamente si è avvicinata ad alcune persone dell’ambiente, delle quali prima ha detto pesta e corna e adesso sono tutti amici. Mi fa ribrezzo la sua mancanza di dignità, di una presa di posizione precisa, di non schierarsi apertamente mai, nemmeno nelle sue scelte. E che cazzo, ce l’hai una faccia? Ultimamente ha mostrato tutto il suo squallore intessendo una storia clandestina con il ragazzo di una che reputava un’amica (adesso si è dimenticata di esserlo). Prima fiumi di sms e discorsi in chat, poi quando lei voleva dirgli che non si poteva continuare così e che avrebbero dovuto smetterla per rispetto di quella povera cretina ignara di tutto, hanno preso a pomiciare nel portone della nonna di lei. Scena squallida. Ma davvero la solitudine fa così paura da sentirsi lusingati dai messaggi di un rozzo ignorante che scrive romanticità invece di romanticismo e sforna frasi e frasi degne di un quindicenne in calore?

 

postato da: animachecrepita alle ore 20:46 | Link | commenti (4)
categoria:vita
domenica, 18 giugno 2006

Ieri ho assistito alla cosa più avvilente e vergognosa che abbia mai vissuto.

Ero così felicemente sorpresa che nella mia città ci fosse una tale iniziativa che leggendo e rileggendo i manifesti “Pasolini: poesia, musica, cinema” non riuscivo a non essere commossa. Mi dicevo che era una buona occasione per la città di riscattarsi e già sognavo le cose meravigliose che avrei sentito e che mi avrebbero arricchita. Invece ieri, il sogno non solo non si è avverato, ma si è trasformato in incubo  tremendo e tedioso. Le persone che avrebbero dovuto raccontare del genio e della sensibilità artistica di questo uomo  straordinario sono degli incapaci che non sono stati in grado di andare al di là di una spiegazione nozionistica e aneddotica. La parte riguardante la letteratura è stata orribile, la peggiore. Era affidata a un professore, del quale ho rimosso il nome, che credeva di stare di fronte a una classe di ragazzetti ai quali enumerare  in una  maniera fastidiosamente pedante le varie opere dell’autore, anno per anno, data per data, correlandoli di avvenimenti più o meno conosciuti, più o meno insignificanti. Avrei voluto, credo di non essere stata l’unica, dire a questo “illustre” professore che la biografia si può trovare in qualsiasi libro di letteratura italiana e che avrebbe fatto meglio a stare zitto perché non degno nemmeno di nominare Pasolini, figuriamoci di insozzare la sua memoria con digressioni sulla propria vita e sul proprio operato che non c’entravano nulla e che non doveva nemmeno permettersi di accostare a lui. Ho pensato che sono stata fortunata ad avere come maestri professori universitari degni di questo nome che mi hanno fatto amare la letteratura perché in grado di trasmettere passione, di evocare, far rivivere con intensità ciò che gli autori hanno sentito, vissuto e trasferito nelle proprie opere.  Se avessi avuto questo tizio come professore di sicuro avrei perso l’interesse per la letteratura e adesso sarei più vuota e senza sogni.

Mi sono chiesta più volte, mentre sentivo questi signori parlare di cose scontatissime: “Ma Pasolini dov’è?” Non sentivo la sua presenza come speravo, e la rabbia si è trasformata in tristezza. Mi sono sentita sola e ho capito che fin quando ci saranno persone che vergognosamente usano la memoria altrui per giocare agli esperti e intellettuali rivoluzionari, Pier Paolo non sarà tra noi. Lo so che è morto, ma la sua preziosa eredità non può essere lasciata definitivamente cadere tra le cose passate. Bisognerebbe vietare per legge a persone simili di compiere tali scempiaggini.

Le sezioni relative alla musica e al cinema sono state meno noiose e banali, ma troppo campate in aria per avere risultati decenti. Ciò che è mancato è stata la profondità, l’accuratezza, la ricerca.

I miei sentimenti di tristezza e indignazione sono stati accentuati dalla mancanza quasi totale di giovani. Ero accerchiata da vecchie professoresse, uomini di mezza età, gente che sembrava capitata lì per caso. C’era gente sui trenta che è andata via, a ragione, prima della fine, e poi basta. I giovani che fanno tanto gli alternativi, gli intellettuali di sinistra, quelli che più dovrebbero essere vicini al pensiero dell’autore non c’erano. Allora, quello che penso di loro è vero? Sono solo rivoluzionari e colti di facciata, degli intellettuali hanno solo la parvenza che serve loro per atteggiarsi in piazzetta. D’altronde hanno fatto bene a non venire, forse lo sapevano che sarebbe stato un fallimento. Anch’io avrei fatto bene a stare a casa e, come la maggior parte della gente, guardare la partita dell’Italia.

postato da: animachecrepita alle ore 17:20 | Link | commenti (2)
categoria:vita, lettere vive
mercoledì, 14 giugno 2006

In "Alessandro" il meraviglioso Clementi parla di un ragazzo che annota nel suo diario, in maniera ossessiva, ogni avvenimento, ogni situazione di cui è testimone o di cui è venuto a conoscenza, tutto, dalle cose più banali a quelle più assurde. Alessandro è un disadattato, è uno ai margini, fuori da qualsiasi gruppo. Mi piace perché un po’ mi assomiglia.

Ad un certo punto Clementi recita:

Ma ci sono pensieri che non riesce a trattenere
Ci sono pensieri che lo fanno sentire
come se andasse a tutta velocità in un tunnel
in equilibrio sopra un’asse di legno che corre su due rotaie
Lo fanno restare senza fiato


In queste parole, che mi spiazzano ogni volta che le ascolto, rivedo me stessa e il mio bisogno di prendere carta e penna o sedermi davanti al computer e scrivere. Pensieri che non posso far stazionare a lungo nella mia testa. Pensieri che devo espellere, assolutamente, per non impazzire del tutto. La scrittura è l’unico modo per non essere inghiottita da essi. Quando le parole fluiscono autonomamente, escono dalle mie mani senza le difficoltà e gli inceppamenti che ogni tanto accompagnano il mio parlare, sento che non può esistere nulla di meglio, sento il mio sangue scorrere, sento che vivo.

postato da: animachecrepita alle ore 16:54 | Link | commenti (2)
categoria:musica, massimo volume, manifesto programmatico del blog