Circa un anno fa ho scelto di fare il sevizio civile presso un ente religioso per caso, per necessità, ma soprattutto per sfida. Volevo dimostrare a me stessa, unicamente a me stessa che avrei potuto lavorare in un ambiente completamente opposto alle mie idee, al mio modo di vivere, a quella che sono. E ci sto riuscendo molto bene. Non solo. Il capo mi stima e nessuno lì dentro ha capito che per me le loro idee sono ridicole e degradanti e se mai decidessi di convertirmi a una religione, sicuramente non sarebbe quella cattolica. Nonostante ciò, riesco a mantenere il mio modo di fare e di pensare.
In questo anno, ho conosciuto un gran numero di persone che hanno fatto della propria mediocrità una bandiera.
Francesca: ha 28 anni, ma ne dimostra 50.
È sciatta, non cura il suo aspetto fisico perché ormai “si è accasata”. Ha preso il primo che si è presentato alla sua porta e se l’è sposato. Non ha alcun interesse al di fuori del fare la casalinga perfetta, o meglio la schiava perfetta del marito e della suocera. I suoi discorsi si basano sempre sui piatti che cucina al maritino, sulle pulizie di casa, nient’altro. È tristemente felice, pienamente soddisfatta della sua vita senza slanci, senza interessi, senza alcun tipo di divertimento. Scommetto che fa l’amore con suo marito solo per dovere non provando alcun tipo di piacere, perché la donna, secondo il suo agghiacciante modo di vedere, ha il compito di soddisfare l’uomo in ogni suo desiderio. Ha solo 28 anni, ma sembra uscita da un paesino meridionale degli anni ’40. “Imparerai anche tu a conoscere gli uomini” mi ha detto un giorno. Le avrei potuto rispondere “Cara, io avrei molte cose da insegnare a te sugli uomini e non il contrario visto che ne hai conosciuto solo uno, e anche uno dei peggiori elementi”, ma non l’ho fatto, perché non volevo distruggere la sua convinzione di sapere tutto della vita e delle persone. In fondo lei ci campa di convinzioni, peccato che siano tutte errate o tutte infinitamente banali. Ha la strana (ed errata) idea di saper fare le cose meglio degli altri e continuamente rinfaccia la sua presunta abilità, ma non si accorge di essere ridicola e che non è vero che è perfetta, anzi. E non è vero che tutti l’amano e l’apprezzano, perché nessuno la può sopportare. Si vanta di avere due diplomi e di essere un’insegnante (cioè, è in lista per fare la supplente di scuola elementare), ma la sua ignoranza è comica e impressionante. Esempio: “a scuola mi piacevano solo le materie umanitarie”. “Sì? Hai studiato per diventare ambasciatrice dell’Unicef?” Oppure, “mio marito è un pittore” E io: “Davvero? Dove ha esposto le sue opere?” “No, dipinge i muri.” “Ah, è un imbianchino”
Francesco: 28 anni anche lui, buttati nel cesso. Il classico figlio di papà che non ha mai dovuto rimboccarsi le maniche per avere qualcosa, tanto basta una chiamata al papino! Nella sua vita ha avuto un’unica giusta intuizione: di non valere un cazzo, di non essere capace a far niente. Così, ha deciso di ritirarsi dal mondo e diventare prete. Si vede lontano un miglio che ha paura del mondo, della vita. Ha capito che anche con l’aiuto continuo dei suoi non sarebbe riuscito in niente. Allora, ha pensato alla vocazione come unica via di scampo ai fallimenti. È la persona più ingiustificatamente saccente e boriosa che conosca. Non ha né il carattere, né la classe per permettersi tali “qualità”. Usa il suo insignificante potere per farsi rispettare, ma non sa o forse finge di non sapere che non c’è nessuno che lo rispetti veramente e a cui stia simpatico. Gli mancano ancora una decina di esami alla laurea in scienze politiche. Sconta le sue frustrazioni di fallito studente universitario e uomo su chi la laurea ce l’ha già e non c’ha messo più di tanto a conseguirla. È rozzo, sembra esser vissuto sempre in una grotta. È così stupido da far rabbia.
Enza: classica zitella acida che, non avendo mai provato piaceri carnali, si è rifugiata nella fede cieca nel dio cristiano. Parla di Gesù come di suo fratello, come del suo ragazzo. Non ha mai avuto una storia perché il suo ideale è proprio Cristo. È un povero essere con gravi problemi, e un po’ mi dispiace per lei perché ha trovato la soluzione sbagliata ai suoi problemi. Sta morendo pian piano per il suo bigottismo, per la sua fede. Vorrei abbracciarla e dirle che se vuole vivere e cercare di essere felice deve uscire dalla chiesa, cominciare a camminare libera da quegli assurdi precetti, regole, comandamenti. E fare di testa sua, non pentirsi, non confessarsi. Vivere, finalmente, senza nessuna guida. Decidere per proprio conto della sua vita. E mandare a fanculo tutti, compreso il suo sposo ideale.
Marilena: credevo fosse diversa. Non era dell’ambiente e non era invasata come gli altri. Ma la merita tutta la sua presenza nel campionario delle mediocrità. Ha 24 anni, laureata in scienze dell’educazione, eppure, sì e no riesce a fare un discorso in italiano corretto. Per non parlare degli argomenti: la politica non sa nemmeno cos’è; l’attualità per lei è gossip e programmi in tv; legge un libro ogni tre quattro mesi e non è detto che lo finisca e poi si vanta con quelli peggio di lei di aver comprato questo e di aver comprato quel libro, magari dopo aver scordato addirittura come si legge, solo per far vedere che è laureata. Non sa ancora che la cultura va ben al di là di un pezzo di carta. Le uniche cose che le fanno ardere il fuoco dell’interesse sono i ragazzi (è alla continua ricerca di uno, dopo esser stata abbandonata dal fidanzato storico), i vestiti da mostrare ai ragazzi, le uscite per incontrare ragazzi, i trucchi per farsi bella agli occhi dei ragazzi. Ragazzi, ragazzi, ragazzi, non c’è altro. Non ha alcuna ambizione tranne quella di incontrare qualcuno che se la sposi. Ha paura di rimanere da sola e si accontenterebbe del primo che gli capita. Unici requisiti: sia piacente, ricco o in grado di farle dei regali costosi e che abbia gli stessi suoi interessi, cioè che non abbia interessi. Ha talmente tanta paura della solitudine che ultimamente si è avvicinata ad alcune persone dell’ambiente, delle quali prima ha detto pesta e corna e adesso sono tutti amici. Mi fa ribrezzo la sua mancanza di dignità, di una presa di posizione precisa, di non schierarsi apertamente mai, nemmeno nelle sue scelte. E che cazzo, ce l’hai una faccia? Ultimamente ha mostrato tutto il suo squallore intessendo una storia clandestina con il ragazzo di una che reputava un’amica (adesso si è dimenticata di esserlo). Prima fiumi di sms e discorsi in chat, poi quando lei voleva dirgli che non si poteva continuare così e che avrebbero dovuto smetterla per rispetto di quella povera cretina ignara di tutto, hanno preso a pomiciare nel portone della nonna di lei. Scena squallida. Ma davvero la solitudine fa così paura da sentirsi lusingati dai messaggi di un rozzo ignorante che scrive romanticità invece di romanticismo e sforna frasi e frasi degne di un quindicenne in calore?






