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Utente: animachecrepita
la continua mancanza di qualcosa (a che scopo aggiungere tra gli amici gente di cui nemmeno si conosce cosa scrive nel proprio blog? perché questa smania insensata di ammassare "amici" come se fossero accessori per abbellire la propria pagina? qui io sono ciò che scrivo, se non ti interessa è del tutto inutile contattarmi)
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martedì, 31 ottobre 2006
Ecco alcuni libri che non smetterò mai di consigliare. A me hanno cambiato, non dico la vita, ma il modo di percepire e interpretare quello che mi sta intorno. Libri che mi hanno catturato, strappato dalla realtà, fatto vivere sensazioni ed emozioni vivide e forti.
Come ha detto qualcuno, la letteratura è carne e sangue.
Le parole vivono e come tutti gli esseri viventi danno piacere, feriscono, fanno innamorare, procurano fastidio o odio, aiutano, provocano, emozionano, eccitano.
Questa è la mia personalissima lista:
 
1) La Casa delle belle addormentate di Kawabata (dello stesso autore anche Il paese delle nevi e Mille gru)
2) L’odore del sangue di Parise.
3) Altri libertini di Tondelli (ma anche Camere separate)
4) Chiedi alla polvere di Fante.
5) L’insostenibile leggerezza dell’essere di Kundera.
6) Il ponte dei sogni di Tanizaki.
 
Fu in quel momento che mi colpì l'odore, un odore molto simile a quello dei macelli all'alba, ma infinitamente più dolce e lievemente nauseabondo, anzi, per essere più precisi, esilarante. [...] ma l'odore del sangue, con la sua dolcezza, con il suo zucchero umano, con la sua linfa, dominava su ogni altro e nemmeno i flussi d'aria che entravano violenti nell'abitacolo, riuscivano a portarlo via: stagnava nella sua dolcezza, e per così dire parlava; si esprimeva un po' come potrebbe esprimersi un quadro. Quell'odore era un'opera d'arte e, proprio come l'opera d'arte, quando è veramente tale, esprimeva soprattutto il mistero, l'attesa, il rimando a capire. A Capire cosa? Non lo sapevo.
Goffredo Parise, L'Odore del sangue
postato da: animachecrepita alle ore 11:24 | Link | commenti (6)
categoria:lettere vive
sabato, 28 ottobre 2006

Ieri sera alle Invasioni Barbariche si parlava di Orgoglio Terrone e tra gli ospiti c'era anche la mia (ahimè!) conterranea Pulsatilla che si è dichiarata l'anticristo di tale orgoglio perché è scappata a gambe levate da Foggia e ha aggiunto che andando a Milano ha imparato a stare a tavola. Allora, basita dall'affermazione dico a mia sorella: "Non è un peccato che questa ragazza abbia macinato centinaia di km per imparare le buone maniere?Avrebbe potuto farne solo una ventina e venire da noi a imparare il bon ton!"

Se la signorina era una selvaggia, come lei stessa ha dichiarato, non è di certo colpa di Foggia. L'ambiente può influire sul comportamento di una persona, ma credo che in linea di massima il garbo è una questione di indole e di educazione familiare. Si può vivere benissimo in un quartiere popolare e sapere come si sta a tavola e al mondo tra la civiltà.

Poi ha detto di non aver mai avuto un ragazzo foggiano perché da molta importanza alla lingua (allora perché non vai a lezione di italiano?Non è che sembri una cultrice dell'idioma) e non avrebbe mai sopportato di sentirsi dire "Sei bona", con la o chiusa. Beh, non credo che abbia mai corso il rischio di sentirselo dire. I foggiani saranno pure grezzi, ma non ciechi!

Comunque, la mia non è una difesa campanilista della mia città (non sono nemmeno di Foggia) o dei suoi abitanti. Solo non sopporto lo snobismo infarcito dei soliti luoghi comuni con cui Pulsatilla ha parlato della sua città e quella sorta di complesso di inferiorità e sudditanza con cui parlava di tutto ciò che era sopra (geograficamente) a Foggia. Ha mostrato una visione semplicistica di come al sud tutto sia brutto e negativo, al centro tutto bello e positivo.

Nel letame della Capitanata sono nati fiori come Umberto Giordano, Andrea Pazienza, Giuseppe Di Vittorio, Nicola Zingaretti, Maria Teresa Di Lascia. Peccato non possa dire lo stesso della suddetta pseudoscrittrice.

postato da: animachecrepita alle ore 10:28 | Link | commenti (5)
categoria:visioni
venerdì, 27 ottobre 2006
Avevo proprio voglia di uscire e l’unica persona che mi è venuta in mente è una che abita a 200 km di distanza da me. Di certo, non pretendevo che lui venisse, avevo solo voglia di sentirlo e farmi sentire. Ma lui mi fa: “Vabbè, vengo”.
Ci abbracciamo dopo poco più di un’ora dalla telefonata e dopo un anno e mezzo dall’ultima volta. L’emozione che avevo nell’aspettarlo svanisce quando guardo i suoi occhietti vispi.
Sembra che non sia passata nemmeno mezza giornata da quel giorno, prima che ci laureassimo, in cui ci incontrammo per caso e rimanemmo a parlare per delle lunghe ore.
“Allora, dove si va?” mi fa.
“Scegli tu: pub o enoteca?”
 “Prima enoteca per il Primitivo, poi pub per superalcolici!”
“Tu si che sai risolvere i problemi esistenziali!”
“Sono qui per questo!”
Entrati nel locale quasi deserto e seduti ad un tavolo scelto con cura comincia: “Vuoi parlare di qualcosa in particolare?”
“Sì, di tutto ciò che non è serio, ma frivolo, inutile.”
“Bene, parliamo di me allora!”
Intanto, sorseggiamo il vino che abbiamo ordinato. Ascolto divertita il mio amico che racconta delle sue ultime avventure sentimentali imitando anche le voci e i gesti di tutti i personaggi della storia che sembra mettere in scena. Finita la prima bottiglia ne ordiniamo un’altra con una gradazione alcolica maggiore e già al primo bicchiere di questo la mente sembra schiudersi e i pensieri diventare parole libere che sembrano imprimersi nello spazio circostante i nostri corpi.
Usciamo fuori colti da una densa nebbia che sembra congiungersi alla nebbia della mia testa.
Dico: “Con questa nebbia non ti sembra di far parte di un’unità universale?”
“Quando fai ‘sti ragionamenti taoisti non ti sopporto!”
“Uh, ti ricordi?, l’unica maniera di agire è il non-agire, vivere secondo la propria natura…”
“Sì, congiungersi al Tao e tutte ‘ste stronzate!”
“Non sono stronzate, è filosofia.”
“Attenta, se cominci con gli indovinelli zen ti picchio”
“Beh, saresti conforme ai maestri zen che picchiano i discepoli per far raggiungere il satori”
Ci sediamo ad una panchina della piazza, mentre tentiamo di ricordare quelle frasi senza senso. Ce ne vengono i mente un paio, altre le inventiamo di sana pianta. Ridiamo, ridiamo, ridiamo… Mi fanno male gli addominali dal troppo ridere.
“Hai ancora il progetto di andare a vivere in una capanna di legno con il tetto di paglia su una spiaggia della Samoa indipendente?”
“Oh, sì. Sai, sei l’unico che appoggia e condivide il mio sogno”
“Mh, perché sono l’unico che ti conosce.”
“È  vero.”
“Sì, ma è colpa tua.”
“Che?”
“Tu dai ad ognuno un pezzettino di te, senza svelarti per intero. Sono sicuro che se facessi un sondaggio tra le persone che conosci verrebbero fuori ritratti diversi fra di loro. Conoscono diverse te, ma non la versione integrale.”
“Sì, adesso sarei anche affetta dallo sdoppiamento di personalità?”
“Non a livelli patologici…”
“Ma che è una colpa essere complessi?”
“No, appunto. Dovresti mostrarti a tutti nella tua complessità e finalmente la smetteresti di dire che nessuno ti capisce, nessuno ti conosce…”
“Ma quando mai ho detto cose del genere?”
“No? Allora le pensi.”
“Guarda, ho risolto il complesso della piccola fiammiferaia già da molto tempo!”
“Sì? Allora perché sei infelice?”
Silenzio.
Cambio argomento: “Comincio a sentire freddo, andiamo da qualche parte?”
“Come vuoi!” dice con un gran sorriso come se avesse cancellato la domanda.
Andiamo in un pub e dopo due giri di tequila è di nuovo in vena di confessioni sentimentali. Mi parla della sua attuale ragazza, di quello che gli piace e di quello che detesta in lei. A conti fatti, sarebbero più i difetti che le qualità.
“Perché non la lasci?” gli faccio brandendo uno spicchio di limone.
“Perché la amo! Che domande fai?”
“Ah, scusa, ma dalle tue parole non traspare il sentimento.”
“Perché tu hai ancora una visione ingenua dell’amore.”
“Sarà!”
“Nessuna obbiezione?”
“No”
“Ai vecchi tempi mi avresti sepolto di parole sull’argomento.”
“Ai vecchi tempi mi illudevo di conoscere l’argomento. Adesso sono conscia della mia ignoranza.”
Svuotati diversi bicchieri decidiamo di continuare a parlare in macchina. Mi mostra il nuovo tatuaggio, il numero 5 e mette come sottofondo musicale la sua beniamina: Cristina Donà. Alla fine esauriamo le parole e rimaniamo in silenzio a fissare ognuno i propri pensieri cristallizzati sul parabrezza. Stiamo così per molto tempo, fino a quando lui dice di dover tornare.
“Sei sicuro di poter tornare a casa, non è che vuoi riposarti?”
“No, andiamoci a prendere un caffè e vado via.”
Dopo essere andati al bar mi riaccompagna a casa.
Salendo, ogni scalino sembra sciogliersi al mio passaggio e il mio piede sprofondare in esso. La mia lucidità è ridotta al minimo indispensabile. Passo mezz’ora a cercare le chiavi nella borsa e un’altra mezz’ora ad aprire la porta. Mi trascino in bagno e poi nel letto. Sento il mio corpo fluttuare, come se il mio letto fosse una zattera sul mare calmo e in tutto questo cullare mi addormento per una volta leggera, senza pensieri.
Grazie Stè per la serata, per i consigli no.
*Serata ad Alto Tasso Etilico
postato da: animachecrepita alle ore 18:15 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, pensieri, ricordi, vita, sensazioni, sentimenti
martedì, 24 ottobre 2006

Che bello avere la conferma della propria incapacità così, con una mail!

Leggere a chiare lettere che hai sbagliato tutto, tutte le tue scelte sono state un grande buco nell’acqua.

Che bello averla quando pensi che puoi finalmente tracciare la tua strada, dare un senso a quello che fai, quando il tuo entusiasmo è alle stelle e sei convinta che il tuo destino è quello!

Che bello ricominciare tutto daccapo e non averne voglia, anche perché non c’è niente da cominciare!

Che bello essere così cretina da buttare nel cesso una borsa di studio! In fondo, non è da tutti.

Sono stata così presuntuosa da dare per scontato ciò che scontato non era. Mi servirà da lezione? Non lo so.

postato da: animachecrepita alle ore 17:58 | Link | commenti (2)
categoria:vita
sabato, 21 ottobre 2006

I

Camminando sotto una pioggia lieve ma insistente, incurantemente senza ombrello, parlando di Virginia Woolf e Sibilla Aleramo, ci avvicinano due graziose signorine e ci chiedono: sapete dove sta “Pepe”?

La mia amica: Mah, non saprei…

Una delle due: “la profumeria …*”

Stavo per scoppiare in una sonora quanto maleducata risata.

La mia amica: “Probabilmente sta in via…”

Appena si allontanano commentiamo: “Proprio le due più indicate a dare questo tipo di informazione!” e ridiamo.

Forse, ci avranno prese per due aliene, delle pazze che non conoscono una profumeria così conosciuta.

Adesso ci voglio andare anch’io da Pepe a Bari!

errata corrige: negozio di borse chic

II

Ho anche scoperto che una delle più promettenti leve della letteratura italiana (risata sarcastica) è della mia città anche se la disprezza e si abbandona ai soliti strausati cliché per di più nascondendosi dietro uno pseudonimo alquanto ridicolo.

Un libro che chiamarlo così mi sa di offesa verso gli scrittori veri, quelli che fanno veri libri.

Eh, le celebrità!

Io: “Allora, c’è speranza per tutti!”

La mia amica: “ Oh, sì”

Dopo un po’, io: “No, non c’è speranza per tutti!”

La mia amica: “Infatti, io che scrivo di letteratura dove vado?” Risate.

Io: “Eh sì, smettila di volare!” Risate.

 

 

postato da: animachecrepita alle ore 11:21 | Link | commenti
categoria:vita
lunedì, 16 ottobre 2006

Mi servirebbe l'Ottico di Fabrizio De Andrè, non solo per  la mia miopia.

Mi servirebbero proprio lenti speciali attraverso le quali vedere cose migliori di quelle che vedo adesso e non solo con gli occhi.

Un Ottico

Prima parte:
Daltonici, presbiti, mendicanti di vista
il mercante di luce, il vostro oculista,
ora vuole soltanto clienti speciali
che non sanno che farne di occhi normali.

Non più ottico ma spacciatore di lenti
per improvvisare occhi contenti,
perché le pupille abituate a copiare
inventino i mondi sui quali guardare.
Seguite con me questi occhi sognare,
fuggire dall'orbita e non voler ritornare.

Seconda parte:
Primo cliente - Vedo che salgo a rubare il sole
per non aver più notti,
perché non cada in reti di tramonto,
l'ho chiuso nei miei occhi,
e chi avrà freddo
lungo il mio sguardo si dovrà scaldare.

Secondo cliente - Vedo i fiumi dentro le mie vene,
cercano il loro mare,
rompono gli argini,
trovano cieli da fotografare.
Sangue che scorre senza fantasia
porta tumori di malinconia.

Terzo cliente - Vedo gendarmi pascolare
donne chine sulla rugiada,
rosse le lingue al polline dei fiori
ma dov'è l'ape regina?
Forse è volata ai nidi dell'aurora,
forse volata, forse più non vola.

Quarto cliente - Vedo gli amici ancora sulla strada,
loro non hanno fretta,
rubano ancora al sonno l'allegria
all'alba un po' di notte:
e poi la luce, luce che trasforma
il mondo in un giocattolo.

Faremo gli occhiali così!
Faremo gli occhiali così!

 

postato da: animachecrepita alle ore 17:00 | Link | commenti
categoria:musica, canzone del giorno, fabrizio de andrè
sabato, 14 ottobre 2006

Ho scritto queste parole per una persona che nella sua inconsapevolezza mi ha trasmesso tanto, mi ha fatto credere che è facile abbattere il muro di difesa all’amore e cedere ad esso. Mancava poco a che mi innamorassi veramente di lui, mancava solo l’abbandono della mia fastidiosissima sempre presente lucidità.

 

“Riesci sempre a capovolgere la mia vita. Che diritto hai di farlo? Un momento prima, il tuo ricordo è accantonato nell’angolo delle cose quasi dimenticate, un momento dopo ti vedo e tu sei di nuovo qui, davanti a me e nel mio cuore. Ogni volta che penso di essere guarita dall’idea di te, ricompari e ripercorro nuovamente lo stesso sentiero. Perché hai tanto potere su di me? Perché ricompari e fai in modo che rimanga fulminata dai tuoi occhi? Quando l’altro giorno hai fotografato la luna quasi piena in un cielo ancora chiaro e me l’hai mostrata, ho sentito che seppur per un breve istante eravamo vicini. Lo so, non lo siamo affatto. A separarci non è la distanza, ma cose ben più pesanti e so che fra noi due niente sarebbe facile, niente sarebbe quello che spero. Alla fine, non sono innamorata di te, non lo sono mai stata. Il mio è il desiderio di giocare alla coppia con te, per vedere com’è proprio con te. Ma tu hai già qualcuno e non giochi, fai sul serio, sei innamorato davvero. Mai ti sogneresti di lasciare la sicurezza per una prova, per un gioco. Mi abbracci e non sai che vorrei che le tue braccia mi stringessero all’infinito, che le tue mani si fondessero sulla mia pelle. Sei un’ossessione, una dolce ossessione e non saprai mai di esserlo stato”.

Sottofondo musicale: Ovunque proteggi di Vinicio Capossela

postato da: animachecrepita alle ore 21:11 | Link | commenti (1)
categoria:sentimenti
venerdì, 13 ottobre 2006

Where is the ritual
And tell me where where is the taste
Where is the sacrifice
And tell me where where is the faith
Someday there'll be a cure for pain
That's the day I throw my drugs away
When they find a cure for pain
Where is the cave
Where the wise woman went
And tell me where
Where's all that money that I spent
I propose a toast to my self control
You see it crawling helpless on the floor
Someday there'll be a cure for pain
That's the day I throw my drugs away
When they find a cure for pain (x2)
When they find a cure find a cure for pain

postato da: animachecrepita alle ore 11:27 | Link | commenti
categoria:musica, canzone del giorno
domenica, 08 ottobre 2006
Rivoglio Corrado Guzzanti in tv. I suoi meravigliosi programmi. La sua comicità. I suoi personaggi...
postato da: animachecrepita alle ore 17:51 | Link | commenti (1)
categoria:visioni
martedì, 03 ottobre 2006

La ragione per cui ho aperto questo blog è che volevo partecipare a un concorso di scrittura aperto solo a chi ha un blog o un sito.

Adesso è arrivato il momento di chiedervi di votare la mia raccolta di racconti. Andate qui http://www.scrittomisto.it/granpremio, cercate il mio nick e votatemi. Non importa che leggiate quello che ho scritto, anzi è meglio non farlo. Votate per simpatia, per pietà, quello che volete, basta che votate. E soprattutto non leggete gli scritti degli altri concorrenti, sennò fate paragoni e votate per altri!

A dire la verità, appena terminati i racconti mi sembravano bellissimi, adesso quasi me ne vergogno. Quindi, se volete, fatevi un giro per vedere come sono, ma votate solo se vi piacciono e date un voto giusto.

Comunque, se mi voterete vi prometto di creare un milione di posti di lavoro! Ho firmato anche il contratto!

postato da: animachecrepita alle ore 18:41 | Link | commenti
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