cosa sono
Utente: animachecrepita
la continua mancanza di qualcosa (a che scopo aggiungere tra gli amici gente di cui nemmeno si conosce cosa scrive nel proprio blog? perché questa smania insensata di ammassare "amici" come se fossero accessori per abbellire la propria pagina? qui io sono ciò che scrivo, se non ti interessa è del tutto inutile contattarmi)
commenti recenti
Sottoscrizione a favore di Nichi Vendola Presidente 2010 su Facebook
archivio
categorie
links
foto recenti
bottoni
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
counter
visitato *loading* volte
sabato, 30 dicembre 2006
È finito un altro anno.
Per me
niente bilanci.
Niente cose da salvare o da buttare via.
Niente conto delle persone prese o perse per strada.
Niente buoni propositi per il futuro,
tanto so già che non li manterrò.
Niente traguardi da raggiungere.
Ho smesso di credere agli oroscopi annuali
e ai segni delle stelle e del destino.
Sono libera dalle superstizioni,
tanto quello che deve andare storto non chiede il permesso a nessuno
Niente “Vorrei che l’anno nuovo portasse la pace nel mondo”
perché so che non sarà possibile fino a quando litigheremo ancora per un parcheggio,
ci scanneremo tra consanguinei per un’eredità,
ci uccideremo nelle riunioni condominiali.
Fino a quando ci saranno armi e qualcuno disposto ad usarle
fino a quando ci sarà qualcuno che si arroga il diritto di calpestare la vita di un altro essere
 
E adesso, brindiamo!
postato da: animachecrepita alle ore 17:07 | Link | commenti (3)
categoria:pensieri, sensazioni
martedì, 26 dicembre 2006

Finalmente siamo usciti dalla girandola di ipocrisia e consumismo chiamata Natale. Ogni anno, quando tutto ciò finisce sembra di essere sopravvissuti ad un naufragio.

Sei fuori dall'incubo, un sospiro di sollievo...

postato da: animachecrepita alle ore 18:36 | Link | commenti (12)
categoria:pensieri
venerdì, 22 dicembre 2006
Questa canzone è per me
Perché ho scoperto che l’impressione che nessuno mi capisce è reale
Perché devo smettere di credere che le persone sono fondamentalmente buone
Perché non c’è più alcuna buona stella a proteggermi
Perché a furia di difendermi dalle emozioni ho finito per diventare un pezzo di plastica inanimato e senza verve
Perché non riesco nemmeno più ad essere delusa
Perché ho capito che non basta la determinazione per raggiungere lo scopo
 
Tutto fa un po’ male- Afterhours
Sai che la fortuna
è una religione
tu ci credi oppure no?
lo capiremo prima o poi
che non c'è modo di rinascere
senza peccare
ma tu hai voglia di rinascere
o è solo che non sai come finire?

beh, forse fa un po' male
forse fa un po' male
ma tutto fa un po' male
tutto fa
tutto fa un po' male . . .

quello che sognavi ti fa ridere
da quando sai che non lo puoi più avere
ma l'odio è un carburante nobile
e hai scoperto che non è così male
tradirsi con rispetto
perchè vivere è reale
ma vivere così
non somiglia a morire?

e forse fa un po' male
forse fa un po' male
ma tutto fa un po' male
tutto fa
tutto fa un po' male . . .
postato da: animachecrepita alle ore 17:19 | Link | commenti (3)
categoria:pensieri, musica, canzone del giorno
mercoledì, 20 dicembre 2006
Sono giorni dolci questi, nel senso letterale del termine.
Da ieri ho prodotto quantità semi-industriali di dolci natalizi. Dolci tipici della tradizione della mia terra e anche qualcosa di campano.
Pensare che non mangerò quasi nulla di quello che le mie sante manine hanno preparato e che il Natale, in fondo, mi fa schifo.
 
postato da: animachecrepita alle ore 17:45 | Link | commenti
categoria:pensieri
sabato, 16 dicembre 2006
Non c’è niente che sia per sempre
 
Napoli 14 dicembre 2006
Per me si chiude il cerchio. Un cerchio spazio-temporale partito da Napoli un anno e mezzo fa circa e concluso ancora lì pochi giorni fa.
Sto parlando dei concerti degli Afterhours e della mia passione per loro che mi ha fatto prendere treni, autobus, a sperare nelle coincidenze e nella bontà delle persone pur di andare a vederli e sentirli suonare (quando geograficamente possibile).
È stata una giostra di emozioni, sensazioni, risate, urla, scazzi, schiene rotte, costole doloranti, chiacchiere, zaini sporchi di vino o tè, brividi di freddo, sudore a fiumi, capelli che puzzano di fumo, manifesti rubati o chiesti, plettri volanti, centinaia di foto, prime file centrali (d’obbligo), ubriachi che si servono dei corpi degli altri come scivoli o come appoggi, galline fatte che gridano “Manuel ti amo”, allargare conoscenze, stringere amicizie e molto altro ancora. Tutto questo mescolato alla musica degli Afterhours, al loro modo di suonare e dare scosse all’anima.
Sentirsi così bene e così viva, non avrei mai potuto crederlo.
Lividi che fanno male, ma che ricordano che dentro ancora c’è una fiamma, c’è lava che scorre.
Chissà se fra un anno, o forse più, si risveglierà in me questa passione, spero solo di non essere la stessa per non vivere nel passato e fossilizzarmi in una posa.
E se ogni concerto mi ha lasciato un’immagine particolare, nell’ultimo c’è questa: le lacrime e i singhiozzi di M. mentre Manuel canta “Ci sono molti modi” ricordando una persona che non c’è più, rivelando una dolcezza che è un tesoro ben custodito.
 
Torneremo a scorrere

P1010438

 

P1010433P1010421
postato da: animachecrepita alle ore 20:25 | Link | commenti (4)
categoria:pensieri, musica, sensazioni, sentimenti, afterhours
mercoledì, 13 dicembre 2006

Credo che la frase possa essere tradotta così: che Salvador Allende, Vitor Jara e migliaia di democratici assassinati ci perdonino.

postato da: animachecrepita alle ore 11:16 | Link | commenti (1)
categoria:pensieri
lunedì, 11 dicembre 2006
È morto Pinochet.
Adesso mi verrebbe da bestemmiare tutti i santi perché quel vile è morto prima che la giustizia lo condannasse per tutti i crimini contro i diritti umani che ha perpetrato durante la sua dittatura. È morto a 91 anni, il figlio ha avuto persino la premura di far sapere alla stampa che era lucido e non ha sofferto molto. Peccato. Peccato che non abbia sofferto come un cane, peccato che non esista l’inferno, peccato che sia morto prima che la giustizia internazionale, a parere di tutti troppo lenta, confermasse i delitti di cui si era macchiato quel essere immondo: 10.000 persone tra deportati e torturati, 2.000 morti, non so quanti esiliati e desaparecidos e nessuno punito per così tanti e orrendi crimini.
E c’è anche chi piange la morte di Pinochet. Io piango perché avrei voluto che marcisse in galera mangiato dai topi, ma mi sarebbe bastato che la giustizia non si fosse lasciata sfuggire un simile criminale.
Per chi come me non crede nella giustizia divina, vedere che anche quella umana è ingiusta (scusate il gioco di parole) è veramente avvilente.
Un uomo può alzarsi la mattina e desiderare di ammazzare, torturare o far sparire migliaia di persone oltre che rubare. Lo stesso uomo può vivere per anni e anni tranquillo e sereno, magari con qualche acciacco(ma si sa è la vecchiaia)senza pagare per quello che ha fatto. Evviva il diritto internazionale!
postato da: animachecrepita alle ore 16:27 | Link | commenti
categoria:pensieri
lunedì, 04 dicembre 2006
Seduto sul sedile proprio dietro al conducente c’era Alessandro che, come tutte le mattine, aveva preso l’autobus delle 7,15 per recarsi a scuola. Arrivava quando ancora i cancelli erano chiusi e lo spazio circostante l’edificio era deserto. A lui piaceva così: assaporare appieno l’aria sadica del mattino, quella che ti strappa definitivamente dal torpore della notte, guardare i giardinetti popolarsi pian piano seduto sugli scalini gelidi per poi entrare a scuola e cominciare a lavorare. Era il bibliotecario del liceo. Alessandro, come ogni mattina, viaggiava solo. Guardava fuori dal finestrino scoprendo ciò che di nuovo gli offriva il solito paesaggio: gli alberi che cominciavano a riempirsi di gemme e fiori, una luce diversa sui campi seminati a grano, estese pozze d’acqua che riflettevano un cielo ancora nuvoloso, ma in odore di primavera. Musica assordante  penetrava fin dentro le ossa. Il mondo esterno lo incuriosiva, ma dopo un po’ si stancava della routine dei discorsi consumati durante quel viaggio abituale.
Dietro di lui c’erano Gianni e Vincenzo, due impiegati statali che parlavano di calcio, della partita della sera prima. Il dialogo assomigliava a un rituale: battute che si rincorrevano avendo tutta l’aria di essere strausate. Parole come clichè per mascherare preoccupazioni, fallimenti, treni persi.
Due posti più in là, Laura pensava al suo ragazzo e a quando lo avrebbe riabbracciato e intanto intrecciava le frange della sua sciarpa colorata. Pensava che sarebbe stato più giusto tornare a scuola e ricominciare a studiare seriamente, piuttosto che passare tutta la giornata con Luca. Ma come poteva? Luca era l’unico che l’amava veramente, e poi si era affezionata alla sua maschera di ribelle. E intanto, continuava a intrecciare frange e pensieri…
Nell’altra fila di sedili c’era Carla, una donna sulla cinquantina che puzzava di fumo e di fritto. Si recava all’ospedale da suo marito, ricoverato per un infarto. Guardava l’orologio ogni minuto e  pareva non dormire da molti giorni.
Alla fermata successiva entrò un gruppetto di persone, tra le quali Angelica che aveva l’aria di chi non sa bene mai dove stia andando e perché. Chiese se fosse libero il posto accanto ad Alessandro. Lui la guardò con occhi che dicono “Con tutti i posti liberi che ci sono, devi rompere le palle proprio a me?”. Lei, avendo intuito il disappunto dell’altro, fece: -  È che i posti dietro mi fanno uno strano effetto…
Si sedette. Aprì lo zaino dal quale estrasse un libro. Passò un po’ di tempo ad osservare la copertina prima di aprirlo alla prima pagina. Lo richiuse, riguardò la copertina., di nuovo la prima pagina.
Maria, seduta vicino alla seconda porta dell’autobus, ripercorreva le scene vissute la sera prima. Emilio che le diceva: - Oggi è venuta a trovarmi Elisa. Ha cominciato a parlarmi del fatto che lei non si è arresa al distacco da me e che vorrebbe un’altra opportunità. Poi, ha preso la mia testa fra le mani e mi ha baciato. Non ho ricambiato e le ho detto di andare via. Mi ha chiesto scusa ed è uscita.
Maria non aveva detto una parola, al momento della rivelazione non riusciva neanche a pensare. Anzi, come se nulla fosse successo si era messa a preparare la cena e a canticchiare. Emilio l’aveva seguita in cucina:
- Perché non parli? Non mi dici cosa pensi?
- Cosa dovrei pensare? – rispose.
- Non lo so. Mi sarei aspettato una reazione diversa.
- Urla?
- Sì, forse. Anche solo delle domande.
- Mi hai detto com’è andata. Ti credo. Penso che mostrare gelosia per una sciocchezza del genere sarebbe da idioti. – In realtà, Maria avrebbe voluto saperne di più, ma non voleva fare la figura della gelosa. Voleva tenere un comportamento adulto, distaccato e superiore. Intanto, bolliva in sé tutta la rabbia nei confronti di quella sgualdrina che si era permessa un simile exploit. Era impegnativo stare con un uomo di  15 anni più grande.
Valeria e Giovanna si erano conosciute da pochi mesi e aveva istaurato un rapporto molto stretto. Prendevano l’autobus insieme, si scambiavano pochissime parole prima di immergersi nuovamente nelle loro occupazioni preferite, ognuna per conto proprio. Dall’esterno sembravano perfette estranee, ma in realtà il loro comportamento scaturiva da profonda conoscenza e complicità che andava ben oltre le parole.
Questi erano gli esseri che popolavano l’autobus che in una strana mattina percorreva la strada battuta centinaia di volte. L’autista guardava davanti a sé, pareva tranquillo e sicuro, ma dentro di sé si stava sviluppando una brace pronta a diventare esplosione se qualcosa l’avesse attizzato. Aveva saputo da voci di corridoio fondate che la azienda stava per fallire e questo avrebbe portato ai licenziamenti e alla sua fine. Aveva 50 anni e nessuna possibilità di trovare impiego. A un certo punto fu come se il suo cervello si fondesse con il pedale dell’acceleratore, più pensava e più accelerava . Sorpassava auto come se l’autobus fosse una pallina del flipper. Angelica e Alessandro non ci fecero caso, seppure fossero in prima fila. La prima che si lamentò fu Carla, che invitò l’autista a decelerare. L’autista, Nino, non la sentì e non sentì nemmeno che l’autobus sbandava, si schiantava contro il guard-rail e faceva un lungo volo giù per il ponte. Gli istanti del volo si dilatarono. Le persone si sparsero scompostamente per tutto l’autobus fino a fermarsi nella posizione definitiva quando l’autobus frenò la sua corsa atterrando sul letto quasi asciutto del torrente.

“Siamo come perle nere, schizzate fuori dal filo che le teneva in fila ordinate”: fu il primo pensiero di Angelica che era distesa a pancia in giù sul pavimento del corridoio sentendo un forte peso schiacciarle la schiena. 

postato da: animachecrepita alle ore 18:02 | Link | commenti
categoria:parole
domenica, 03 dicembre 2006
Curami Deus - Moltheni

Metti che un giorno ti dica
leccami petto ginocchia e dita
Con un intervallo arancione
che mi renda una creatura migliore

Dove sei, e se ci sei, fatti vedere
Credo di avere il diritto di poterti toccare

Vorrei scavarmi la buca
Prima che faccia fatica
A riconoscerti mentre ti confonderai in mezzo alle fiamme

Dove sei, e se ci sei, fatti vedere
Credo di avere il diritto di poterti toccare

Dove sei e se ci sei, parlami ancora
Parlami ancora fino ad annoiarti la gola

Curami Deus con quell’amore
che fino a ieri mi imponevi di dare
Rivelami poi quelle parole difficili per me…
Difficili per me…

Metti che un giorno ti dica
leccami petto ginocchia e dita
Con un intervallo arancione
che mi renda una creatura migliore

che mi renda una creatura migliore
che mi renda una creatura migliore
che mi renda una creatura migliore
Migliore, migliore…
postato da: animachecrepita alle ore 18:08 | Link | commenti
categoria:musica, canzone del giorno
sabato, 02 dicembre 2006

Ragazzi che vanno alla manifestazione di forza italia e alleanza nazionale: che tristezza!!!

Immagino questi damerini a cantare i loro ridicoli inni, vestiti come se facessero una passeggiata nella piazzetta di Capri.

Sarebbe la prima volta che sarei felice se la polizia facesse fuoco sulla folla. Ah, impossibile! Stanno dalla stessa parte! 

Intanto ascolto Rigurgito antifascista.  Servi dei servi dei servi...

postato da: animachecrepita alle ore 16:42 | Link | commenti (4)
categoria:pensieri, vita