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Utente: animachecrepita
la continua mancanza di qualcosa (a che scopo aggiungere tra gli amici gente di cui nemmeno si conosce cosa scrive nel proprio blog? perché questa smania insensata di ammassare "amici" come se fossero accessori per abbellire la propria pagina? qui io sono ciò che scrivo, se non ti interessa è del tutto inutile contattarmi)
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lunedì, 27 agosto 2007

 Ma non è magia di bacchette o illusionismi. È magia vera, guaritrice. Fatta di polvere e sudore, di una lunga attesa e di una strada percorsa con il batticuore dell’innamoramento.

La fase preparatoria al rito ha inizio con un lungo viaggio in treno guardando lo scenario che cambia e la terra, fino a un certo punto grigia, che diventa rossa, che verrebbe voglia di infilarci le mani. Ogni tanto spiego qualcosa alla mia amica che per la prima volta mette piede in Puglia e lo fa nel migliore dei modi, percorrendola tutta da nord a sud. Non parliamo di quello che ci attende, forse per non creare troppe aspettative o forse perché il rituale prevede il silenzio fino al suo vero inizio.

Aspettiamo con impazienza e una punta di indignazione il treno delle Ferrovie del Sudest a cui va il primo premio per la disorganizzazione. Menomale che, nonostante la cancellazione arbitraria di una corsa e il ritardo di mezz’ora di un’altra ha fornito vagoni sufficienti a contenere la grande folla accumulata alla banchina dei binari 6 e 7 di Lecce.  

Siamo arrivate a Melpignano in tempo per ritagliarci uno degli ultimi posti disponibili sul prato antistante il palco, mangiare e fare una foto.

Poi: musica di sottofondo e una voce che declama alcuni versi (non mi è dato sapere né di chi fosse la voce, né di chi fossero i versi, tra l’altro molto belli) e via con la pizzica. Le gambe e le braccia, fino a quel momento rimaste inerti, quasi stanche, cominciano a muoversi a ritmo dei tamburelli. Balliamo e avanziamo nella folla. Ad ogni canto avanziamo di qualche metro, fino ad arrivare alla seconda transenna. Il sudore mi bagna i capelli e cola sui vestiti anch’essi zuppi, il cuore batte all’impazzata, sto per avere un infarto, penso, ma continuo a ballare perché non sono mai stata così bene. La folla, molte volte mia nemica, diventa familiare e non m’importa di toccarli quei corpi anch’essi sudati, non m’importa dell’acqua gelida che annaffia la mia pelle accaldata, delle gocce di vino che macchiano i miei indumenti, della terra che sporca i miei piedi quasi nudi (per la scelta delle scarpe ci sarebbe da aprire un capitolo a parte). L’unica cosa davvero importante è ballare, muovermi come una tarantolata, perché è ciò che sento di essere, almeno idealmente. Incrocio sguardi e so che al di là di essi c’è il mio stesso pensiero e sono felice di far parte della moltitudine.  Mai stata meglio, mi ripeto. Canto, urlo e continuo a ballare. Nelle pause chiacchiero spigliatamente con sconosciuti, come se non avessi fatto altro in vita mia. Non ho bisogno di vino o altre sostanze perché ho già accarezzato lo stato di grazia in cui nulla è più importante delle sensazioni vive e crude che provo. Anche la stanchezza diventa bella, il dolore alle ginocchia e alle spalle un punto a favore del mio benessere e della consapevolezza di avere un corpo.

Usciamo dalla bolgia solo quando il ritmo rallenta e solo per una breve boccata d’aria e un giro distratto tra le bancarelle.

Ritorniamo in mezzo alla fiumana danzante e ricominciamo a muoverci senza sosta fino alle cinque, quando finisce il concertone e stanche e felici torniamo al treno.

Non è ancora arrivata l’alba che già facciamo progetti per l’anno prossimo. Abbiamo iniziato una tradizione, sono contenta di aver contagiato la passione per la pizzica ad  una ciociara. la folla e il palco

P.S. : il maestro concertatore Mauro Pagani è stato davvero eccezionale, grande carisma e carattere sul palco, ma ha saputo essere molto umile quando ha reso omaggio a chi l'ha preceduto. Violinista magistrale, da dieci e lode. Sangiorgi ha saputo regalare delle belle emozioni, la sua voce si presta molto bene a questo tipo di musica. Un tantino campanilista quando ha salutato solo il Salento, snobbando tutti gli altri, poco carino. Morgan, nonostante non sia proprio di quelle parti, ha dato il meglio di sé in un'interpretazione non facile, ancora una volta si è rivelato degno della parola artista.

i miei piedi dopo la Notte della Taranta

postato da: animachecrepita alle ore 18:33 | Link | commenti (4)
categoria:pensieri, musica, vita, sensazioni, amiche, sentimenti
mercoledì, 22 agosto 2007

Sabato 25 Agosto. Melpignano (LE)

La Notte della Taranta, e io ci sarò.

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

postato da: animachecrepita alle ore 18:11 | Link | commenti
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venerdì, 17 agosto 2007

Non c’è niente da fare, Tokyo mi manca tantissimo, mi mancano tutte le assurdità dei giapponesi e le sensazioni provate in quella metropoli, persino quella di sentirmi sola in mezzo a tante solitudini. Mi manca anche la convinzione che avevo all’epoca che la mia vita stesse prendendo una bella piega e che tutto quello che veniva sarebbe stato positivo grazie a una ragione che adesso non c’è più. Insomma, questo post non ha senso se non quello di mettere un video di una marcia che ho visto tutti i giorni alla televisione giapponese e per la quale sono letteralmente impazzita. Era in un programma per ragazzi ed è un incrocio tra idiozia e genialità.

La dedico a V. perché è in un periodo orribile, sperando che possa almeno sorridere e, nonostante la dedica, continuare a scrivermi!

PS: prima c'è la dimostrazione di una sola persona, poi la vera e propria marcia. Per il significato della canzoncina guardare le didascalie in inglese.

postato da: animachecrepita alle ore 17:34 | Link | commenti (6)
categoria:pensieri, musica, giappone, ricordi, vita, sensazioni, sentimenti, tokyo
venerdì, 10 agosto 2007

Ovvero come mettere fine al sacro vincolo del matrimonio senza incappare nell’atto peccaminoso della separazione

Storia liberamente ispirata al fatto di cronaca avvenuto ieri nel mio bel paese

 

Assunta oggi è davvero molto nervosa, ultimamente le capita sempre più spesso. Si è svegliata quando ancora il sole arrivava fievole nella stanza, infastidita dal sonoro russare del marito. Sarà una giornata calda, pensa. Anche se in questo periodo non lavora (sta aspettando che la chiamino a raccogliere l’uva), si alza molto presto e la sera va a letto stanca. Certo, una vacanza in pieno relax (come dicono i vip in tv) non le farebbe male, ma chi le ha viste mai le vacanze! Tutt’al più la domenica al mare, e nemmeno al Gargano, ché lì costa ed è lontano, a Margherita portandosi ombrellone, sdraio e cibo. Così quello che dovrebbe essere uno svago si trasforma in una sfacchinata. E alla sera la sabbia sul pavimento di casa è un ulteriore motivo di sconforto. “Questa è la vita”,le diceva sua mamma quando era ancora in vita e quando lei si lamentava di come andavano male le cose, “ ché noi mica siamo nate signore… Abbiamo da lavorare per tirare avanti, e non ci possiamo permettere nemmeno di sognare. Pensa a quelli che stanno peggio di noi…”

Comincia come al solito la giornata: Assunta prepara il caffè, lo beve in piedi mentre guarda Unomattina e intanto pensa a cosa fare da mangiare per pranzo.

 Frattanto si alza anche Michele, il marito, che senza nemmeno darle il buongiorno come prima cosa cambia il programma alla tv, vuole guardare il tg locale. Non c’è modo di fargli capire che sarebbe interessata a conoscere un rimedio naturale per mantenere viva la tinta e che il telegiornale ad Antennasud dice ogni volta le stesse cose. Va a rifare il letto prima di innescare l’ennesima lite con l’uomo del quale non si capacita possa essere diventata la moglie. “Chi mi ha accecato quel giorno? Mannaggia a me!”, sono le frasi che si ripete sempre più spesso.  Menomale che ci sono i figli, quattro, uno meglio dell’altro. Tutti sistemati. Non hanno mica preso dal padre, proprio no.

Tra una faccenda e l’altra si fa mezzogiorno. Il sugo è già pronto, e l’acqua sta per bollire. Quello, suo marito, non è ancora tornato dalla spesa. È giovedì e c’è il mercato, si sarà fermato a parlare con un amico. Intanto non è riuscita nemmeno questa volta a scendere per comprarsi un paio di scarpe, ne avrebbe proprio bisogno. Quelle che ha sono tutte consumate. Sente aprire la porta, alza la fiamma sotto la pentola dell’acqua, poi apparecchia. Lui arriva, posa le buste a terra e si stravacca sul divano. “Bella vita” pensa lei “nemmeno è arrivato e già si è messo comodo. E chi deve mettere le cose a posto? Chi deve cucinare, chi deve mettere l’acqua e il vino in tavola? Chi deve sparecchiare?”

«Io», dice a voce alta e continua: «Io devo fare tutto in questa casa maledetta! Non puoi almeno mettere in frigo le cose che vanno a male? Non vedi che sto facendo altro?».

«Ma che vuoi? Devi dire già grazie che sono sceso a fare la spesa!».

«E sì, mò ti dico pure grazie. Vieni a mangiare và!».

La discussione si congela e i due mangiano senza rivolgersi uno sguardo né una parola. Quanto vorrebbe essere lontana Assunta in questi momenti! Vorrebbe liquefarsi e scorrere lungo le tubature per poi sfociare in un mare limpido dove poter essere finalmente libera, una goccia d’acqua felice di non avere consistenza. Invece rimane lì, in quella casa che non sente più sua -eppure ha faticato tanto per comprarsela- aspettando quello che non succederà mai. Molte volte ha pensato di andarsene e lasciarlo solo con la sua rudezza, con il suo egoismo e farlo mangiare dai vermi, perché lo sa bene, senza di lei finirebbe mangiato dai vermi e dai topi. Non si sa fare nemmeno un caffè da solo.  “Ma poi che direbbe la gente, la voglio far ridere a mie spese? Ormai, sto invecchiando e non so nemmeno cos’è la felicità”.

Mentre Assunta, cullata dalla rassegnazione, ha già abbandonato pensieri di fuga, ecco che Michele torna alla carica con un nuovo motivo di lite: la bolletta del telefono.

«Trecentoquaranta euro di telefonate!? Insomma, ci rendiamo conto che sono settecentomila lire. Voglio sapere come si fa a consumare tanto. Stai sempre al telefono con tua sorella. Chiamala sempre tu, mi raccomando. Tanto siamo ricchi, che sono per noi trecentoquaranta euro?»

«Vedi che non lo uso solo io il telefono…».

«E lo uso io mò?».

«Perché tu non chiami per sentire i risultati delle corse?».

«Cazzo, per una o due volte a settimana…».

«Quando ti fai vedere da me. E le altre volte di nascosto?».

«Ma che cristo dici?! Mi nascondo… », fa lui con un mezzo sorriso sarcastico.

«Vabbé, non sei tu. Quando mai fai qualcosa tu?».

Le parole e le urla si susseguono senza sosta. I coniugi non si curano nemmeno dei vicini e di quello che possono sentire e cominciano a rinvangare vecchie questioni mai sopite.

Alla fine, Michele, in segno di spregio si siede dando le spalle alla moglie, a significare che il litigio si conclude lì per suo espresso volere.

Assunta non ci vede più, questa volta non si chiuderà in camera sbattendo la porta e mandandolo a fare in culo, questa volta non finisce così. È stanca, non ce la fa più. Vuole chiudere con quello schifo.

Il luccichìo del grosso coltello da tavola le sembra l’unica cosa giusta in quel momento. Impugna l’arma e in un attimo l’affonda nella schiena dell’uomo che non ha nemmeno il tempo di voltarsi, cade sul pavimento e spira.  

Dopo un po’ sente le sirene dei carabinieri avvicinarsi. Sono per lei, lo sa.

postato da: animachecrepita alle ore 18:23 | Link | commenti (2)
categoria:parole, pensieri, vita
mercoledì, 01 agosto 2007

Dedicata a uno dei mesi più odiosi dell'anno

Agosto - Perturbazione

Agosto
è il mese più freddo dell’anno
L’inverno si sposta sei mesi in avanti
e non è il polo sud
qui non è il polo sud

Agosto
La sveglia che rompe il silenzio
Qualcuno è in vacanza
e lei suona per ore
che freddo che fa

Agosto
ti affacci su un cuore malato
le cinque di sera ed è già buio pesto
l’inverno d’agosto

Il ghiaccio
si posa e ricopre le cose
l’attesa del caldo congela anche i morti
che freddo che fa

Se non è vero che hai paura
non è vero che ti senti solo
non è vero che fa freddo
allora perché tremi in questo agosto?

Agosto
è scritto sul tuo calendario
forse hai dormito sei mesi
ma sei così stanco
tanto stanco

Agosto
è il mese più freddo dell’anno
nell’altro emisfero lo chiamano inverno
l’agosto


postato da: animachecrepita alle ore 15:59 | Link | commenti (3)
categoria:musica, canzone del giorno