Bisogna decidersi a essere cattivi, una volta per tutte, una volta per tutti. Per i musi, le scarpe, i clacson, per il fastidio supremo. Perché ci si arriva bene anche a questo a furia di mentire di continuo, di aprire la bocca per niente, di carezzarsi per niente, di baciarsi per niente, di toccarsi per niente, in letti impropri, in vite improprie, nelle orecchie il cicaleccio perenne, rodente, decervellante, sempre razzolanti tra chi non sa trovarsi un posto, una regione limpida, un fortilizio per gamberi.
Dunque merda alla cortesia. Merda ancora di più alla lingua, e tanta più mmerda all’ammore!
Che imbarazzo! Che schifo!
L’amore che fa sentire giovani, che fa ritornare giovani! Si torna così giovani da pisciarsi addosso, farsela nel letto, addirittura, e dormirci dentro.
E poi l’intervallo maledetto! Le pause e tutto quello che spinge gli uomini a mischiare salive e debolezze, desideri, invidie e gelosia e nell’anelito di qualcosa, qualcosa, un cric per arrivare ad affacciarsi alla finestra, tanto per languore, per incompletezza.
Contatto, oscenità, parole grossolane, sprecise, moine, fandonie e balocchi. Cosa mai vi avrà fatto di bene l’amore?
Così si finisce di nuovo ai treni, né presi, né persi.
[…]
E quando vai non illuderti di coltivare assenze. Te ne vai e questo è tutto.
Basta essere buoni!
I buoni riempiono il sacco fino a che si piega il gobbone, e poi non possono guardare avanti, ma a terra soltanto. Ti passano le voglie da quella posizione!
Bisogna avere intralci. Roba da perdere. Prigioni, muraglie. Chi si riprende più?
È per questo che si va avanti a farsela addosso con l’amore, perché c’è il sotterfugio.
Chi ci ha ancora da perdersi e rovinarsi, è ancora capace di dire “No, così non sono felice”, ha ancora a che ambire. Dunque cerca il modo di arrivare alla sua Felicità.
[…]
È una bella fortuna avere ancora tutto da perdere. […]
C’è bisogno di sentire un poco di persecuzione, un poco di martirio per riprendere quota.
Vinicio Capossela – Non si muore tutte le mattine