- Non so come chiamarti.
- Non ho nome.
- Vuoi sapere il mio?
- No,no sta zitta! Non dire niente! Io non voglio sapere come ti chiami!Tu non hai nome, io nemmeno. Nessun nome. Qua dentro non ci sono nomi. Non esistono nomi. Capito?
- Lei è pazzo!
- Forse lo sono, però non voglio sapere niente di te. Non voglio sapere dove abiti, con chi abiti, o da dove vieni. Non voglio sapere niente, niente di niente. Siamo intesi?
- Mi fa paura …
- Niente. Noi ci incontriamo senza sapere niente di quello che siamo fuori di qui. D’accordo?
- Ma perché?
- Be’, perché … perché non abbiamo bisogno di nomi qui dentro. Capisci? Dimenticheremo tutto ciò che sappiamo, tutto. Cose, persone, gli altri, tutto ciò che siamo stati. Gli amici, la casa … dobbiamo dimenticare ogni cosa, ogni cosa.
- Non so. Ci riusciremo?
- Non lo so. Hai paura?
- No.
(Dialogo fra i due protagonisti di “Ultimo tango a Parigi” di Bernardo Bertolucci)
A volte sono colta da un senso di smarrimento vedendo come le vicende della vita si intreccino a quelle di un film, di un libro o di una canzone. È come se ci fossero sotterranee corrispondenze tra quella che sono e quello di cui mi nutro. In certi casi inconsciamente forgio la vita sulla base di quello che recepisco, in altri con le mie azioni anticipo ciò che successivamente vedrò, leggerò, ascolterò.
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