cosa sono
Utente: animachecrepita
la continua mancanza di qualcosa (a che scopo aggiungere tra gli amici gente di cui nemmeno si conosce cosa scrive nel proprio blog? perché questa smania insensata di ammassare "amici" come se fossero accessori per abbellire la propria pagina? qui io sono ciò che scrivo, se non ti interessa è del tutto inutile contattarmi)
commenti recenti
Sottoscrizione a favore di Nichi Vendola Presidente 2010 su Facebook
archivio
categorie
links
foto recenti
bottoni
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
counter
visitato *loading* volte
lunedì, 31 marzo 2008

Un altro che muore stupidamente e che verrà elevato  nell’olimpo degli eroi da quella schiera di decerebrati che sono i tifosi di calcio. Ogni volta ci si chiede quando finirà questa inutile carneficina, ci si interroga sulle misure da prendere per evitare che avvengano altre disgrazie. Però alla fine ritorna sempre la solita storia: il calcio fa fare soldi e non si può fermare, come non si possono fermare le orde di ottusi barbari che l’alimentano. Allora, l’unica maniera per smettere di contare i morti alla domenica sarebbe quello di eliminare il problema alla radice. Che si ammazzino pure, allora! Che scatenino pure una guerra fra di loro! Così quando l’ultimo di questi cretini sarà morto si potrà dire di aver risolto il problema. La vita e la morte sono cose serie. Chi la mattina si alza dal letto sapendo di poter morire per difendere un ideale ha il mio più profondo rispetto, chi rischia di morire per la sua idiota fede calcistica, beh, mi fa solo ridere perché è il più abbietto degli sprovveduti. Eterno riposo, dunque.

postato da: animachecrepita alle ore 11:39 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, pensieri, vita, sensazioni
giovedì, 27 marzo 2008

Voglio fingere di essere una dolce ragazza fragile che pazientemente cerca di capire le ragioni del suo fallimento e si lascia cullare dalle sensazioni di smarrimento, dolore, tristezza. Invece, nulla mi tocca se non la paura di aver lasciato indietro un pezzo di vita che non tornerà più, quello stesso pezzo di vita al quale aspiro ogni santo giorno della mi esistenza.

Sarebbe splendido. Amare veramente. Riuscire a farcela. E non pentirsi mai. Non è impossibile pensare un altro mondo. Durante notti di paura e di dolore. Assomigliare a lucertole nel sole. Amare come Dio. Usarne le parole. Sarebbe comodo. Andarsene per sempre. Andarsene da qui. Andarsene così. (Andarsene così -Baustelle)

postato da: animachecrepita alle ore 19:38 | Link | commenti (1)
categoria:pensieri, musica, vita, sensazioni, sentimenti, canzone del giorno, passione, sottolineature, baustelle
lunedì, 24 marzo 2008

Anche se non sono nata anni dopo, questa canzone mi emoziona come se io stessa l'avessi composta.

ma non una parola chiarì i miei pensieri
continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri...

postato da: animachecrepita alle ore 18:57 | Link | commenti
categoria:pensieri, musica, vita, sensazioni, sentimenti, canzone del giorno, battisti
martedì, 18 marzo 2008

Finalmente sono riuscita a vedere Caos Calmo. Oltre alla bravura incontestabile di Nanni Moretti che dà un tocco in più alla storia, quasi niente si salva del film. Primissima pecca: la colonna sonora. A parte Pyramid song dei Radiohead, tutta l’altra musica è da buttare. Per chi non ha letto il libro, la soundtrack potrebbe essere considerata marginale nel contesto della storia, in realtà nel libro la musica ha un ruolo fondamentale: ad un certo punto il protagonista crede che la moglie morta comunichi con lui attraverso le canzoni di un cd, guarda caso tutte canzoni dei Radiohead. Infatti man mano che nel libro compariva il titolo o dei versi di una canzone, andavo ad ascoltare la canzone rileggendo il brano così da scavare ancora più profondamente all’interno del personaggio.  Ma questa non è l’unica mancanza di Caos Calmo. Prosciugando il libro, quindi l’idea originale, da tutte le sfumature psicologiche  dei vari personaggi si è arrivati ad un risultato troppo scialbo, poco emozionante. E infine, la tanto discussa scena di sesso, che secondo gli sceneggiatori doveva segnare il momento di “rinascita” del protagonista sortisce l’effetto di qualcosa di slegato dal resto della storia, cosa che non avviene nel libro perché il lettore conosce dei retroscena che allo spettatore sono negati.

We are accidents waiting

waiting to happen

postato da: animachecrepita alle ore 17:33 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, pensieri, musica, cinema, visioni, letture, radiohead
domenica, 16 marzo 2008

Oggi ricorre il trentesimo anniversario del sequestro Moro e mi sono tornate in mente delle riflessioni che feci tempo fa quando lessi un libro-intervista molto interessante: Brigate Rosse. Una storia italiana. L’intervistato è Mario Moretti, fondatore e anima delle BR, le intervistatrici Carla Mosca e Rossana Rossanda.

Indubbiamente, bisogna accostarsi a queste pagine con lo spirito di chi vuole solo capire e non giudicare. Ci sono dei passaggi che non lasciano indifferenti, in cui uno dei protagonisti di anni difficili della storia italiana mostra di aver creduto così fortemente nella sua causa da aver fatto una scelta difficile e dolorosa. Per quanto possano essere condannabili i metodi usati dalle BR, nessuno potrà affermare che dietro una dialettica macchinosa e rigida, dietro modi violenti non ci fosse passione e fede in quello che si stava facendo. E proprio quello che manca adesso in chi fa politica: la passione vera e il senso di appartenenza a un gruppo.

Ma ciò che maggiormente mi sconvolse nel leggere questo libro fu il fatto che dietro il sequestro Moro non ci fosse un motivo preciso. Volevano uno della dc, ma la scelta fu dettata dal caso. Infatti, Moro era solito recarsi ogni mattina a messa nella stessa chiesa e fare lo stesso percorso per andare a lavoro. Da quando l’ho scoperto non faccio altro che pensare: e se invece di Moro avessero preso Andreotti o Cossiga, le cose sarebbero andate in maniera diversa? Credo proprio di sì, e oserei  dire che sarebbero andate meglio.

 

postato da: animachecrepita alle ore 17:53 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, vita, letture, sottolineature, lettere vive, pseudoriflessioni politiche
sabato, 08 marzo 2008

Chi mi conosce bene sa la mia allergia a tutte le feste comandate e a quelle indotte da esigenze di mercato. Tra tutte quella più insulsa e avvilente e degradante è sicuramente quella della donna.

Prima di tutto, ancora non capisco perché bisogna festeggiare la morte di quelle poveracce che hanno perso la vita cento anni fa.

Secondo, che senso ha la festa? È un contentino per le frustrate giovani, e non, donne che hanno, per l’occasione, la libera uscita da casa e famiglia? O è un modo per segnare ancora il limite entro cui noi donne possiamo spingerci? Come dire: avete la festa della donna quindi gli altri giorni non rompete le palle, rimanete uno scalino sotto di noi?

Per quanto riguarda le manifestazioni sui temi importanti, quali aborto, lavoro e così via, si può sempre scegliere un altro giorno, anzi organizzare una manifestazione permanente sarebbe l’ideale.

Comunque parlando di donne, è uscito o uscirà a breve “Vogliamo anche le rose”, (di cui avevo letto già quest'estate)un film documentario incentrato sulla vita di tre donne che si intreccia con le vicende storiche degli anni settanta, e quindi il femminismo e le lotte per l’emancipazione. Forse la mia generazione non percepisce fino in fondo i grossi risultati che hanno ottenuto le donne dal ’68 in poi. Certo, poi c’è stata  una regressione pazzesca soprattutto in fatto di costume e sesso. Dopo una prima ondata di liberazione sessuale e rottura di tabù, ci troviamo ad avere nuovamente come modello di donna ideale la “mamma”, nei casi più assurdi la madonna, a causa del quale una donna è davvero completa solo se diventa madre, solo se compie l’atto per cui è stata creata: la procreazione. Per non parlare del fatto che una donna che ha comportamenti sessuali liberi è ancora bollata, anche e soprattutto dalle donne (e questo non finirà mai di procurarmi il vomito)come puttana ( e vari sinonimi). E se vogliamo farci definitivamente del male, parliamo del senso di colpa che porta le fanciulle ad avere bisogno di arricchire quello che è pur sempre un atto naturale con tutti i discorsi sull’amore, sul romanticismo, sulla persona giusta con cui farlo, sul “non buttarsi via”, e stronzate varie.

Il succo del discorso è: serve la festa della donna? La mia risposta è no. E per la cronaca: la canzone "Quello che le donne non dicono" mi provoca l'orticaria.

postato da: animachecrepita alle ore 20:19 | Link | commenti (1)
categoria:varie ed eventuali, pensieri, donne, visioni, vita, sensazioni, sentimenti, sottolineature
giovedì, 06 marzo 2008

Dopo una lunga agonia, la mia, sono tornati i miei personalissimi dei. Questo video è un'anticipazione bella da perdere il fiato, destabilizzante del prossimo album in uscita a maggio. Gli Afterhours: l'unico gruppo che rimane fedele a se stesso pur cambiando in continuazione. Non si ripetono mai e io li adoro, come adoro il loro modo di entrarmi sotto  pelle e aggrovigliarmi le viscere. 

Dedicata a chi diceva che dopo l'ormai penultimo album gli After sarebbero implosi.

Cambiare stile
falciando teste...
Cambiare amore...
Cambiare veste

postato da: animachecrepita alle ore 18:18 | Link | commenti (2)
categoria:pensieri, musica, vita, sensazioni, sentimenti, canzone del giorno, passione, afterhours
martedì, 04 marzo 2008

Se volessi misurare la qualità di un libro dalla quantità di pagine piegate, di sottolineature, di note di apprezzamento a matita, Soffocare di Chuck Palahniuk sarebbe molto in alto nella personalissima, e quindi confutabile, classifica dei miei libri preferiti. Poiché, però, non amo fare classifiche mi limito a dire che questa è un’opera spiazzante, non adatta ai puri di cuore, a chi è convinto di sapere cos’è giusto e cos’è sbagliato, a chi pensa che segnando sulla lavagna i buoni e i cattivi ci si ripari dalle responsabilità e si diventi migliori. È la storia amara ma esilarante di un ragazzo che, per mantenere sua madre pazza in una clinica, ogni sera in un ristorante diverso finge di soffocare con un boccone di traverso, in modo che chi lo salva diventi il suo angelo custode e gli spedisca del denaro regolarmente. Il protagonista è un sessodipendente che fa sesso occasionale solo per non sentire più niente, per dimenticarsi di tutto, almeno per qualche tempo.

L’io narrante ci mette di fronte a un sacco di cose al limite dell’aberrazione, in lui manca del tutto il senso del pudore, e dice: “Non credere di essere meglio di me. Non ti scandalizzare perché sai che tutti abbiamo in fondo qualcosa di losco e sporco in noi”.  

Non esiste dunque morale o messaggio edificante, ma solo una forte umanità, l’umanità del  sociopatico, dello scoppiato che, cristallino, si mostra per quello che è.  

 

Ecco un passo meraviglioso:

Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo. Sani di mente o pazzi. Stinchi di santo o sessodipendenti. Eroi o vittime. A lasciare che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi. A lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro.

oppure possiamo scegliere da noi.

E forse inventare qualcosa di meglio è proprio il nostro compito.

 

Grazie a Nuages, se non fosse stato per lui non l’avrei mai scoperto.

* citazione dal libro