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Utente: animachecrepita
la continua mancanza di qualcosa (a che scopo aggiungere tra gli amici gente di cui nemmeno si conosce cosa scrive nel proprio blog? perché questa smania insensata di ammassare "amici" come se fossero accessori per abbellire la propria pagina? qui io sono ciò che scrivo, se non ti interessa è del tutto inutile contattarmi)
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domenica, 27 luglio 2008

Nichi, don't drown in your tears. Tu le conosci bene le sconfitte e le sai affrontare. Push your head towards the air.

Push your head towards the air- Editors

If I lay face down on the ground
Would you walk all over me?
Have we learnt what we set out to learn?
Well come home, we will see

Now don't drown in your tears babe
Push your head towards the air
Now don't drown in your tears babe
I will always be there

When you fall and you can't find your way
Push your hand up to the sky
I will run just to, to be by your side
Don't you ever bat an eye

Now don't drown in your tears babe
Push your head towards the air
Now don't drown in your tears babe
I will always be there

I will tear the price from your head
Keep you from harm, that's what you said
There's people climbing out of their cars
Lining the roadside, trying to glimpse at the dead

Now don't drown in your tears babe
Push your head toward the air
Now don't drown in your tears babe
I will always be there

 

postato da: animachecrepita alle ore 18:33 | Link | commenti
categoria:musica, canzone del giorno, editors
sabato, 26 luglio 2008

 

Vorrei tornare sull’argomento rom che ho solo sfiorato in un precedente post associandolo, per altro, all’arresto di Karadzic. Leggendo un commento povero e banale sull’argomento mi è venuto in mente che, tempo fa, ho letto un libro che parla di confini, limiti materiali, ma anche mentali che sugli zingari fa un’ottima e acuta riflessione. Eccola:

È proprio attraverso la misurazione del mondo dei gage (cioè di tutti coloro che non sono zingari), scoprendone e sfruttandone le sfasature inevitabilmente presenti all’interno di una cultura, che i roma, ma anche altri gruppi di zingari, sono riusciti a costruirsi un mondo che permettesse loro di sopravvivere in una realtà violentemente antizingara. La cosa più importante per gli zingari è rimanere in mezzo ai gage; per fare questo, difendendo fortemente la loro identità culturale, sono disposti a vivere in condizioni di grande povertà materiale. Quel diritto alla marginalità che gli riconosciamo […]quando li vediamo sistemati nelle discariche, alle periferie delle città, sotto i ponti o gli svicoli stradali, corrisponde all’idea che loro stessi si sono costruiti sul possibile modo di usare il nostro spazio e di vivere a fianco di noi. Il confine diventa il luogo dove si crea meno fastidio, ma anche dove si è meno infastiditi.

[…]

La sfasatura rappresentata dal confine è per gli zingari non solo la base spaziale della loro territorialità, ma anche uno degli elementi fondamentali del loro sitema economico. Lo stare al margine permette di sapere cosa manca, spesso in quanto proibito, da una parte o dall’altra di esso; di scoprire delle nicchie libere interne a un’economia e di sfruttarle a proprio vantaggio[…]

La scelta di restare sul margine viene associata a una deviazione dalla norma, al non voler appartenere a uno degli insiemi che il confine stabilisce. È da questa incapacità di riuscire a classificare tramite le nostre categorie culturali gli elementi marginali, comunque visti come devianti, estranei, pericolosi, che scatta il meccanismo dell’esclusione. (Significati del confine – Piero Zanini)

 

Si ritorna sempre al solito punto, cioè il voler a tutti i costi classificare gli uomini, metter loro al collo una targhetta che dice come sono e come non sono in un modo che non consente alcun approfondimento. Da qui nascono gli equivoci e la caccia alle streghe e i campi di concentramento. Ci indigniamo per cose diverse da quelle per le quali dovremmo veramente digrignare i denti e combattere. La questione rom, che, chissà come mai, proprio ora è diventata un’emergenza (insieme alle immigrazioni), è solo un modo per distrarre i già tanto distratti italiani (vuoi mettere la fatica mentale è programmare e andare in vacanza!?), deviare la loro attenzione, in modo che le magagne rimangano nascoste dove sono. E nessuno ricorda che gli ebrei nella politica delirante di Hitler erano considerati ladri e causa della depressione tedesca. Sappiamo tutti come è andata a finire quella storia.

postato da: animachecrepita alle ore 20:53 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, pensieri, vita, letture, sensazioni, sentimenti, passione, sottolineature
venerdì, 25 luglio 2008

Non credevo mi sarei divertita così tanto al concerto degli REM, invece, a sorpresa mi ha addirittura esaltato. Micheal Stipe è davvero un vulcano di energia e sul palco non si limita a cantare, ma balla, ammicca, parla. E poi non ha paura di buttarsi tra la gente, di farsi abbracciare dalla folla. Cosa non comune fra i musicisti più acclamati. A livello strettamente musicale  tanto di cappello! Niente fuori posto, anzi dal vivo la loro musica è molto più frizzante e potente.

Nella scaletta mancavano, per il mio gusto personale, Shiny happy  people (che mi mette tanta allegria), Everybody hurts (che adoro), Daysleeper. Però la scelta dei brani è risultata lo stesso molto bella e azzeccata.

REM @ Neapolis Festival 2008REM @ Neapolis Festival 2008

Unica nota dolente: il terzo incomodo, anzi la terza incomoda che non ci ha permesso di godere ancora di più dello spettacolo, della giornata e dell’atmosfera. Adesso almeno sappiamo che non ce la trascineremo più ad un concerto.  

E poi che dire delle performance dei These new puritans e degli Editors? Davvero eccezionali. I secondi mi sono piaciuti di più anche perché li conoscevo già e hanno fatto pezzi che mi sono particolarmente graditi (The racing rat, Munich, Smokers out the Hospital Doors).

Editors @Neapolis Festival 2008

postato da: animachecrepita alle ore 18:16 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, pensieri, musica, visioni, vita, sensazioni, sentimenti, passione, rem , editors
martedì, 22 luglio 2008

Leggendo dell’arresto di quell'essere schifoso di  Radovan Karadzic, uno dei responsabili del genocidio per l’assedio di Sarajevo e per il massacro di Srebrenica, mi sono sorpresa (ma nemmeno tanto) a fare questa considerazione: si comincia con delle iniziative e delle leggi, magari blande, come  trovare un capro espiatorio per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dai veri problemi disegnando “l’altro” in questione come un mostro che ruba il lavoro, stupra le donne, ecc. o come prendere le  impronte digitali ai bambini rom,  per poi finire con dei veri e propri massacri. Il passo per finire nel baratro è davvero molto breve.       
Gli scontri tra etnie dovrebbero essere solo di questa natura:

postato da: animachecrepita alle ore 17:42 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, pensieri, musica, cinema, visioni, vita, sensazioni, sogni, sentimenti, passione, brano del giorno
lunedì, 21 luglio 2008

Ormai totalmente estraniata dalla realtà circostante, nel mio mondo onirico e allucinato che si sovrappone e si confonde con le visioni di film scovati chissà dove e soprattutto perché, ho incontrato il mio uomo ideale. Si tratta solo di un personaggio bidimensionale e sopratutto frutto della mia immaginazione, perché non lo conosco di persona e non so quasi niente di lui. Ho un’immagine di lui che non corrisponde probabilmente al vero, ma che fosse così sarebbe proprio quello che, se fossi vittima di forme linguistiche stereotipate e sessiste,chiamerei principe azzurro.  Si tratta solo di un paio d’occhi profondi che sembrano scrutare lontano, lontanissimo. Occhi da perdercisi dentro, che feriscono come lame.

ivan franek

 

Mercoledì grande serata di musica (almeno si spera): R.E.M. + The Editors. Pare che io e mia sorella abbiamo avviato una tradizione legata alla musica d’estate. De Gregori, Battiato, e adesso loro. Mi sembra una buona cosa.

 

Del futuro non parlo più. Lo farò solo a conti fatti.

 

 

Paolo Benvegnù è un signor artista:

Tu da me non hai che l'assenza
quello che ti resta e' la distanza
Tu da me non avrai che l'assenza (La distanza)

 

E poi c’è un brano di Caro Diario in cui Nanni Moretti sembra esplicare il mio pensiero e la mia condizione:

…io anche in una società più decente di questa mi troverò sempre con una minoranza di persone […] Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d’accordo con una minoranza…

 

postato da: animachecrepita alle ore 18:37 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, pensieri, musica, cinema, visioni, vita, sensazioni, sentimenti, passione, sottolineature
martedì, 08 luglio 2008

Nello stato di afosa cristallizzazione in cui mi trovo, buona cosa è dedicarmi alla visione di film che mi procuro e che per svariati impegni o per svogliatezza non vedo subito.

E c’è una terna di film molto diversi fra loro che meritano almeno un cenno.

“Che ora è” (1989), film di Ettore Scola con Massimo Troisi e Marcello Mastroianni (l’INgiustizia divina fa sì che muoiano artisti e uomini del loro calibro e lascia in vita mezze seghe da cinepanettone  e stronzate simili).

 

È un film incentrato sull’incomunicabilità, sulla difficoltà di istaurare un rapporto vero tra un padre assente che però vuole recuperare il tempo perso e un figlio che con i suoi amici, nel suo mondo è una persona totalmente diversa da quella che mostra a suo padre.

“L’arte del sogno”(2006), opera immaginifica di Michael Gondry. Nella vita del protagonista il sogno soverchia la realtà, è talmente “palpabile” da sovrapporsi e sostituirsi ad essa. È uno di quei film in cui ci si può aspettare di tutto, in cui la verosimiglianza non è un criterio assoluto del quale preoccuparsi.

 

“4 mesi, 3 settimane, 2 giorni” (2007), di cui si è sentito parlare tanto, insieme a quello che per chi ama schematizzare e catalogare tutto è la sua antitesi, cioè “Juno”. Il tema è quello sempre difficile da trattare, ma di cui  molti si prendono il lusso di parlarne dall’alto del loro superbo e bigotto piedistallo, cioè l’aborto. Il film è essenziale nelle riprese e nei dialoghi, ma ha la capacità di far piombare lo spettatore in un mondo duro, ingiusto, in cui al dramma dell’aborto si aggiunge la clandestinità dell’azione (infatti in pieno regime Ceausescu, l’aborto in Romania, dove è ambientato il film, era punito con la galera) senza però far trasparire il giudizio del regista, una morale di fondo.

postato da: animachecrepita alle ore 19:55 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, cinema, visioni, vita, passione
martedì, 01 luglio 2008

Sogno continuamente di ritornare in Giappone, e di rincontrare le persone care. Nei sogni non c’è traccia di un rimpatrio, come se mi recassi lì per rimanerci. E sono felice, mi sento a mio agio: niente apnee, né catene.

Chissà quando potrò tornarci nella realtà?

Mi piacerebbe questa volta fare un’esperienza diversa, magari fare come quelli che si recavano in pellegrinaggio nei grandi templi del Giappone; la letteratura è piena di diari di viaggio di questo tipo. Potrei percorre le strade che Kawabata descrive in Izu no Odoriko  (la danzatrice di Izu) o seguire le sue tracce, recandomi a Osaka e Kamakura. Oppure potrei errare come Basho e farmi cogliere dall’istantaneità della natura. Andare a Kyoto, chissà se mi prenderebbero come apprendista geisha (una volta per tutte: la geisha non è nella maniera più assoluta una puttana)?

Per il mio viaggio avrei bisogno di poco: la scotola di latta dove mettere il mio bento, un cuscino, e un taccuino per fermare i pensieri su carta.

遅き 日の

つもりて 遠き

昔かな

( Trad.:Nell'accumularsi dei lenti giorni, quanto è lontano il passato)

Yosa Buson

postato da: animachecrepita alle ore 19:13 | Link | commenti (4)
categoria:varie ed eventuali, pensieri, giappone, ricordi, vita, haiku, letture, sensazioni, sogni, sentimenti, passione