Vorrei tornare sull’argomento rom che ho solo sfiorato in un precedente post associandolo, per altro, all’arresto di Karadzic. Leggendo un commento povero e banale sull’argomento mi è venuto in mente che, tempo fa, ho letto un libro che parla di confini, limiti materiali, ma anche mentali che sugli zingari fa un’ottima e acuta riflessione. Eccola:
È proprio attraverso la misurazione del mondo dei gage (cioè di tutti coloro che non sono zingari), scoprendone e sfruttandone le sfasature inevitabilmente presenti all’interno di una cultura, che i roma, ma anche altri gruppi di zingari, sono riusciti a costruirsi un mondo che permettesse loro di sopravvivere in una realtà violentemente antizingara. La cosa più importante per gli zingari è rimanere in mezzo ai gage; per fare questo, difendendo fortemente la loro identità culturale, sono disposti a vivere in condizioni di grande povertà materiale. Quel diritto alla marginalità che gli riconosciamo […]quando li vediamo sistemati nelle discariche, alle periferie delle città, sotto i ponti o gli svicoli stradali, corrisponde all’idea che loro stessi si sono costruiti sul possibile modo di usare il nostro spazio e di vivere a fianco di noi. Il confine diventa il luogo dove si crea meno fastidio, ma anche dove si è meno infastiditi.
[…]
La sfasatura rappresentata dal confine è per gli zingari non solo la base spaziale della loro territorialità, ma anche uno degli elementi fondamentali del loro sitema economico. Lo stare al margine permette di sapere cosa manca, spesso in quanto proibito, da una parte o dall’altra di esso; di scoprire delle nicchie libere interne a un’economia e di sfruttarle a proprio vantaggio[…]
La scelta di restare sul margine viene associata a una deviazione dalla norma, al non voler appartenere a uno degli insiemi che il confine stabilisce. È da questa incapacità di riuscire a classificare tramite le nostre categorie culturali gli elementi marginali, comunque visti come devianti, estranei, pericolosi, che scatta il meccanismo dell’esclusione. (Significati del confine – Piero Zanini)
Si ritorna sempre al solito punto, cioè il voler a tutti i costi classificare gli uomini, metter loro al collo una targhetta che dice come sono e come non sono in un modo che non consente alcun approfondimento. Da qui nascono gli equivoci e la caccia alle streghe e i campi di concentramento. Ci indigniamo per cose diverse da quelle per le quali dovremmo veramente digrignare i denti e combattere. La questione rom, che, chissà come mai, proprio ora è diventata un’emergenza (insieme alle immigrazioni), è solo un modo per distrarre i già tanto distratti italiani (vuoi mettere la fatica mentale è programmare e andare in vacanza!?), deviare la loro attenzione, in modo che le magagne rimangano nascoste dove sono. E nessuno ricorda che gli ebrei nella politica delirante di Hitler erano considerati ladri e causa della depressione tedesca. Sappiamo tutti come è andata a finire quella storia.