cosa sono
Utente: animachecrepita
la continua mancanza di qualcosa (a che scopo aggiungere tra gli amici gente di cui nemmeno si conosce cosa scrive nel proprio blog? perché questa smania insensata di ammassare "amici" come se fossero accessori per abbellire la propria pagina? qui io sono ciò che scrivo, se non ti interessa è del tutto inutile contattarmi)
commenti recenti
Sottoscrizione a favore di Nichi Vendola Presidente 2010 su Facebook
archivio
categorie
links
foto recenti
bottoni
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
counter
visitato *loading* volte
sabato, 30 agosto 2008

… dei film di Kaurismaki

 

Che cosa le devo, allora?

Se mi vedi a faccia in giù sulla strada, rivoltami.

 

 

Sono stato sulla luna.

Davvero? E come l’hai trovata?

Molto tranquilla.

Hai incontrato nessuno?

Veramente no, sai, era domenica.

È per questo che sei tornato?

Sì sì, e anche per altri motivi.

 

Tratti da L’uomo senza passato di Aki Kaurismaki

 

È un film realistico e surrealista allo stesso tempo, ciò che riesce solo ai grandi artisti. Alla cupezza delle immagini e dell’ambiente si mescolano  la freschezze e l’umorismo dei dialoghi. I personaggi sembrano poco convinti di quello che stanno facendo ma si trascinano nelle azioni quotidiane e in quelle importanti, spinti da una forte umanità. La trama è abbastanza semplice: un uomo giunto in città da chissà dove viene picchiato selvaggiamente e a causa di ciò perde la memoria. Fugge dall’ospedale in cui lo credevano già morto e trova rifugio presso una povera famiglia. Non senza difficoltà riesce pian piano a rifarsi, nel vero senso della parola, una vita, trovando anche l’amore. Il finale è molto tenero.

 

PS: Ma perché scopro le cose sempre in ritardo rispetto al momento in cui accadono? Da una parte sono fortunata, così posso dire di avere ancora in serbo per il futuro perle da vedere leggere o ascoltare.

 

Con la colonna sonora il regista ha sicuramente fatto centro, formidabile.

postato da: animachecrepita alle ore 20:45 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, pensieri, cinema, visioni, vita, sensazioni, sentimenti, passione, sottolineature, kaurismaki
giovedì, 28 agosto 2008

Dopo aver visto Into the wild  mi è ritornato il desiderio solo assopito di fare un’avventura analoga, cioè  zaino in spalla vedere fino a che punto si può arrivare. Assaggiare la libertà, quella vera. Svincolarsi dalle convenzioni sociali, emanciparsi dai futili pensieri della quotidianità. Sarebbe bello trovarsi faccia a faccia con questa nuova verità, solo io e la natura. Buttarsi alle spalle qualsiasi preoccupazione, qualsiasi affanno, qualsiasi smania di arrivare. I traguardi non esistono se smettiamo di pensarci. Non ho bisogno di una casa, di un lavoro, di soldi, di tanti vestiti, di decine di paia di scarpe. Mi basta il cielo da guardare e la terra sulla quale addormentarmi, un po’ di cibo e un po’ d’acqua e la mano gentile di qualcuno nei momenti in cui la solitudine si fa macigno. Certamente l’unica cosa che ancora mi manca per la realizzazione di questo sogno è l’audacia, non di affrontare pericoli o cose del genere, ma di mettere in pratica un sogno. In poche parole: il coraggio di essere felice.

postato da: animachecrepita alle ore 17:13 | Link | commenti
categoria:pensieri, musica, cinema, visioni, vita, sensazioni, sogni, sentimenti, passione, sottolineature
mercoledì, 27 agosto 2008

Per scrivere un libro come La famiglia Winshaw devi essere indubbiamente un ottimo scrittore. Per scrittore intendo una persona che sa usare in maniera perfetta le parole, che sa lavorare il dettaglio, un professionista a cui non sfugge alcun minuzia sebbene di poco conto e che sa tessere la storia o le storie in modo che tutto alla fine combaci, che non ci sia nessuna sbavatura. E Johnatan Coe è sicuramente degno di questa qualifica.  La sua opera ha in sé parecchi elementi che la rendono composita e leggibile per vari livelli: il noir, le memorie familiari, il racconto personale, il documentario.  Al di là di queste semplicistiche stratificazioni si erge la contrapposizione tra il narratore - giovane scrittore che ha già esaurito la sua vena artistica, frustrato anche dal punto di vista amoroso – e quella famelica, avida e potente famiglia Winshaw, colpevole di svariate riprovevoli azioni compiute ai danni della società che si ripercuotono sulla vita del narratore, segnandolo pesantemente.

Il titolo originale - What a crave up (Che casino)– rende di più l’idea della concatenazione di eventi e di personaggi che popolano il romanzo, che non bisogna dimenticare è anche di denuncia verso le ingiustizie e le sopraffazioni derivanti dalla società e dall’economia moderne.

Nondimeno, essendo forse abituata a scrittori che scrivono come se usassero coltelli, il libro, a mio avviso ,manca leggermente di tensione emotiva.

Grazie Ale.

postato da: animachecrepita alle ore 11:50 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, pensieri, vita, letture, sensazioni, amiche, sottolineature, lettere vive
lunedì, 25 agosto 2008

Prima: Stare un pomeriggio sul prato senza scarpe ti fa capire quanto queste ultime siano uno strumento di costrizione e alienazione, che occlude il contatto con il mondo.

Seconda: Se io non vado da Vinicio, Vinicio viene da me. Dopo essermela presa tanto per non riuscire ad andare ad un suo live, del tutto inaspettatamente, quando il concerto stava per finire e stavo per andarmene, vedo apparire Capossela sul maxischermo con il tipico mantello di montone (o altro). Non ci potevo credere, ho sgranato gli occhi, caso mai i fumi dell’alcol altrui avessero offuscato le mie facoltà mentali; no, non era una visione era proprio lui. Ha cantato solo “Il ballo di San Vito” – c’era da aspettarselo- in una versione ripensata rispetto a quella del disco. Che magnifico regalo!

Terza: Mi sa che sto diventando brava, se riesco a farmi invitare a ballare da uno che pareva un esperto. In più, non ho alcun dolore post maratona danzante e varie altre vicissitudini tipo: rimanere in equilibrio tra spinte, passaggi, ecc., dormire a terra ovunque, aspettare il treno che sarebbe appropriato chiamare Godot.

postato da: animachecrepita alle ore 10:39 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, pensieri, musica, ricordi, visioni, vita, sensazioni, sentimenti
venerdì, 22 agosto 2008

Devo scriverlo, altrimenti non sembra vero: domani vado, per la seconda volta, a La Notte della Taranta. Il mio umore non è dei migliori per una serie di motivi, e così anche se il mio oroscopo diceva non devi perdere la fiducia, sento proprio che è ciò che ho irreparabilmente perso. La fiducia in un futuro che, se non roseo, sia almeno accettabile, la fiducia nella possiiblità di cambiamento, la fiducia in me stessa e nelle mie capacità. Quindi, tutto passa in secondo piano, e ciò che mi rende allegra solo un lieve e lontano avvenimento.

Mi ritrovo ad essere come Irene

Guadagni dei punti quando vuoi
riaffiori per cadere poco dopo in apnea
ti accorgi infine che non hai concluso
niente di niente
Quando ti uccidi tu ti diverti di più (Ridi Irene ridi- Moltheni)

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

domenica, 17 agosto 2008

Come tutti quelli che hanno ShinyStat, anch’io ogni tanto vado a dare una sbirciatina alle statistiche e scoprire, da quel poco che se ne riesce a cavare, che tipologia di lettori ha questo blog. Ciò che si scopre è che le provenienze sono molto varie, dall’Italia e dall’estero, e che chi arriva qui lo fa principalmente attraverso un motore di ricerca, dunque usa delle chiavi di ricerca. E su quest’ultime si potrebbe fare una tesi. Molte di esse sono titoli e versi di canzoni, qualcuno chiede le spiegazioni, alcune sono relative a libri (a sorpresa molto richiesta è: e quando te ne vai non illuderti di coltivare assenze e molte altre frasi prese da Non si muore tutte le mattine di Capossela. ), alcune riguardanti concerti e cose simili. Insomma, tutto nella norma, anzi è possibile affermare che sono anche delle chiavi abbastanza “alte”(in relazione a quelle lette qua e là in altri blog), se non fosse che un giorno scopro con mio enorme shock due o tre chiavi che non so cosa mai possano c'entrare con quello che scrivo. E sono: consigli per leggere bene in chiesa, requisiti per diventare prete, essere lasciata per diventare prete (oltre al fatto che sintatticamente è una frase sbagliata, cara, non so cosa dirti). Ma anche: stronzate foggiane (?), casalinga perfetta (se cerchi consigli sei nel posto sbagliato), una scenetta divertente sulle persone grasse (ti pare intelligente ridere di cose del genere?), giapponesine sexi (varie e varie cliccate, cosa cercavi le foto?), pace prosperità e lunga vita al sultano (?), camminare con i tacchi sul tatami (non si fa assolutamente, ti impiccano per una cosa del genere!).

postato da: animachecrepita alle ore 20:54 | Link | commenti (3)
categoria:varie ed eventuali, pensieri, vita, sottolineature
sabato, 16 agosto 2008

È giunto il momento di restituire l’Omamori (lett. protezione: sacchetto portafortuna che si vende nei templi buddisti e shintoisti) del  Meiji Jingu, che ormai ha passato l’anno e, come si sa, deve ritornare al santuario. È ora di staccarsi da una serie di ricordi legati a quel sacchetto e al suo gemello celeste donato a una persona pensata cara rivelatasi tutt’altro, e chissà che, chiudendosi il ciclo dell’Omamori, trovi finalmente l’armonia che tanto mi manca, per quanto possa mancare una cosa mai posseduta. Forse nel sacchetto metterò qualcosa di me (non so ancora che cosa), magari il suo richiamo mi condurrà nuovamente lì.<o:p>

postato da: animachecrepita alle ore 12:05 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, pensieri, visioni, vita, sensazioni, sentimenti, tokyo
venerdì, 08 agosto 2008

[…] – Ma cosa devo fare, allora?

- Danzare, - rispose. – Continuare a danzare, finché ci sarà musica. […] Devi danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno.

 

Dance dance dance di Haruki Murakami diventerà un libro che mi ricorderà quest’estate. Forse non è stato un caso comprarlo e leggerlo proprio ora, proprio in questo periodo. Quando si dice il potere dei libri. Sembra che abbiano vita propria e siano fatti per comunicarti messaggi. E sto parlando di messaggi del tutto indipendenti dalla volontà dell’autore. Leggi, quelle parole si infiltrano tra gli spazi vuoti dell’anima e scoppiano come mine antiuomo, che non uccidono, ma fanno parecchio male. Perché ti feriscono? Perché riesci a comprenderne il senso profondo, ma dopo un po’ scivolano via, lasciandoti senza spiegazioni.

È la storia di un giovane uomo che attraverso un percorso doloroso, a tratti macabro e misterioso, riprende in mano le redini della sua vita, abbandona un mondo visionario fatto di sogni e pensieri per acquistare la consapevolezza della realtà che lo circonda, per ricostruire i contatti con il mondo reale. Le conquiste più importanti si fanno “danzando”, cioè procedendo, muovendosi, in definitiva vivendo, senza pensare troppo a ciò che si sta facendo, ma lasciandosi trasportare solamente dalla “musica”, metafora dello scorrere ritmato della vita.

 

… ci sono persone che riconoscono la mia “normalità” e ne sono attratte. Queste rare persone e io ci attiriamo a vicenda, come pianeti sospesi nel buio dell’universo, che una forza irresistibile avvicina l’uno all’altro, per poi allontanarli di nuovo. Mi cercano, creano un rapporto con me e un bel giorno se ne vanno. Possono essere amici, amanti, mogli. Anche nemici. Ma sempre, prima o poi, se ne vanno. Per stanchezza, disperazione, o perché le cose che avevano da dire si sono esaurite, come un rubinetto che non dà più acqua. Da me ci sono due porte, una per entrare e una per uscire. Rigorosamente divise. […]Possono variare le possibilità, ma tutti finiscono per andar via. C’è chi è andato via per sperimentare nuove possibilità, chi per risparmiare tempo. Qualcuno è morto. Fatto sta che non è rimasto nessuno. Tranne me, unico superstite. La loro assenza è sempre con me. Le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassa voce, aleggiano come polvere negli angoli di casa mia.

mercoledì, 06 agosto 2008

A parte il titolo italiano del tutto inadeguato (sembra voler dare la parvenza di qualcosa di esotico, etnico) La Sposa turca (cioè Gegen die wand, letteralmente Contro il muro, sicuramente meglio l’originale) è un bellissimo film in cui diverse desolazioni si incontrano e si trasformano in amore, anch’esso disperato e fatalmente impossibile. Gli attori protagonisti sono fantastici, hanno una carica espressiva davvero preziosa. Lui, Birol Unel, è magnetico. Del tutto appropriata la colonna sonora che mischia brani del folklore (?) turco e pezzi rock tra i quali spicca, e soprattutto si ripete ossessivamente nella mia mente, I feel you dei Depeche Mode. Insomma, un film che ti soffoca per quanto è doloroso, ma allo stesso tempo dolce nel mostrare il processo di innamoramento del protagonista.

Sconsigliato a chi ama i “e vissero tutti felici e contenti…”  

postato da: animachecrepita alle ore 21:10 | Link | commenti
categoria:
martedì, 05 agosto 2008

Solo ieri, causa anche mia disattenzione e assenza, vengo a sapere che al Carpino Folk Festival oggi ci sarà niente di meno che Vinicio Capossela. Cazzo, penso, questa è la volta buona che riesco ad andare ad un suo concerto e, armata di molta pazienza, perché so quanta ce ne vuole per organizzare una trasferta di questo tipo, mi metto all’opera e comincio a pianificare. Bene, non avendo un mezzo di locomozione proprio, l’unico modo per viaggiare è affidarmi ai mezzi pubblici, anche se i risultati sono spesso disastrosi (vedesi post precedente). Ma il mio gusto per l’avventura ci guadagna, assolutamente. Non passa troppo tempo e subito crolla qualsiasi progetto. Dico solo che è molto più facile attraversare il mondo che spostarsi da un comune all’altro della provincia per una distanza di soli 97 km, una sciocchezza.

Allora, si sa, i trasporti pubblici in Italia fanno schifo, hanno migliaia di difetti, a maggior ragione se parliamo del sud e bla bla bla. Però, una considerazione di tutt’altro tipo bisogna pur farla, cioè, vogliamo parlare delle colpe degli organizzatori di questi eventi? È inutile lamentarsi che in Puglia si dà molta più importanza al Salento e agli eventi di quella zona, che vengono pubblicizzati di più, invece, il povero Gargano, cenerentola tra le cenerentole, è lasciato in balie degli avvenimenti, privato di qualsiasi supporto da parte delle istituzioni. Un motivo ci sarà per tutto questo. E secondo me è che gli organizzatori non sono buoni organizzatori, o lo sono ma tengono nascosta questa dote.  Non credo di avere particolare talento nel pianificare le cose, ma sono dotata di un certo senso pratico e esperienza da spettatrice che mi permette di affermare con decisione che c’è una certa leggerezza nel fare le cose. Prima di tutto, se vuoi rivolgerti a un vasto pubblico e finalmente uscire dalla nicchia di manifestazione locale, devi pensare a far circolare la voce su quell’evento (sui metodi e mezzi c’è ormai l’imbarazzo della scelta), coltivare i rapporti con la stampa (ciò passa dalla creazione di un ufficio stampa come si deve), considerare la maniera in cui i probabili spettatori possano approcciarsi alla manifestazione ( ci sono quelli che vengono in macchina: abbiamo abbastanza parcheggi? Ci sono quelli che vorrebbero venire con i treni, sapendo che la stazione dista tre km dal luogo dell’evento la cosa migliore non sarebbe mettere un servizio di navette, anche a pagamento,che dalla stazione portino al centro abitato? And so on.). Insomma, prima di tutto farsi un sacco di domande, vagliare tutti i possibili incastri. Che poi non ci sono abbastanza mezzi e le cose vanno un po’ storte, non fa niente, si possono sempre aggiustare negli anni. Qualcuno si accorgerà delle buone intenzioni e verrà a supplire a quelle mancanze.

Attacco di superbia acuto: se solo qualcuno si accorgesse della validità delle mie idee e potessi metterle in pratica, il mondo sarebbe migliore...

Intanto, mi consolo con Dance Dance Dance di Murakami Haruki e con I feel you dei Depeche Mode (che da quando ho visto La sposa turca non riesco a togliermela dalla testa).