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la continua mancanza di qualcosa (a che scopo aggiungere tra gli amici gente di cui nemmeno si conosce cosa scrive nel proprio blog? perché questa smania insensata di ammassare "amici" come se fossero accessori per abbellire la propria pagina? qui io sono ciò che scrivo, se non ti interessa è del tutto inutile contattarmi)
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domenica, 26 ottobre 2008

Oggi pomeriggio ho  fatto una scoperta che mi ha rallegrato non dico l’esistenza, ma la domenica pomeriggio sì: quel genio del marketing e del male (diciamocelo!) di Moccia ha sfornato un nuovo libro dall’accattivante titolo di “Amore 14” che lascia presagire a contenuti davvero profondi. Lo stesso autore- che ha una voce al limite dell’imbarazzante, per non parlare del suo eloquio sciatto e privo di verve- ha detto che si tratta della storia di tre generazioni, figlia mamma e nonna, e dell’amore. Ah beh, sentivamo la mancanza di un librettino infarcito di stronzate giovanilistiche in cui i protagonisti parlano come deficienti e si comportano anche peggio. Ringrazieremo il cielo se la sua ultima fatica non darà il via a una delle mode idiote come i lucchetti su Ponte Milvio e le scritte “Io e te TMSC” (scusate se la scritta forse non è giusta). Come se non avessimo già i nostri bei problemi, come se l’Italia non andasse a rotoli da sola! E io mi chiedo come cazzo è possibile che imbrattacarte che hanno come unico talento quello di sapersi vendere possano pubblicare le loro scialbe storie. Cos’è che è andato a male? Perché? E non mi si dica che queste cose purtroppo vendono, che sono lo specchio della società e che l’editoria è in crisi e bla bla bla.

Insomma, non contenti del promo, che già mi aveva disgustato oltremodo, si fa una lettura di un brano del succitato testo. Un linguaggio da prima elementare, una povertà lessicale da paura, della sintassi è meglio non parlare.

Allorché, ridendo ancora della ridicolaggine  della situazione e del saggio dell’ “opera” del futuro premio Nobel per la letteratura ho avuto una di quelle idee geniali che ti vengono quando sei al massimo dell’indignazione. Ho detto a mia sorella: “Ma perché invece di uccidere Saviano non fanno fuori Moccia? Sarebbe uno scambio più che giusto, la camorra guadagnerebbe punti a non finire.”

Dai facciamo una petizione!

giovedì, 23 ottobre 2008

da-solo-vinicio capossela

O meglio, il cd di Vinicio Capossela. Con grande incanto scopro che a suonare c’è anche quel genio di Enrico Gabrielli, oltre a curare l’arrangiamento di fiati e archi della maggior parte delle canzoni. E dire che avevo riconosciuto il tocco nelle due canzoni che avevo ascoltato in anteprima. È naturale che la mai primissima impressione sia più che positiva.



postato da: animachecrepita alle ore 16:24 | Link | commenti (5)
categoria:pensieri, musica, vita, sensazioni, sentimenti, canzone del giorno, passione
mercoledì, 22 ottobre 2008

Ascoltato il discorso di quello lì, quello che avete eletto presidente del consiglio, mi è venuta una folle voglia di iscrivermi nuovamente all’università, giusto per spiegargli che le occupazioni non sono mai state permesse dalle autorità, eppure si sono fatte e si faranno. E soprattutto nessuna minaccia ha mai bloccato questo tipo di azioni.

Se c’è la possibilità di un risveglio delle coscienze ben vengano le manifestazioni, le occupazioni, le guerriglie.

Intanto, mi accorgo di essere l’esempio lampante di ciò che si dice riguardo ai malesseri psicosomatici. In effetti, se il benessere fisico va a braccetto con quello psichico, basta guardarmi per capire che sono alla frutta. Nonostante abbia preso la sana abitudine di alzarmi presto per andare a correre (è incredibile come sia diventata quasi una droga di cui comincio a non poterne fare a meno), il mio corpo si sta disfacendo lentamente, ma inesorabilmente. A cominciare dagli occhi che diventano sempre più miopi e che, causa visita oculistica e conseguenti gocce dilata-pupille, sembrano essere quelli di una tossica. Per non parlare della gola e dei due lieti mesi di tosse che mi ha regalato, e della pancia gonfia (da alcolizzata) derivati dalla terapia al cortisone(evviva i rimedi naturali), e dei mal di testa che  così frequenti non li avevo da tantissimo tempo, e di tutti gli altri acciacchi che sanciscono l’inesorabile fine della mia giovinezza. Insomma, chi mi vede capisce subito che non è un grna bel periodo. O forse è solo una questione di endorfine.

venerdì, 17 ottobre 2008

A parte il fatto che ho dovuto vederlo scritto per capire che si trattava di melamina e non melanina (le cose ovviamente non mi quadravano), il rischio di avvelenamento  e il relativo allarmismo sono infondati. Si è voluto creare un caso eclatante bello e buono. Infatti, è vietata la vendita e quindi impossibile il consumo da parte nostra dell’alimento incriminato e di suoi simili. Non c’è niente da temere visto che quei prodotti non sono destinati a finire sugli scaffali dei nostri supermercati, tutt’al più si possono trovare nei negozi prettamente cinesi(rimane il fatto che ne è vietata la vendita) dove vanno a comprare soprattutto cinesi. Quindi chi crede che il terribile nemico giallo voglia fare le scarpe al bel paese rimarrà deluso nel constatare l’inconsistenza dell’allarme. Anzi è proprio il BelPaese (Galbani) a dover destare più preoccupazione, con tutte le magie fatte  in uno stabilimento per “rianimare” prodotti già morti o moribondi, contraffacendo l’etichette  and so on.

Insomma, tutto nella norma: si trovano vie attraverso le quali una notizia di poca rilevanza diventa un caso nazionale al solo fine di coprire le magagne, di non far uscire allo scoperto certe cose. E se si catalizza l’attenzione sul problema dell’altro, dell’extracomunitario, ancora meglio perché così si ha un buon capro espiatorio, qualcuno sul quale proiettare tutti i nostri fallimenti e le nostre colpe. 

postato da: animachecrepita alle ore 21:54 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, pensieri, vita, mestizia, smadonnamenti, pseudoriflessioni politiche
martedì, 14 ottobre 2008

La prima notizia ascoltata mentre ancora assonnata mi preparavo per andare a correre è che Roberto Saviano sarebbe stato ammazzato entro dicembre. Cioè mentre mi apprestavo a fare cose consuete, qualcuno ha sfiorato (?) una condanna a morte solo perché non si è arreso alla violenza e all’egemonia soffocante della camorra, denunciando in prima persona gli atti e gli attori di questo cancro. Non so perché ma quando sento di lui o leggo ciò che scrive cresce in me una tristezza immensa, un’amarezza difficile da scacciare. Perché un ragazzo deve rinunciare a così tanto, alla sua libertà di muoversi, di risiedere in un posto fisso, di coltivare amicizie e altri rapporti, di non avere paura? Perché paga lui per le colpe degli altri? Perché è lui ad essere privato dei suoi diritti? È una cosa che non riesco a concepire. Ciò che più mi colpisce è la sua solitudine, il vuoto che c’è intorno a lui, un vuoto che emerge spesso dalle sue parole, la convinzione di aver fatto la cosa giusta, ma allo stesso tempo che la sta pagando troppo cara. È quello che penso anch’io.

 

«È stata dura, durissima, all’inizio pensi che ce la puoi fare...poi ti accorgi di aver perso tutto, gli affetti, le amicizie, i legami. Le uscite blindate mi hanno fatti diventare un uomo peggiore, una persona ossessionata, chiusa, sospettosa. Ma quando c’è in ballo la vita hai come l’impressione che non esista più niente di vero, di importante perchè ogni cosa può finire da un momento all’altro. Mi lacera il sacrificio di un affetto importante».
«Non so se rifarei tutto quello che ho fatto - ha continuato Saviano - Sono sicuro di aver compiuto una cosa importante, ma non c'è mattina in cui mi chiedo perchè l'ho fatto e non mi so rispondere, non so se ne valeva davvero la pena».

(Fonte)

postato da: animachecrepita alle ore 16:38 | Link | commenti (4)
categoria:varie ed eventuali, pensieri, vita, letture, sottolineature, mestizia, vaniloqui e illuminazioni
sabato, 11 ottobre 2008

Sto leggendo Velocemente da nessuna parte di Grazia Verasani. È una lettura che mi sta dando molto in termini di intensità. Conoscevo già la scrittrice per l’altro bel romanzo, Quo vadis baby?, che ha la stessa protagonista di quello che sto leggendo ora che è il punto di forza dei due libri. Giorgia Cantini è un’investigatrice privata, sola più che single, che riempie i vuoti lasciati dal suicidio della sorella con l’alcool, con le sigarette, con storie fugaci, persa tra i ricordi e gli eventi presenti che si intersecano senza sosta. Nonostante sia considerato un noir credo ci sia in questo romanzo molto altro rispetto alla ripetizione di cliché e di protagonisti a cui si presta sempre il genere. Un brano che mi è rimasto impresso e che avrei voluto pronunciare io, perché è così semplice e chiaro, così cinico, ma allo stesso tempo si vede che è stato “partorito” con la profonda consapevolezza del dolore che c’è dietro tutto questo:

 

La fine di una storia non è mai una passeggiata, e l’amore è come quei percorsi di montagna dove è più difficile scendere che salire. Chi non ci vuole non ci vuole. E le ragioni non contano, anche quando restano inespresse. Inutile insistere. Inutile come il novantanove percento delle lettere che si scrivono in questi casi.

 

Il titolo è tratto dalla canzone Nowhere fast degli Smiths.

And when I'm lying in my bed

I think about life

And I think about death

And neither one particulary appeals to me

lunedì, 06 ottobre 2008

Sabato pomeriggio strano. L’ho passato in piena solitudine e in perfetto silenzio a cucinare. E mentre sfornavo pan brioche e crostate (venute egregiamente) pensavo che questa condizione, cioè la solitudine il silenzio mi è così tanto congeniali da averne paura. Perché una persona che non teme il completo isolamento fisico e mentale, potrebbe anche passare la vita così e non accorgersi dell’esistenza della altre persone e della bellezza dello scambio.

D’altronde può essere vero anche il contrario: una vita in compagnia unicamente di te stessa ti rende totalmente autosufficiente  e lontana dalle delusioni. Quest’ultimo pensiero l’ho concepito solo ora, dopo che ho preso nota del dolore che prova una persona a me cara a causa di un’altra persona. Forse ha ragione Buddha, bisogna allontanarsi dalle cose terrene per guardarle nella loro caducità, essere al di là del bene e del male (come dice Battiato). Tutto giusto, certo, ma chi ci riesce?

*ç„¡: vuoto

postato da: animachecrepita alle ore 18:08 | Link | commenti (2)
categoria:varie ed eventuali, pensieri, giappone, ricordi, vita, amiche, sentimenti, passione, vaniloqui e illuminazioni
venerdì, 03 ottobre 2008

Ieri ho fatto una minimaratona cinematografica guardando le avventure on the road dei Leningrad Cowboys, cioè Leningrad Cowboys go America e Leningrad Cowboys meet Moses. Si tratta di due film di Aki Kaurismaki, entrato ormai appieno nel mio olimpo personale.  Nel primo un gruppo musicale composto da musicisti alquanto strampalati – basti guardare il loro look - dalla Siberia va in America per cercare fortuna e diventare una rock ‘n’roll band  in piena regola, di quelle osannate dalle folle. Ma le cose non vanno come devono andare e si ritrovano ad attraversare gli Stati Uniti tenuti a stecchetto dal loro terribile manager Vladimir  per approdare in Messico a fare d’accompagnamento ai matrimoni. Proprio in Messico comincia il sequel: ormai i cowboy venuti dal freddo sono diventati dei nullafacenti impestati dalla tequila. A riportarli sulla “retta via” ci pensa Moses, al secolo Vladimir che, smessi i panni da impresario, è diventato profeta e si impone il compito di ricondurre i suoi protetti nuovamente in patria. E ci riuscirà attraversando una serie di peripezie. I due film sono delle favole non edificanti, in cui l’elemento surreale è predominante come è centrale una comicità spicciola, ma a tratti disarmante. La musica fa da collante agli avvenimenti.

Fortissima la scena in cui, seduto alla panchina della stazione di Lipsia, Moses si scontra a colpi di Bibbia con un giovane di nome Lenin che risponde con la lettura de Il Capitale di Marx. In mezzo ai disputanti c’è un terzo che gusta beato un gelato del Mc Donald. Come dire: mentre le due ideologie si scontrano il capitalismo agisce indisturbato.