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Utente: animachecrepita
la continua mancanza di qualcosa (a che scopo aggiungere tra gli amici gente di cui nemmeno si conosce cosa scrive nel proprio blog? perché questa smania insensata di ammassare "amici" come se fossero accessori per abbellire la propria pagina? qui io sono ciò che scrivo, se non ti interessa è del tutto inutile contattarmi)
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venerdì, 28 novembre 2008

A una come me, alla quale non ne va mai bene una, perseguitata da Saturno e tutta la sua stirpe maledetta, una che viene dimenticata molto in fretta, una dalla quale è facile fuggire o fare finta di evaporare, insomma a una per la quale verve  è solo il nome di un gruppo musicale non malvagio fa sempre strano ricevere una telefonata di prima mattina, niente di meno che da Seattle, da una persona che in un misto di native English e basic Japanese  ti dice di pensarti ancora nonostante siano trascorsi quasi due anni. E bisogna anche crederci, la distanza annulla qualsiasi supposizione di calcoli e tornaconti. Una chiacchierata per il solo gusto di raccontarsi per non perdere il filo delle nostre e delle altrui vite – Tabata-san che attraversa il Giappone in bicicletta!- e per ridere un po’ intorpiditi dai fumi dell’alcool (suoi) e il caldo del letto (mio).  Che soddisfazione sentirsi dire che ha ascoltato il mio gruppo preferito live a New York e che avevo ragione: sono proprio bravi!  In un momento di petite madeleine al contrario, il gusto dell’intruglio dolciastro e schiumoso di Starbucks ha invaso le mie papille e ho cominciato a canticchiare questa canzone…

 

sabato, 22 novembre 2008

Quando sento frasi del tipo: “Sai, sono fatto così, sono senza filtri…” mi viene voglia di urlare contro chi ha pronunciato una simile perla, insultarlo malamente e subito dopo picchiarlo con una spranga di ferro. Cosa significa essere senza filtri? Che hai il diritto di dire e fare cazzate?E perché ti arroghi questo diritto? Il bello della faccenda è che il possessore di tale “virtù” non se ne vergogna, anzi ne fa sfoggio come se fosse il migliore fra gli uomini, il giusto per antonomasia. Chi usa questa espressione per autodefinirsi vorrebbe che venisse letta come una proclamazione del suo essere senza sovrastrutture, limpido e sincero, nature, però in realtà nasconde il suo essere profondamente cafone. La verità che questi individui credono di possedere e di diffondere è solo una giustificazione alla propria rozzezza. Posto che la Verità, come concetto assoluto non esiste, le verità parziali personali non sono sempre la cosa più giusta. I filtri servono e come! Cosa succederebbe se l’acqua che arriva nei nostri rubinetti non venisse filtrata? Ci ammaleremmo tutti di colera o peggio diventeremmo radioattivi. Quindi che si smetta di fare i Rousseau della domenica, con tutte le cazzate sulla spontaneità e la naturalezza. Avete voluto la civiltà e ora ve la tenete e ne seguite le regole!

I viaggi in treno sono una buona occasione per abbandonarmi alla nostalgia del Giappone. Lo so che sono una nippofanatica (ne ho conosciuti di peggiori), ma ogni volta che sento squillare una suoneria idiota nel mio vagone non posso fare a meno di pensare alla pace che si ha nei treni giapponesi, dove gli unici suoni che si riescono a percepire fievolmente sono quelli di pagine di libri o giornali che vengono girate. Uno sfarfallio beato accompagnato da un vocio sommesso, impercettibile. E quando per sbaglio qualcuno dimentica di abbassare la suoneria e gli squilla il telefono, dopo essere stato guardato in malo modo da tutti, si inchina in segno di scusa e scende alla prima fermata disponibile per continuare la chiamata. Niente di paragonabile al campionario di bestie da circo che affollano, ahimè, i miei viaggi in Italia. Ieri il colmo: oltre alle solite suonerie (virgola il gattino, canzoni napoletane, e registrazioni deliranti) percettibili anche per chi ha problemi di udito,  nella schiera di quelli che parlando al telefono vogliono condividere i cazzi propri con tutto il vagone e se è possibile con tutto il treno, è emerso come una stella incommensurabile di cafonaggine e stupidità un tizio sulla ventina che, secondo me, aveva seri problemi (forse un colpo in testa da bambino). Costui per tutto il tempo che è stato al telefono con la ragazza (circa i ¾ dell’intero viaggio) ci ha deliziato costellando il suo eloquio con sonori miaaoooo e risate psicopatiche, chiamando la sua amata Ciccì e riferendosi a lei in terza persona – Ciccì fuma? Ciccì è stupenda!, ecc.  Poi ce era un’altra di cui si sentiva l’intera conversazione telefonica: non solo la sua parte, era udibile persino ciò che diceva l’amica dall’altro capo del telefono. Insomma, non ci si annoia mai.

postato da: animachecrepita alle ore 11:36 | Link | commenti (4)
categoria:varie ed eventuali, pensieri, giappone, vita, sensazioni, passione, vaniloqui e illuminazioni
mercoledì, 19 novembre 2008

Se avete una stanza, un garage, un tugurio da prestare o affittare (prezzo contenuto) per tutto il periodo delle feste fatemelo sapere. Quest’anno meno degli altri ho voglia di vedere gente, lucine, panettoni , alberi e tutto il resto. Il mio sogno è passare le feste in piena solitudine, o comunque lontana dal casino e dai forzati delle festività. Mi accontento di poco: un letto e un bagno, nient’altro. Non mi interessa nessun confort aggiuntivo. Sono un’ottima inquilina: pulita, ordinata e poco rumorosa. Se c’è bisogno lavo, stiro, cucino, faccio le pulizie di primavera in anticipo. Ovviamente sono referenziata.

postato da: animachecrepita alle ore 20:47 | Link | commenti (4)
categoria:varie ed eventuali, pensieri, vita, sensazioni, sogni, sentimenti, vaniloqui e illuminazioni
domenica, 16 novembre 2008

Le lacrime inondano tutto

Anche la solitudine

Ogni canzone sembra triste

Ogni cosa sembra inutile e per niente allegra

Mi maschero per non essere me stessa

 

 

Ecco un’altra occasione in cui la musica mi viene incontro. Le coincidenze non esistono. È tutto collegato, anche se non si sa bene cosa vogliono dire i disegni che si abbozzano sui fogli dei nostri giorni. Mi capita di ascoltare Anthony & the Johnsons per la prima volta dopo averne sentito parlare tanto, solo adesso che il mio stato d’animo è in grado di accogliere simili melodie, e poi ascolto il nuovo lavoro di Franco Battiato e in una canzone c’è di nuovo lui. Tutto ritorna. Peccato che a me la vita sembra un’inutile presa in giro: perché bisogna vivere se alla fine si muore?  Tempo ed energie sprecate.

mercoledì, 12 novembre 2008

Oggi voglio scrivere di un essere speciale, un essere così piccolo da poter portare comodamente in un taschino, così leggero che non facevo alcuna fatica a tenerlo sul palmo della mia mano, ma che, forse inconsapevolmente, è stato l’essere che mi ha dato di più. Non è mai parlato qui perché le cose più preziose, che poi sono quelle che ti accompagnano nella quotidianità, bisogna tenerle nascoste, mostrarle a pochi.  Molti sorrideranno e si befferanno di me scoprendo che sto parlando di un canarino (ma non me ne frega). Il mio canarino che oggi ho trovato morto. Si chiamava Giuino, nome onomatopeico perché il suo cinguettio aveva un suono dominante: giuì. Non amo tenere gli animali in gabbia, infatti, era arrivato a casa nostra per puro caso: mio nonno doveva ricoverarsi e lo affidò a me e a mia sorella. Ci affezionammo così tanto che non lo restituimmo più. Sono passati quasi 15 anni ne ha viste di tutti i colori. Era diventato un’entità alla quale era impossibile non prestare attenzione. Il canarino più simpatico del mondo. Era un canarino anomalo: non cantava molto, solo quando gli andava. Era anche molto rock ‘n’ roll: quando sentiva i Marlene Kuntz, soprattutto versione live, cantava come un forsennato. Gli piaceva il noise. D’altronde, si infervorava anche ascoltando il phon, l’aspirapolvere e qualsiasi rumore forte proveniente dall’esterno. Mai canarino è stato più al centro dell’universo di lui, e più coccolato, e più amato. È diventato un mito per molti. Mi metteva allegria e pur non potendolo carezzare come si fa con un gatto o un cane, pur se non dava dimostrazioni d’affetto lampanti, riusciva a donarmi tanto. Non so spiegarlo ma era come se guardandolo o parlandogli potessi guardare e parlare con il resto del mondo. Una sensazione strana, difficile da decifrare, ma tante volte mi sono sorpresa a emozionarmi e gioire per quel piccolo e indifeso esserino.

Ciao Giuino, mi mancherai.

Look at the stars
look how they shine for you
and everything you do
yeah they were all yellow (Yellow- Coldplay)

postato da: animachecrepita alle ore 17:00 | Link | commenti
categoria:pensieri, musica, ricordi, vita, sensazioni, sentimenti, canzone del giorno, mestizia
lunedì, 10 novembre 2008

* Carimine Crocco- Brigante

Ora, va bene essere gasati per la vittoria di Obama, mi sono entusiasmata anch’io. Però a tutto c’è un limite. Girando un po’ per la rete mi sono imbattuta in commenti del tipo: “Dobbiamo per forza fare di nuovo il fascismo perché Tu (inteso Obama) ci invada?” e cose simili. Beh, consentitemi di ridere per questa deliziosa ingenuità e dissentire animatamente. Tralasciando la Resistenza, e l’enorme ruolo avuto dai partigiani nella liberazione dell’Italia dal fascismo, vorrei tanto ricordare ai novelli filoamericani che la “liberazione” non è stata affatto gratis, a titolo amicale. La tariffa presentataci è stata alquanto esosa, tant’è che continuiamo a pagare le sue rate ancora oggi. Forse non tutti si sono accorti che c’è stato solo un cambio di oppressore, ma la sostanza rimane la stessa. In campo politico, militare ed economico non possiamo muovere un passo  senza l’approvazione degli States.  E le basi americane sparse in tutto il Paese, dove le mettiamo? Basterebbe leggere la storia italiana contemporanea per capire che tutto sto gran “bene” gli americani non l’hanno fatto. Per non parlare del loro contributo alle zone d’ombra della nostra storia, a quei misteri mai risolti che rimarranno per sempre nascosti, infangati, seppelliti.

Certo, ci hanno dato il capitalismo, il consumismo, che bellezza! Indebitarci fino alla settima generazione per una casa; spendere, spendere, spendere anche i soldi che non abbiamo; riempirci di cose inutili; produrre tonnellate di rifiuti; sprecare le risorse; inquinare …

postato da: animachecrepita alle ore 09:44 | Link | commenti
categoria:pensieri, vita, passione, sottolineature, pseudoriflessioni politiche, vaniloqui e illuminazioni
sabato, 08 novembre 2008

Se esistessero la Reincarnazione, la Legge di causa/effetto, il Karma, per tutto quello che mi capita e per il modo in cui riesco ancora a comportarmi senza dare troppo di matto e senza fare stragi a destra e a manca, a occhio e croce nella prossima vita avrò la voce e il temperamento di Nina Simone.

Trouble in mind, I'm blue
But I won't be blue always,
'Cause the sun's gonna shine
In my backdoor some day. (Trouble in mind - Richard Jones)


 

 

giovedì, 06 novembre 2008

Ho ritrovato questa canzone dopo averla ascoltata quasi ininterrottamente un paio di anni fa, contenuta in un cd regalatomi da un'amica.

Radiodervish - L'esigenza

L’esigenza di unirmi ogni volta con te,
ogni volta mostrare la mia vanità,
come dolce follia di interessa di me.
Ma se amore, perdonami
perché unendo divido anche il mondo a metà,
forse è un angelo che si diverte così.

Miele nel vino tu sei, piccola Venere,
l’indifferenza ti fa altissima.
E chiamai disordine quelle armonie in me,
credevo all’abitudine.
Le parole, amore mio,
serviranno a fingere che voglia non ho più di te.

I discorsi che faccio quando sto con me
sono esempi perfetti di banalità
se non parlo con te, se non parlo di te.
Ogni istante decidere
ma il mio corpo imperfetto non basta più a sé,
ma ho una sete che so, non mi lascerà più.

Miele nel vino tu sei, piccola Venere,
l’indifferenza ti fa altissima.
E chiamai disordine quelle armonie in me,
credevo all’abitudine.
Le parole, amore mio,
serviranno a fingere che voglia non ho più di te.

postato da: animachecrepita alle ore 18:42 | Link | commenti
categoria:pensieri, musica, vita, amiche, sentimenti, canzone del giorno
mercoledì, 05 novembre 2008

Per i Muffins, la Beat Generation, il cambio automatico e per aver eletto Obama.

Dopo aver fatto una pessima scelta eleggendo e rieleggendo Bush, gli americani hanno saputo spazzare via il passato, liberarsi da un'epoca buia e di terrore, e si sono affidati a un uomo che parla di ridistribuzione della ricchezza, concetto per il quale qui verrebbe tacciato di essere comunista e messo alla gogna. Speriamo che l'ondata positiva colpisca anche noi.

postato da: animachecrepita alle ore 16:13 | Link | commenti (4)
categoria:varie ed eventuali, pensieri, vita, sensazioni
sabato, 01 novembre 2008

Le recensioni le facciano i vari Bertoncelli, recensori veri o presunti o autoproclamatisi tali (pur non avendo alcun titolo) sui giornali e sui vari siti musicali. Sono pienamente d’accordo con Moretti quando parla di questa categoria (nel film si parla però di esperti di cinema) e dice: “Ecco, penso, ma chi scrive queste cose non è che la sera prima di addormentarsi ha un momento di rimorso?”, denunciando un modo di fare critica assurdamente  narcisista, in cui le parole più che spiegare diventano specchi in cui l’ego del recensore si specchia e si compiace, ingiustamente aggiungerei. Un linguaggio senza senso, ridondante fino al grottesco.

Rimango sempre molto stupita dal fatto che spesso chi scrive di musica non solo non capisce niente di musica e non fa niente per mettersi in pari, ma molto spesso parla di dischi che sì e no ha sentito una volta di sfuggita. Tanto più non capiscono di musica tanto più sono boriosi e ridicoli. Internet in questo caso non  aiuta. Infatti, i vari intenditori musicali della rete fanno il verso ai grandi giornalisti di riviste specializzate, non avendo né le capacità, né un lessico appropriato. Così si lanciano in invettive o stendono tappeti rossi a questo o quel artista, e intanto sbagliano un congiuntivo, coniano parole che non esistono, si dimenticano della sintassi. Per non parlare dell’idiozia dei contenuti. Insomma, non si salva né forma né sostanza.

 

Tutto questo preambolo per annunciare che il mio cd autunno/inverno 2008/2009 è senza ombra di dubbio il già citato Da Solo del già osannato Vinicio Capossela (del quale ho letto un sacco di recensioni da far rabbrividire per i motivi sopra elencati, esempi: qui e qui).

Se c’è un dio che ogni tanto si mostra benevolo verso le sue creature, sicuramente ci ha mandato Vinicio per rinfrancarci almeno un po’ dai vari casini quotidiani, dalle enormi e numerose bruttezze che ci riserva             questo mondo infame e in particolar modo questo Paese agonizzante.

Dal punto di vista musicale, gli strumenti inconsistenti ( chitarra fantasma, theremin, spartiti da banda,tromba della salvezza, mighty Wurlizer teather organ, sega musicale, cristallarmonio, piano tallone, registratori, banco dei suoni, fischio del buonumore, violoncello, mariachi, strumenti giocattolo, battiti… ) creano un’atmosfera magica, d’incanto, quasi da fiaba. Viene fuori un mondo abitato da esseri fantastici, come Il gigante e il mago ottimi compagni quando ti sei perso e non sai più come fare (E se non c’è più dove andare/e non c’è più a chi ritornare/e la cicala ha già cantato/e l’inverno ora è arrivato/e non hai più porte da bussare/solo cartoni da rifare/ti puoi consolare/col gigante e il mago).

La felicità con le gambe corte, ovvero la clandestinità, è un concetto molto caro al cantautore ed è presente in molte sue canzoni. È un pensiero sfuggente, impalpabile: una libertà monca, in cui assaggi la gioia di essere libero, ma poi torni a casa e rimandi la partenza. (Come un uccello che ha provato ad esser libero/ e che muore appena fuori/sono restato senza ali e senza te).

Parla piano è una bellissima ballata in cui la voce profonda e il piano sono predominanti su un tappeto di suoni quasi impercettibili. Si parla di bugie e di amore, di bugie in amore. In maniera così dolce che non sai se ti accarezza o ti ferisce e vorresti tatuarti le parole di questa canzone e mostrarle all’occorrenza (Quando ami qualcuno/meglio amarlo davvero e del tutto/o non prenderlo affatto/dove hai tenuto nascosto/finora chi sei ?)

E poi quando ascolti Una giornata perfetta ti vien voglia di imparare il tip tap e ballarlo tutto il giorno vestito da charleston, molto retrò, quindi adorabile (Non si è fatti per stare a soffrire/andarsene se è ora di finire/affidarsi alla vita senza più timore/amare con chi sei/dare a chi ti dà/e non desiderare sempre e solo quello che se ne va…).

Il paradiso dei calzini sembra una canzone per bambini, di tutte l’età. Se si vuole può essere letta anche come una tenera metafora del perdere il proprio doppio, o la persona amata (forse concetto troppo banale). In questo smarrimento però ci si ritrova con altri che sono nella stessa condizione e allora, Nel paradiso dei calzini/non c’è pena se non sei con me.

Orfani ora è la mia preferita. Non posso fare a meno di emozionarmi tutte le volte che l’ascolto. Parte con un sussurro, una richiesta, per crescere con un piano che, da ignorante di musica, definirei grave. E nuda è la strada e i binari e le insegne/e nuda sei tu/il mondo ora è nudo /se non lo copre il tuo sguardo: non sono parole preziose?

Sante Nicola è una canzone squisitamente invernale e natalizia. Si respira l’aria dei racconti di Dickens (che povertà non sapersi parlare/e vedersi passare/vicini e muti/chiusi nel rancore).

Vetri appannati d’America è composta da una serie di istantanee sulle caratteristiche del Paese della distanza, tutte molto malinconiche, quasi decadenti. Il tono non è di denuncia, ma di partecipazione (il cancro è andato/ora restano le spese).

L’altra parte della sera colpisce per una voce struggente che racconta una storia di solitudine  o solitudini.

La faccia della terra, invece, un vero e proprio racconto con dei personaggi e le loro vicende. Il banjo la fa diventare una canzone country, dal sapore Old America, ma con un tocco di Messico.

Una specie di filastrocca musicata, Lettere di soldati, in realtà è una canzone molto dura che descrive  le difficoltà e le angoscianti condizioni dei soldati(Il deserto è tranquillo/non c’è linea del fronte/pattuglia di guardia/a balia del nulla/nulla che esplode/rovente nell’aria/odore di gomma/e carne bruciata/e pezzi di cranio/ e cervella per terra/e pezzi di faccia/e pezzi di noi). Di grande effetto il battito del cuore che accompagna tutto il brano.

Alla fine, Capossela afferma che Non c’è disaccordo nel cielo in contrasto con ciò che avviene sulla terra. La musica è di Lehman.

C’è anche una traccia fantasma: un concentrato di tutte le canzoni del disco che a tratti, una alla volta emergono. E la magia è conclusa…

postato da: animachecrepita alle ore 16:28 | Link | commenti (2)
categoria:pensieri, musica, cinema, vita, sensazioni, sentimenti, passione, vinicio capossela, vaniloqui e illuminazioni