Adattamento di alcune strofe di “Parla piano” (Vinicio Capossela)
Alla notizia che gli Afterhours sarebbero andati a Sanremo non ho fatto salti di gioia, anzi tutt’altro. Allarmata già da precedenti scelte (vedi reissue dell’album uscito da pochi mesi) - da me non condivise né capite -e da alcune dichiarazioni che mi avevano lasciato un senso di amarezza, la decisione di andare al festival della “musica per nani e ballerine” l’avevo presa come un triste capolinea, una insanabile deriva artistica: un altro gradino verso il completo disamore per loro. Col senno di poi, mi cospargo il capo di cenere, ammetto di aver dato loro poca fiducia, come se tutto quello che avessero fatto in questi anni non avesse contato nulla, come se fosse completamente azzerato da una sola decisione.
Per amor del vero aggiustai il tiro già quando stabilii che “non mi sarei fasciata la testa prima di romperla”, cioè avrei aspettato di ascoltare la canzone prima di dare un giudizio definitivo all’operazione degli After , adottando un atteggiamento di curiosità, volevo vedere se ci fossero andati da marziani o da perfetti abitanti di quel mondo artefatto e vuoto.
Poi due settimane prima che iniziasse il festival un comunicato stampa mi ha ridato la speranza, non tutto era andato perduto: la rottura con l’Universal (alleluia), il distanziarsi da certe scelte dettate dal puro marketing, il ritornare più indipendenti di prima, facendosi anche traino per una scena musicale viva, ma poco visibile. Insomma, ho ritrovato il mio gruppo.
Era prevedibile che fossero eliminati, figurati se la plebe, anestetizzata dalle canzoni della mangiatrice di citofoni (giusy ferreri), il cantore dei piccioni e compagnia bella, potesse apprezzare un brano di gran lunga superiore a tutta la merda che ascolta durante la sua intera esistenza (è proprio il caso di dire "perle ai porci"). L’unico rammarico è non poter vedere esibirsi sullo stesso palco Manuel Agnelli e Cristiano Godano. Dopo un simile avvenimento sarei persino potuta morire senza rimpianti. La canzone rispecchia nella sonorità e nei contenuti il loro modo di fare canzoni: rinnovarsi rimanendo sé stessi. È, inoltre, un brano quanto mai attuale: la decadenza civile e culturale è all’ordine del giorno.
Questo è il video della prima serata, in cui, nonostante le stonature e i presunti problemi tecnici, mi sono emozionata parecchio, come se su quel palco stessero suonando vecchi amici.
Questo invece è l’audio voce e chitarra della canzone fatta nella trasmissione radiofonica della Gialappa’s Band.
EDIT: VINCONO IL PREMIO DELLA CRITICA. C'erano dubbi?
categoria:varie ed eventuali, pensieri, musica, visioni, vita, sensazioni, sentimenti, canzone del giorno, passione, afterhours, perle ai porci







E dunque, 私に 誕生日 おめでとう!!!Cioè, tanti auguri a me!!!