Ho appena finito di leggere uno dei romanzi fondamentali della mia vita. L’arte della gioia di Goliarda Sapienza è un libro che tocca e segna. Dovrebbe essere studiato nelle scuole, dovrebbe essere un manuale di educazione alla vita, ai sentimenti, alla felicità, alla libertà.
Tuttavia, come spesso accade in questa patria di imbecilli, di editori chiusi e aridi, di critici che credono di essere così bravi da poter indovinare il contenuto di un libro con la solo lettura del titolo, questo capolavoro non ha avuto la giusta visibilità né quando l’autrice era in vita né dopo la sua morte. Se non fosse stato per un'editrice francese a quest’ora, un libro di grande valore sarebbe andato definitivamente perduto o relegato ad un’edizione poco fortunata a cura di “Stampa alternativa”. E non c’è da stupirsi che ciò che in Italia è stato considerato meno di zero, all’estero (in particolare in Francia, Germania e Spagna) sia diventato un caso letterario.
Potrei citare pagine e pagine di poesia e di saggezza, di sensualità e razionalità, ma finirei per fare torto ad altri passi degni ugualmente di essere sottolineati (basti pensare che il libro è diventato nelle mie mani un campo di battaglia di orecchie e sottolineature; nessuna nota, però). È un romanzo monumentale, senza la pesantezza e la staticità di certi monumenti. Ed è sorprendente scoprire che si possa passare da slanci di pura follia sentimentale a pensieri razionali e politici. Vi è un’analisi profonda dell’animo umano privata di un linguaggio “clinico”. Contiene in sé tutta la vita e la continua lotta per essere felici. Se c’è qualcosa che ci insegna Modesta, la protagonista, è che la gioia non cade dal cielo e ti investe, ma è una cosa per la quale devi batterti “con le unghie e con i denti” e sgomitare e, se necessario, giocare sporco. Bando a morali stantie e sensi di colpa, buttarsi nell’avventura della vita, sentire, aprire i propri sensi, avere il pieno dominio dell’emozioni, che non significa controllarle, ma conoscerle e assecondarle. Liberarsi dalle leggi a dalle convenzioni sociali, fregarsene dei giudizi altrui, e non solo dei detrattori, ma anche di chi ti vuole bene, ma in maniera egoistica ti impedisce di “volare”. Mentre scrivo queste parole mi emoziono, perché pur non avendola conosciuta prima è a Modesta che da tutta una vita tendo. Diventare come lei è il sogno che prima fievole come un fastidio si insinuava in me, ora con maggiore consapevolezza cerco di tramutare in realtà. Un essere libero nella sua totalità, anarchico direi. In effetti, la parola anarchia, pur non venendo mai pronunciata, rimane sulle labbra per tutta la durata della storia, soprattutto quando si affrontano questioni sociali e politiche.
I personaggi che affollano il libro rappresentano la moltitudine eterogenea dal quale scambio di idee e affetti Mody cresce e si evolve, pur rimanendo la stessa, e insieme a lei la narrazione a volte intensa a volte lineare, sempre accattivante.
La stessa autrice meriterebbe molto più spazio di quello striminzito che le è stato assegnato dal “mondo letterario”. Siciliana di nascita, ma si trasferì presto a Roma con la sua famiglia che all’epoca dovette fare molto scalpore perché assolutamente libera da vincoli sociali (i suoi genitori non erano nemmeno sposati; madre prima donna dirigente alla camera del lavoro di Torino, padre avvocato antifascista). Divenne attrice teatrale e saltuariamente anche cinematografica, a questa attività affiancò la scrittura e negli ultimi anni della sua vita insegnò al centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Nella sua vita fuori dagli schemi, andò addirittura in galera (dove scrisse due romanzi tra i quali “La certezza del dubbio”, molto bello) per un gesto di ribellione contro un’amica: le rubò dei gioielli perché quest’ultima ricca la umiliava e le negava un vero aiuto. Ciò che più mi lascia sgomenta e mi ferisce è il fatto che Goliarda sia morta sola. Come può un essere eletto, una persona così “illuminata”, ricca di mondi interiori così eccezionali essere morta senza che si sia smossa la terra? Perché il suo cadavere è stato ritrovato solo tre giorni dopo il suo decesso?Perché si osanna Coelho e si dimenticano o si ignorano Sapienza e Tondelli? Qualcuno mi spieghi quale meccanismo si è rotto!
Personalmente devo ringraziare Daniela B. (sarei tentata di scrivere anche il cognome, ma non so come possa reagire se dovesse scoprire di essere stata nominata senza il suo consenso) per avermi fatto scoprire questa autrice e questo libro. Sparendo mi hai lasciato il più grande e meraviglioso regalo che tu potessi farmi, te ne sarò sempre riconoscente.
Può una gioia trapassarti come un fulmine e squarciarti il corpo? L’arte della gioia- Goliarda Sapienza
