One day I'm going to grow wings
A chemical reaction
Hysterical and useless
Hysterical and ...
Let down and hanging around (Radiohead)
Ho imparato a coccolarmi per non aspettare invano che lo facciano gli altri e in questi giorni mi sono addirittura viziata. Ho da festeggiare il fatto di essere passata al nuovo livello nel corso di olandese con 95 su 100. Brunch con i colleghi di corso e primi fondamenti per la creazione di una nuova lingua europea; scoprire altri punti d'incontro con persone che mi erano già simpatiche (il ragazzo ungherese che ha studiato italiano, ma non lo parla -accidenti- e Ming, la mia preferita). Andare a Leuven (a me piace più il tragitto che la destinazione); ascoltare i Radiohead; comprare cose semi inutili; pranzare con le friten (solo venendo in Belgio ridimensionerete la definizione di patate, non solo fritte; qui sono una spanna avanti chiunque) e l'irrinunciabile barretta di cioccolato. Comprare il biglietto per il Natale in Patria Terronia.Iscriversi ad un concorso di scrittura un po' per emulazione (sorry, Vale),un po' perché tutte queste sensazioni - la gioia e il dolore, l'attesa e la disillusione, la continua ricerca e l'arrendersi di fronte a certe bellezze che solo l'autunno sa regalare, la voglia di stabilità e la necessità di instabilità- ho bisogno di metterle nero su bianco. Non è detto che ci riesca o che il risultato sia minimamente soddisfacente, quello che importa è saltare a piedi pari nelle cose. Il tragitto è sempre più importante della destinazione.
Archiviato il periodo degli incubi, se ne apre uno fortunatamente più tranquillo. Sembra che la disillusione faccia molto bene al sonno. È da molte notti che sogno l'acqua, un'acqua limpida cristallina. Un mare tranquillo in cui nuoto serena. Mi immergo e non penso a niente; posso stare sul fondale e l'aria non mi manca. Guardo la superficie dell'acqua che brilla alla luce del sole, alcune di queste “scintille” arrivano fin sotto e fanno risplendere le pietre e le alghe.
Stanotte invece sogno il relatore della mia tesi (eh, cari vecchi tempi dell'università!), uno dei professori per i quali ho avuto un'adorazione. È il più temuto da tutti gli studenti che per forza di cose si trovano a fare il suo esame, ed io, presa dal mio solito istinto kamikaze gli ho chiesto la tesi e ancora più masochisticamente ho scelto un argomento tendente al femminismo, sapendo benissimo che lui non faccia niente per nascondere il suo maschilismo, del tutto di facciata, suppongo, considerando il fatto che è uno dei pochissimi uomini conosciuti personalmente degni di tale qualifica. Quando dissi di cosa volevo scrivere mi guardò quasi schifato e disse: “No, non va bene.” e mi mandò via con un libro dal quale dovevo prendere spunto. Ritornata con le idee più chiare, mi accettò. Ma la sua riluttanza non cessò. A poco tempo dalla discussione sentenziò: “È noiosa!”. Dovetti riscriverla quasi completamente, ma alla fine fu soddisfatto di quello che avevo scritto e alla seduta di laurea si profuse in elogi per una tesi che “guarda l'argomento da un punto di vista originale”. A parte il puntiglio di studioso, del tutto giustificato dal suo sconfinato sapere, è un grand'uomo, un'amabile conversatore (poco prima che cominciasse la seduta mi raccontò della sua avventura giovanile come archeologo nella mia città, soffermandosi sul fatto che aveva vissuto in un bordello mascherato da pensione), un bohemien vero, uno che non si fa scrupolo ad invitare studenti a bere qualcosa e mostrarsi nei suoi deliri alcolici (parlare di cose accademiche con lui dopo l'una era impossibile) e nel lato malinconico di chi, pur raggiunti risultati professionali di rilievo e una certa età, ha ancora l'animo inquieto che continua a cercare, a farsi domande e non si arrende. L'ho amato come credo si ami dio o una sua incarnazione.
Gli porsi la mano e gli dissi semplicemente grazie, lui la prese con entrambe le mani: “Torna a trovarmi per una chiacchierata”.
Seduti ad un tavolino all'aperto di un bar in un luogo a metà tra Piazza San Domenico a Napoli e la Grande Place a Bruxelles. Beviamo il nostro ennesimo aperitivo, quando il professore mi fa: “G., rilassati! Bevi e fotti, e tutto passa...”
“Ma io non voglio che passi. Voglio guardarmi indietro senza regrets, dare alle cose il loro valore reale. Oro come oro, merda come merda.”
Due mesi all'estero e l'Italia non mi è mancata nemmeno una volta. Nemmeno bevendo quell'insulso liquido che si ostinano a chiamare caffè, nemmeno quando alle 9 di mattina c'è -1°, nemmeno quando quella pioggia fine ma insistente bagna tutto nonostante l'ombrello, nemmeno quando vorrei parlare senza dover pensare a come costruire la frase. Mi mancano solo i miei libri, proprio fisicamente, vederli sulla libreria così colorati e “vivi”, ogni tanto prenderli, annusarli, sfogliarli e andare a rileggere le cose segnate. Mi mancano soprattutto quelli di Tondelli: rileggendo un brano trovato su internet me ne sono resa conto. Sento che in questo preciso momento non troverei risposte in quello che ha scritto, ma consolazione. Una specie di abbraccio, che non risolve niente, ma aiuta. Una specie di tisana, un palliativo. Più che tornare a casa organizzerei un pullman (pulmino, considerando la mia scarsa propensione alle relazioni sociali) con le persone a cui voglio bene, per mostrar loro le cose che mi entusiasmano e quelle che mi fanno sorridere, e quelle che wow!, e quelle che “ma come va in giro?”.
Per impreziosire il post con una “perla” musicale autoctona, ho scelto la hit del momento: una canzone che sembra essere stata commissionata per promuovere la “pace” fra fiamminghi e valloni.
Oh, vive la Belgique!
Per compensare questa caduta di stile e ristabilire l'equilibrio di un certo gusto musicale:
"Hal, che è vuoto di sentimenti ma non è scemo, ha una sua teoria secondo la quale ciò che passa per una cinica ed elegante trascendenza del sentimento non è altro che una specie di paura di essere veramente umano, dato che essere veramente umano (almeno per come lo concettualizza lui) vuol dire essere inevitabilmente sentimentale e ingenuo e portato alle sdolcinatezze e generalmente patetico, significa essere in un certo modo infantile dentro, una specie di bambinone un po' strano che si trascina anacliticamente con grandi occhi umidi e la pelle mollicci come quella delle rane, un cranio enorme, e sbava. Una delle cose veramente americane di Hal è forse il modo in cui disprezza la causa del suo essere solo: questo terribile io interiore, incontinente a sentimenti e affetti, che frigna e si contorce sotto una maschera vuota e fichissima..."
Qualcuno ha cercato su questo blog delle risposte non a una domanda, ma a uno stato di cose, cioè “non riesco a trattenere i miei sentimenti”. Bene, amico, ma più probabilmente amica, siamo in due. E questo di sicuro non ti aiuta. Se hai digitato su google una simile frase, a meno che non sia il verso di qualche canzone strappalacrime o altro, sei talmente disperata che ti affideresti alle parole di sconosciuti pur di sentire un po' di sollievo, ti capisco. Sorella, se mi conoscessi sapresti che non c'è persona al mondo che possa capirti meglio di me, in questo frangente. Ecco, il mio consiglio è: fai di tutto per trattenerli questi cazzo di sentimenti. Inventati qualcosa, usa punizioni corporali autoinflitte ogni volta che senti il bisogno di mostrarti. Perché mostrarsi per quello che si è e che si sente non paga. Mai. E tutte quelle stronzate sull'importanza di dire la verità, be' scordatele! Niente di più stupido e poco conveniente ai fini delle relazioni sociali. Ecco cosa serve fare, invece: non dire mai fino in fondo quello che si prova; darsi a pezzetti; farsi attendere (anche invano); mostrarsi distaccati; esprimere le proprie emozioni col contagocce e comunque, mai in un slancio entusiastico; congelare l'anima, frenare le parole, le idee, i propri istinti. Devi in definitiva dare ciò che l'altra parte vuole ma con moderazione, il giusto mezzo, essenzialmente un livellamento sentimentale. Sai, se ci conoscessimo anche tu abbineresti a me la parola estremista. Mai conosciute le mezze misure: passo con grande facilità e pericolosa velocità dallo zero emozionale in cui sembro una specie di asceta che non ha interesse per le cose umane ad una colata lavica di parole e sentimenti ed emozioni senza freni e senza ritegno ai limiti della decenza. Arrivata a questo punto non so se riuscirò a cambiare, forse fra altri 30 anni sarò una persona più equilibrata, nel frattempo mi tengo quella che sono. D'altronde, tutto questo rivelarsi e "darsi" non lascia mai un vuoto, anzi permette ad altri colori di nascere e riempirmi, scongiurando qualsiasi pericolo di aridità.
Islam punk, Islam punk, Islam punk und punk Islam
Punk Islam, punk Islam, punk Islam und Islam punk
Istanbul sono a casa
Corro di fianco al muro
Non lo so non lo voglio sapere
Che differenza fa
“Wir sind die Turken von Morgen” Invece di pensare continua a salmodiare
Islam punk, Islam punk, Islam punk und punk Islam
Punk Islam, punk Islam, punk Islam und Islam punk
Se fossi un figliol prodigo
Avrei un vitello grasso Mi sono perso ad Istanbul
E non mi trovano più
Dovrebbero seguire le mie voglie
La sera appena alzato o tardi la mattina
Dopo la colazione prima d’addormentarmi
Chiudi un po’ la finestra
Mezzogiorno in penombra
Sfondo bianco e pulito
Sfondo bianco e pulito
Islam punk, Islam punk, Islam punk und punk Islam
Punk Islam, punk Islam, punk Islam und Islam punk
Tre dall’ospedale psichiatrico
Tre in libertà invigilabile
Tre che incontri se meriti
Non ne girano molti
Martin battezza le strade
Dona loro una vita
Fa sacrifici al traffico
Offre agli dei dei muri
A Istanbul sono a casa
Ho un passato e un futuro
Ho un presente che è Dio
E fa la cameriera
Non ne girano molte
Solo nei posti giusti
Non ne girano molte
Solo nei posti giusti
Islam punk, Islam punk, Islam punk und punk Islam
Punk Islam, punk Islam, punk Islam und Islam punk
Istanbul tanz
Istanbul tanz
Istanbul tanz tanz tanz
Tanz Istanbul
Tanz Istanbul
Istanbul tanz
Istanbul tanz
Istanbul tanz
Ankara… Ankara
ALLAH E’ GRANDE E GHADDAFI E’ IL SUO PROFETA!!!
Punk in Beirut punk in Smirne
Punk in Ankara
Punk in Beirut punk in Smirne
Punk in Ankara
Ankara Ankara
Islam punk, Islam punk, Islam punk und punk Islam
Punk Islam, punk Islam, punk Islam und Islam punk
Istanbul tanz
Istanbul tanz
Istanbul tanz tanz tanz
Tanz Istanbul
Danz Istanbul
Tstanbul tanz
Istanbul tanz
Islam punk, Islam punk, Islam punk und punk Islam
Punk Islam, punk Islam, punk Islam und Islam punk
Punk in Beirut punk in Smirne
Punk in Ankara
Punk in Beirut punk in Smirne
Punk in Ankara
Se adesso interrogo l'oroscopo per sapere cosa fare, il prossimo passo verso l'oblio, la completa mancanza di razionalità, sarà comprare i baci perugina non per mangiarli ma per leggere le frasi profetiche al loro interno. Interpreto anche gli avvenimenti più banali come chiari segni della strada da intraprendere. E sono del tutto fuorvianti, ça va sans dire.
Eppure ricordo di essere stata chiara con me stessa: never again, mai più soffrire! L'unica cosa che ho imparato a fare è a non piangere. Ma sarà più salutare non lasciarsi sopraffare dalle lacrime? Il mio stomaco non ne è molto convinto.
Devo solo ricordarmi di respirare e ripetere a mo' di mantra “è tutto nella tua testa”. E devo godermi questo piacevole gioco sterile e puerile. Sono io che l'ho voluto e tocca a me andare a fondo o dritta verso l'obbiettivo come un kamikaze che lotta in una guerra inutile. Prima o poi mi toccherà cominciare l'opera di cancellazione di ogni traccia che è stata. Quando farò piazza pulita, dentro di me non sarà cambiato niente ma avrò davanti agli occhi di nuovo una pagina bianca da riempire, sperando che ritentando sarò più fortunata, sempre a proposito di frasi profetiche abbinate ai dolciumi. È ancora presto adesso. Sguazzerò per un altro po' nei fiumi di parole vane che hanno costruito un mondo immateriale e del tutto vuoto, mi lascerò attraversare da esse ancora una volta, lascerò che mi ammalino, mi convincano della loro consistenza, eppoi nuovamente mi feriscano in un processo di filtraggio a tappe, fino a quando non tornerò in piedi, di nuovo pulita in equilibrio, ascetica e meditativa, perché una cosa mi è chiara: non sono fatta per i sentimenti. Un buon modo per accelerare il processo sarebbe quello di progettare un viaggio. Penso già a come festeggiare il mio trentesimo (30!) compleanno: Istanbul, 2-3 giorni, io e la città dei miei sogni, tutto quello che mi serve: bazar e fumerie, Hagia Sofia e il Bosforo, litri e litri di rakia, dolci ricchi e lussuriosi, bagni turchi (specie di saune, eh) e (speriamo) turchi. D'altronde questo è e sarà un disco rotto, una delle mie molteplici ossessioni, fin quando non ci metterò le zampe. Voglio ubriacarmi di vita, voglio sentire ogni sapore ogni odore ogni tocco ogni colore ogni suono, voglio stare con le antenne alzate a captare ogni minima sfumatura. Perché sono viva, il mio sangue è ancora caldo e i miei occhi non sono ancora stanchi.
Non so da dove sia uscita, ma è da ieri che ho questa immagine nella testa: io su un ring con un'“entità” con la “S” di speranza incollate sulla tutina fluorescente che me le da di santa ragione. Cado ripetutamente, mi rialzo ogni volta cercando almeno di stare in piedi, non mi difendo. I colpi fanno male: uno allo stomaco mi piega in due e basta un soffio per tornare al tappeto. Ma ancora ho la forza di rimettermi verticale, la vista è annebbiata e non distinguo più i colori, vedo solo rosso. Poi il pugno finale quello da KO, quello che mi stende definitivamente. L'arbitro alza il braccio del mio avversario decretando il vincitore dell'incontro. Cerco di stare almeno in ginocchio, mi fa male tutto, tocco il mio viso che dev'essere tumefatto, passo una mano sul naso e sulla bocca, la guardo. È piena di sangue caldo, lucente, intenso. La sua vista non mi impressiona né terrorizza, anzi mi fa sorridere. Nonostante non possa muovere nemmeno un muscolo senza provare dolore, comincio a ridere prima sotto voce, poi sempre più forte. Quando provi tanto dolore arriva un certo momento in cui non senti più niente, quasi un'anestesia senza anestesia, anzi comincia a piacerti quel particolare languore che si sviluppa quando sei ferita. Barcollando e ridendo vado a congratularmi con il vincitore. È tutto così tremendamente ridicolo. Il mio dolore è ridicolo, comico e grottesco. Almeno non mi si può dire che non abbia coraggio. La vita è proprio okay
lui dice, e pensa un po',
sarà okappa per qualcuno,
per gli altri è kappaò.
Il pugile sentimentale - Vinicio Capossela
Mi sa che la soluzione a tutti i miei problemi risiede in una svolta alcolista. Con qualche bicchiere di vino sono più allegra, se aggiungo una pinta di birra posso parlare fluentemente due/tre lingue, sommando svariati giri di tequila divento Miss Spensieratezza/Spigliatezza. Qual è il contrario di via crucis? È quella che ho attraversato ieri: da un dolore lancinante a un piacere immenso. Ristorante italiano, birreria, locale sudamericano, somewhere in Brussels, somewhere in Brussels e poi non so. Dimenticarsi di sé è un lusso che bisognerebbe concedersi più frequentemente. La sensazione di non avere più una testa, di essere solo corpo, lasciarsi travolgere dagli eventi e da volontà altrui senza più alcun pensiero, scordarsi delle proprie miserie e dei propri fallimenti.
Affondare la testa nel petto di qualcuno non ti salva, ma almeno ti preserva per qualche istante dal desiderio di compiere la stessa azione con l'irrealtà che non diventerà mai realtà.
Unico effetto collaterale: 5 secondi di panico dopo il risveglio. Dove sono? Chi sei? Chi sono?
Berlusconi verliest onschendbaarheid (B. perde l'immunità).
Questo è il titolo in primo piano di Metro di oggi.
Berlusconi is fucked.
Commento di un mio collega ungherese.
Che un giornale distribuito gratuitamente a Bruxelles metta come prima notizia questa e che appena dici che sei italiano ti parlano di B. sono sintomi del fatto che il problema italiano è serio e deve essere risolto.