Ho scritto e riscritto numerose lettere, alcune quasi minatorie, incazzose, piene di rancore. Altre rassegnate. Nessuna troverà la via verso te, perché anche se lo facessi, anche se ti spedissi una o tutte quelle lettere non arriverebbero mai a te. Sarebbe come appenderle ad un albero o infilarle nelle crepe del muro del pianto: grandi speranze, ma nessuna risposta vera. Di questo soliloquio sono stanca. Ho bisogno di parlare per davvero, di un confronto vero.
Sarebbe bello domani mattina svegliarsi, aprire la finestra e gridare come Penthotal in Paz! “Amatemi, Amatemi” e vedere formarsi una piccola fila di persone che accorre sotto la mia finestra e dice “Eccoci, noi ti amiamo!”. Sarebbe bello, ma non è reale (non solo perché nessuno capirebbe cosa sto farneticando, anzi forse chiamerebbero la polizia). Non si può obbligare qualcuno a starti a sentire, pretendere la sua attenzione, pretendere che le manchi. Dovevo sciogliere il nodo, convincermi del fatto che tu non ci fossi e non ci sarai mai per me nel desiderio o nel bisogno. E il fartene una colpa, sbagliando, era dovuto al mio vedere oltre la realtà, interpretare i segni e le parole in base a quello che sentivo e non prenderli per quelli che erano. Era del tutto fuori luogo che mi incazzassi con te per i tuoi silenzi o per la tua indifferenza, perché semplicemente io e te non siamo mai stati niente in fondo. Realizzato questo, vedo tutto molto più chiaro, smettendo di farmi domande assurde che cominciavano sempre con “perché...”
Dopo questo, mi dico: “Cara la mia G., prova a prenderti una pausa da questa che sta diventando una prigione noiosa, prima che cominci ad odiarla” (ma non è detto che ci riesca).
Proverò a vivere, proverò ad arricchirmi e spero di ritornare a parlare di sogni avventure and so on. Perché sono altro dall'ombra che appare adesso. Ho voglia di strada, di posti ancora più lontani. Di tornare a cercare quel qualcosa che mi manca, che non sono occhi, membra, corpi, ma essenza. Di ritrovare i personaggi che popolavano la mia testa e rianimarli.
Non è tutto qui, non può esserlo. Dus, tot ziens!
Pulito come un solitario, mi scrollerò di dosso l'obbedienza. La brucerò come un'efelide nell'acido della mia insonnia e sarò solo nervi e niente grasso, scintillante come una moneta nella benzina, scaltro come un affamato, veloce come una faina. Veglierò per sempre, dormirò vestito, starò addosso alla vita come un segugio, come un mastino. Non guarderò più l'orologio, prenderò d'anticipo il mattino.
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