Saranno miei a breve:
Femminismo e anarchia di Emma Goldman (ho scoperto che esiste l'anarcofemminismo)
Il secondo sesso di Simone De Beauvoir (non ho mai letto nulla di suo, mea culpa)
Biglietti agli amici di Pier Vittorio Tondelli (era da tanto che volevo leggerlo)
La ragazza che giocava col fuoco di Stieg Larsson (continua la lettura della trilogia)
Sottomano ho:
The women's history of the world du Rosalind Miles (tanto per cambiare un po' tema)
La principessa sul pisello di Luciana Littizzetto (per ridere un po')
La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano (sono sempre stata a un passo da comprarlo, adesso lo posso leggere aggratis)
Intanto:
Infinite Jest è quasi finito. Le ultime pagine stanno diventando ancora più intense, pur riuscendo a regalare grandi risate. Il personaggio di Mario, uno dei tanti che popolano il libro, è quello che forse mi ha colpito di più. Lo paragono all'Idiota di Dostoevskij pur non avendo la stessa centralità. Menomato gravemente dalla nascita, costretto ad usare supporti per muoversi e stare fermo, è nella sua purezza disarmante. Un sorriso stampato a forza dalla malformazione rivela un animo sereno, in pace con se stesso. Mario è l'unico che riesce a parlare con personaggi inavvicinabili, proprio per la sua capacità di ascoltare e di far sentire l'altro non giudicato. Capisce meglio di chiunque altro gli affanni, gli stati d'animo di chi gli sta intorno. Il mondo descritto è ormai alla deriva: il divertimento, l'intrattenimento, è diventato il fine a cui tutti tendono; le droghe sono l'elemento essenziale per andare avanti. In ciò emerge un'umanità misera, vuota, senza più alcuno slancio, interessata solo alle sostanze. Un'umanità non molto diversa dalla nostra, ahimè.

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