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Utente: animachecrepita
la continua mancanza di qualcosa (a che scopo aggiungere tra gli amici gente di cui nemmeno si conosce cosa scrive nel proprio blog? perché questa smania insensata di ammassare "amici" come se fossero accessori per abbellire la propria pagina? qui io sono ciò che scrivo, se non ti interessa è del tutto inutile contattarmi)
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martedì, 06 ottobre 2009
Qualcuno ritorna (e non sa quanto abbia sorriso per questo)
qualcuno sceglie altri lidi (più confortevoli, I suppose)
qualcuno chiama
qualcuno si fa trovare
qualcuno è sempre lì per me.
Rimango attivamente ferma
in questa specie di malinconica felicità in cui vorrei abbracciare tutti.
Guardavo questo video proprio stamattina, eh, le coincidenze!


All'attacco miele e tabacco e vino nero contro l'acidità


mercoledì, 22 luglio 2009

Dal momento che ho cominciato ad essere proiettata in un futuro tangibile, non più fatto solo di speranze, il passato mi si è riaffacciato inaspettatamente. Come in un film, volti del passato si riaffacciano nella mia vita. Una specie di riconciliazione con quella che ero e con i legami che furono. Quasi tutti i luoghi della mia vita, in un modo o nell’altro riaffiorano sottoforma di ricordi, ma soprattutto sottoforma d’incontri e telefonate. Mi sorprende essere conciliante rispetto ad essi, incurante delle sofferenze e delle acredini, lavate via col tempo, o sensibile alle brutte notizie arrivate da gente che non sentivo da anni. Sono una persona migliore? Non credo. Quello che credo è che in fondo sono una brava persona. E chi ha visto altro prima di questo, allora si è fermato troppo presto.

Intanto, l’estate passa piacevolmente: le temperature ci graziano e ci sono un sacco di cose da fare in giro per allietare orecchie e membra, in attesa dell’espatrio.

lunedì, 29 giugno 2009

Per la serie, non tutti i mali vengono da FB

Viaggiare per circa tre ore in un trenino completamente immerso nel verde; sospirare ed esclamare per la vista di un’enorme esagerata bellezza paesaggistica; pescare dalla memoria scene e fatti ormai dimenticati e ridere di gusto (io non me la ricordavo tanto gioiosa la scuola!); fare a piedi tanta strada in salita e in discesa e un milione di telefonate per trovare il b&b; scende e salire per ben due volte la lunghissima e ripida scalinata che porta alla spiaggia; portare clandestinamente delle sedie dall’ultima fila quasi sotto il palco, vicino ai posti riservati; guardare il paese illuminato dal basso; riflettere sull’assurdità di ascoltare un concerto di taranta seduti; continuare a ballare anche quando i suonatori vanno via; parlare del passato e del futuro sedute al tavolino di un locale per niente chic davanti a una birra e una vampa divisa in due(specie di pizza tipica della zona).

 

Ci sono persone con le quali puoi stare a stretto contatto ogni santo giorno e sentirle lontane anni luce e persone che non rivedi da un decennio e riscoprirle vicine.

Ho passato un week end, anzi meno di ventiquattro ore con una mia ex compagna di classe che non vedevo da dieci anni esatti. E come spesso accade, archiviati i rituali “Come stai?” si continua un discorso che sembra non essere mai stato interrotto dal tempo e dalla distanza. Un discorso che è cresciuto, inevitabilmente, si è fatto più maturo (ma nemmeno troppo), arricchito dall’esperienza. È stata anche un’occasione per vedere i miei passi avanti. Adesso che sono più consapevole dei miei limiti e delle mie risorse, ora che non temo più di essere inadeguata alle situazioni (non perché mi senta adeguata, ma perché ho fatto della mia inadeguatezza al mondo il mio punto di forza, almeno ci provo) sono più libera di esprimermi, più rilassata, più sorridente. Insomma, un tuffo in ciò che eravamo con la consapevolezza di ciò che siamo diventate e vogliamo essere. Niente male come inizio dell’estate.

martedì, 09 giugno 2009

Norwegian wood non è una canzone particolarmente triste o strappalacrime, ma per la legge della relatività, provate ad ascoltarla mentre state leggendo le ultime pagine del libro omonimo di Haruki Murakami e vi sembrerà una canzone straziante e toccante. Fiumi di lacrime inonderanno il libro fino a farlo diventare carta pronta al riciclo.

Cosa che non capita mai, ho riletto il libro per intero (la prima volta risale ai tempi dell’università) e mi sono accorta che ricordavo pochissime cose: un po’ la trama, un po’ i personaggi. Stop. Tutto il resto era avvolto in una nebbia così fitta che per un po’ ho avuto paura (l’età che avanza!).È stata una bella riscoperta: ho potuto anche notare come il punto di vista di me lettrice è cambiato.

Ieri ricevo la mail di una mia amica e realizzo quello che dico da sempre: a volte le coincidenze non sono proprio tali, perché il giorno prima mi ero lasciata prendere dalla pura verità di questo passo, che, a questo punto, dedico a V. come risposta(non si può vivere lasciando inespressi o reprimendo i propri sentimenti, meglio lasciarli fluire, potrà far male, ma qual è il valore di una vita passata a diffendersi?):

Ho l'impressione che tu prenda tutte le cose troppo seriamente e questo non va. Amare qualcuno è una cosa bellissima e se si tratta di un sentimento sincero non bisogna sentirsi finiti in un labirinto. Abbi più fiducia in te stesso.[…]La cosa potrà andare bene o non andare bene, ma l'amore è così. E seguirlo è la cosa più naturale.[…] Noi (termine generale che include normali e non) siamo tutti esseri imperfetti che vivono in un mondo imperfetto. Non viviamo misurando le distanze con la riga, gli angoli col goniometro e controllando

entrate e uscite come sul conto in banca. O no? […]Ogni cosa segue comunque il suo corso, e per quanto uno possa fare del suo meglio, a volte è impossibile evitare che qualcuno rimanga ferito. È la vita.

martedì, 27 gennaio 2009

La settimana scorsa è stata utile per capire:

1)       Che mi piace il crepitio della neve appena caduta e calpestata;

2)       Che le mie scarpe non sono adatte a condizioni atmosferiche che vanno oltre la pioggia;

3)       Che mi può piacere una città solo per l’aria respirata;

4)       Che il mio curriculum può essere considerato interessante e che la mia creatività può essere palese;

5)        Che sono troppo piena di vita, di sentimenti, di sogni da poter concedere a qualcuno l’esclusiva su di me. Non riuscirò mai a comprendere la gente che una volta fidanzata lascia tutto quello considerato affetto per concentrarsi solo sulla propria dolce metà. Com’è possibile che le persone si dimentichino di chi è stato accanto a loro, di chi ha vissuto, gioito e pianto con loro, di chi le ha ascoltate senza sbadigliare, rincuorate nel dolore, supportate nei momenti più importanti? A questo punto dovrei dubitare di essermi mai innamorata, considerando il fatto che non ho mai lontanamente pensato che il mio amato potesse sostituire e offuscare la schiera di amicizie che negli anni ho coltivato. Ma non posso credere che l’amicizia abbia valore solo in assenza di innamoramento, che sia un tappo ai vuoti sentimentali. Forse dovrei cessare di considerarla come il più bello, il più puro, il più disinteressato sentimento e cominciare a fare come fanno gli altri:  trovarmi un uomo, uno qualunque, e metterlo sempre al primo posto, smettendo di ritenere prezioso il tempo passato con un’amica che non vedi da un sacco;

6)       Che la libertà, intesa come autonomia affettiva, ha un prezzo. Costruire pezzo per pezzo la mia vita da sola, imparare a fare le cose senza l’aiuto di nessuno, affrontare le sfide senza qualcuno che mi sorregga mi preclude la visione di altre strade: la bellezza di poter affidare a qualcuno delle incombenze, anche di natura spicciola, la leggerezza di pensare che c'è qualcuno con cui sorreggere il peso della mia inquietudine;

7)       Che a volte Trenitalia ha pietà di me e i treni arrivano puntuali, o quasi.

 La SpesaMarta sui tubi
Un'altra sera a casa a masticare noia e surgelati
La tv vomitava vacui colori, la luce dei pensieri è spenta
Programmerò il mio umore artificialmente e scriverò
un saggio su come perdere
tempo senza sprecare nemmeno un minuto.
Vieni a farmi compagnia fiamma di carta, perditi
con me nel labirinto di un monolocale
a coltivare il miraggio di stare con i piedi per terra
sopra il pavimento di un quinto piano condominiale

E non so come ma arriverò puntuale.

Mi manca un kilo di pace integrale
e due etti ci comprensione
e un cartone d' amore a lunga conservazione
Non rimane che fare la spesa
Continuare a pagare
per quello che voglio e quello che non ho ancora

E non so dove ma arriverò puntuale

Oh che vasta scelta
mi si presenta
che sceglierò
ma voglio di più
per riempire la cesta
Che sceglierò
Vorrei essere io una volta
scelto

"Sai di vivere una vita che è contronatura, dove un giorno è per la notte
dove la paura va scacciata via in un attimo, in un gesto attento di quell'anima un po’ scura che ti
porti dentro. O forse è naturale inseguire il destino, perder l'innocenza per sentirsi bambino e dalle facce appese alle circostanze fai un sorriso beffardo e non ti accorgi neanche"

"...Di spalle o col viso rivolto alla mia ermeticità gravità,
so di aver dio dentro, ma non è nient'altro che un piacevole stupro,
un fulmine, un fulmine dentro la schiena!"

giovedì, 11 dicembre 2008

Io in pratica non servirei a niente. Se mi presentassi in un laboratorio proponendomi come cavia per esperimenti mi sentirei dire: “Ci dispiace, non corrisponde ai nostri parametri.” Così pure se andassi in Messico a farmi espiantare, previo pagamento, organi vitali. “Dei tuoi organi non sappiano che farcene”, mi risponderebbero. E di uno che mi mantenga manco a parlarne, figuriamoci. Il bello della faccenda è che non credo affatto di essere così inutile e soprattutto posso ben asserire di non essere un’ incapace.  Non avete pazienza o volontà per accorgervene? Cazzi vostri! Solo che con l’autostima non mangi e non ti affermi. Sempre che mi interessi affermarmi in questo mondo. Non lo so.

I fallimenti mi fanno sempre meno male: più mi si sbattono le porte in faccia più trovo tutto questo molto comico. Se non trovassi spunti divertenti nella mia vita, in particolare in quello che mi succede ultimamente, incluse apparizioni e sparizioni degne di Silvan & co., avrei già ammazzato una lunga schiera di persone, soprattutto quelle bugiarde, quelle si comportano in maniera opposta a ciò che dicono, quelle che lanciano il sasso e nascondono la mano.

Un’amica ha scritto: quando stai per perdere tutto non c’è nulla che ti spaventi davvero. ed è quasi leggerezza. Credo proprio sia così.

giovedì, 06 novembre 2008

Ho ritrovato questa canzone dopo averla ascoltata quasi ininterrottamente un paio di anni fa, contenuta in un cd regalatomi da un'amica.

Radiodervish - L'esigenza

L’esigenza di unirmi ogni volta con te,
ogni volta mostrare la mia vanità,
come dolce follia di interessa di me.
Ma se amore, perdonami
perché unendo divido anche il mondo a metà,
forse è un angelo che si diverte così.

Miele nel vino tu sei, piccola Venere,
l’indifferenza ti fa altissima.
E chiamai disordine quelle armonie in me,
credevo all’abitudine.
Le parole, amore mio,
serviranno a fingere che voglia non ho più di te.

I discorsi che faccio quando sto con me
sono esempi perfetti di banalità
se non parlo con te, se non parlo di te.
Ogni istante decidere
ma il mio corpo imperfetto non basta più a sé,
ma ho una sete che so, non mi lascerà più.

Miele nel vino tu sei, piccola Venere,
l’indifferenza ti fa altissima.
E chiamai disordine quelle armonie in me,
credevo all’abitudine.
Le parole, amore mio,
serviranno a fingere che voglia non ho più di te.

postato da: animachecrepita alle ore 18:42 | Link | commenti
categoria:pensieri, musica, vita, amiche, sentimenti, canzone del giorno
lunedì, 06 ottobre 2008

Sabato pomeriggio strano. L’ho passato in piena solitudine e in perfetto silenzio a cucinare. E mentre sfornavo pan brioche e crostate (venute egregiamente) pensavo che questa condizione, cioè la solitudine il silenzio mi è così tanto congeniali da averne paura. Perché una persona che non teme il completo isolamento fisico e mentale, potrebbe anche passare la vita così e non accorgersi dell’esistenza della altre persone e della bellezza dello scambio.

D’altronde può essere vero anche il contrario: una vita in compagnia unicamente di te stessa ti rende totalmente autosufficiente  e lontana dalle delusioni. Quest’ultimo pensiero l’ho concepito solo ora, dopo che ho preso nota del dolore che prova una persona a me cara a causa di un’altra persona. Forse ha ragione Buddha, bisogna allontanarsi dalle cose terrene per guardarle nella loro caducità, essere al di là del bene e del male (come dice Battiato). Tutto giusto, certo, ma chi ci riesce?

*無: vuoto

postato da: animachecrepita alle ore 18:08 | Link | commenti (2)
categoria:varie ed eventuali, pensieri, giappone, ricordi, vita, amiche, sentimenti, passione, vaniloqui e illuminazioni
mercoledì, 27 agosto 2008

Per scrivere un libro come La famiglia Winshaw devi essere indubbiamente un ottimo scrittore. Per scrittore intendo una persona che sa usare in maniera perfetta le parole, che sa lavorare il dettaglio, un professionista a cui non sfugge alcun minuzia sebbene di poco conto e che sa tessere la storia o le storie in modo che tutto alla fine combaci, che non ci sia nessuna sbavatura. E Johnatan Coe è sicuramente degno di questa qualifica.  La sua opera ha in sé parecchi elementi che la rendono composita e leggibile per vari livelli: il noir, le memorie familiari, il racconto personale, il documentario.  Al di là di queste semplicistiche stratificazioni si erge la contrapposizione tra il narratore - giovane scrittore che ha già esaurito la sua vena artistica, frustrato anche dal punto di vista amoroso – e quella famelica, avida e potente famiglia Winshaw, colpevole di svariate riprovevoli azioni compiute ai danni della società che si ripercuotono sulla vita del narratore, segnandolo pesantemente.

Il titolo originale - What a crave up (Che casino)– rende di più l’idea della concatenazione di eventi e di personaggi che popolano il romanzo, che non bisogna dimenticare è anche di denuncia verso le ingiustizie e le sopraffazioni derivanti dalla società e dall’economia moderne.

Nondimeno, essendo forse abituata a scrittori che scrivono come se usassero coltelli, il libro, a mio avviso ,manca leggermente di tensione emotiva.

Grazie Ale.

postato da: animachecrepita alle ore 11:50 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, pensieri, vita, letture, sensazioni, amiche, sottolineature, lettere vive
lunedì, 12 maggio 2008

Bitritto 10/05/2008 Quando una rock band non è solo una rock band.

Sabato pomeriggio: una stazione, un treno e un fermento interiore. Viaggiare immersa in una luce densa e pensare a cosa accadrà la sera. Una telefonata e un appuntamento scandiscono un tempo vuoto di attività. Riabbraccio un’amica che non vedo da più di un anno. Mi accorgo della sua crescita esteriore ed interiore e si ristabilisce quel tipo di contatto che non ha bisogno di frequentazioni assidue, uno dei motivi per cui cerco di andare ai concerti degli Afterhours ogni volta che si ripresenta l’occasione. La musica è una buonissima arma di persuasione ma non è la sola. La ricostruzione dell’atmosfera, la creazione di un microcosmo sempre nuovo fatto di racconti di avventure, aneddoti, note al margine, interpretazioni, appunti di stile, polvere sulle scarpe e caldo avvolgente, spazi ridotti e sudori: tutto questo e molte altre sottili linee bianche di emozioni ci fanno sopportare la marmaglia  sempre più invasiva di quindicenni sbavanti e già perse. Anzi diventano uno spunto di riflessione socio-zoologica (perché ancora non abbiamo capito se sono umane o solo piccoli animaletti decerebrati) e di grosse risate. Mentre loro sognano di passare al grado di groupie, noi ci permettiamo il lusso di prendere in giro loro e i loro atteggiamenti, e dissentiamo dalla scelta di mettere Dell’Era al centro del palco, che impalla tutto con i suoi balletti assurdi.

Poi gli Afterhours cominciano a suonare e non esiste più nessuno.

Si capisce subito che sono in ottima forma e hanno voglia di divertirsi. E ci sarebbe da fare un’opera a parte per tessere gli elogi a Ciccarelli e Gabrielli, diventati ormai i miei preferiti. Il primo sempre impeccabile in tutto, il secondo un genio della musica. P1020348Ma anche gli altri non si risparmiano, mentre gli alcolici sono ormai banditi dal palco. Il risultato è una maggiore comunicazione tra loro e noi.

scaletta

La scaletta non rivela sorprese: si dà molto spazio ai brani nuovi che sono molto simili all’esecuzioni in studio, nonostante in alcune occasioni (forse colpa anche dell’audio) siano meno energiche. Si pesca anche dagli altri album. Tra le perle, più scintillanti di quelle che indossa il bassista (sempre lui), ci sono La verità che ricordavo,Punto G e L’estate (si avvera un mio sogno).  Cambio di palco  nel primo bis per eseguire la “tradizionale” Voglio una pelle splendida. P1020358Poi nell’ultimo bis Bunjee Jumping diventa una specie di istallazione artistica audio/video. Entra in scena una TV:  le dita di Manuel Agnelli scorrendo sui tasti del telecomando si fermano su un canale locale e le note della canzone si fondono con il racconto del culto di San Nicola.

Alla fine della fiera, un bellissimo concerto: carico ed emozionante.

P1020287P1020367

postato da: animachecrepita alle ore 11:18 | Link | commenti (6)
categoria:pensieri, musica, visioni, vita, sensazioni, amiche, sentimenti, passione, sottolineature, afterhours