Stanza d'albergo. Piena mattina. Il sole entra e si espande in tutta la stanza. Non ferisce, bagna e avvolge sensualmente tutti gli oggetti e i corpi che incontra. Sul basso tavolo una bottiglia di rakia quasi vuota e due bicchieri. Nel posacenere quel che rimane di due sigari profumatissimi. Lei è in piedi davanti alla finestra e guarda il pieno svolgersi della vita. Dov'era tutta quella gente ieri? E dove sarà domani?, si chiede. Si volta verso il letto e si acorge che anche lui è sveglio, gli occhi ancora socchiusi la guardano.
Happy Birthday!
Grazie. Perché?
Cosa perché ?
Perché sei qui ?
Per festeggiare il tuo compleanno, che domande!
E perché stanotte hai fatto l’amore con me?
Wow, ma tu non metti mai il cervello a riposo?
No. Rispondi per favore!
Non so, è capitato…
È capitato non è una buona risposta. Le cose non succedono cosi’.
Capitano perché le vogliamo far capitare, va bene?
Uhm.
Andava ad entrambi e l’abbiamo fatto. Che problema c’è?
Nessun problema sto solo tentando di capire.
Quando la smetterai di analizzare ogni minimo dettaglio?
Che c’è di male a voler capire certi meccanismi?
Niente, ma sta di fatto che non ti stai godendo la vacanza. Oggi è la tua festa e dovremmo spassarcela, fare tutto quello che ti va…
Hai visto, ho messo la tua maglia.
Si, ti sta bene.
Non l’avevo mai fatto prima d’ora, indossare gli indumenti di qualcuno la mattina dopo. La trovo una cosa cosi’ stupida. Stamattina, invece, volevo abbracciarti, ma non volevo svegliarti. Allora l’ho indossata.
Hai fatto bene. Adesso metto la tua.
Ridono e torna il silenzio. Fuori dalla stanza un mondo inconsapevole dell’esistenza dei due si affanna e parla lingue sconosciute.
Piano lei scivola nel letto, cerca nel corpo di lui incavi che possano contenerla in modo da creare una specie di puzzle umano.
Lui le cinge la schiena con un braccio , mentre con la mano libera le sfiora il viso.
Ho sempre sognato di venire qui, ma adesso che ci sono non me ne frega più niente. Potrebbe anche sprofondare lei con tutti gli abitanti.
E i bazar, neanche quelli t'interessano più?
No.
Stai bene qui, in questa camera?
So già che mi pentiro’ di quello che sto dicendo… sto bene con te.
Perché dovresti pentirti ?
C’è sempre qualcosa di cui pentirsi.
Mah…
Pensavo che fra un po’ arriverà una telefonata che avrà lo scopo di farmi sentire in colpa. Pero’, non ci riuscirà, lo so. Sono biasimabile per questo?
No, niente sensi di colpa perché non hai sensi di colpa. Puoi almeno tentare per un po’ di ore a non pensare a niente e vivere? Devi solo pensare a stare bene, siamo qui per questo.
Alla fine dovro’ pagarti per i tuoi servigi?
Cos’è, una battuta?
No, sul serio. Cosa sei? Cosa siamo? Riesci a dare una definizione di noi?
Senti, non eri tu quella di « meglio le cose indefinite », « le acque torbide », e stronzate del genere ?
Si’, ma adesso ho bisogno di capire. Sono stanca della confusione, dell’indefinitezza costante. Perché mi sembra tutto un casino e non respiro e mi sembra di morire se anche questa volta non ne vengo a capo. Ho bisogno di verità e obiettività.
Il cuore sembra dover da un momento all’altro staccarsi dalla gabbia toracica e schizzare fuori. Si calma solo quando tace e comincia a contare le ossa del torace di lui. Le passa in rassegna un’alla volta e quando ha finito ripete l’operazione. Conta e riconta fin quando non si addormenta.