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Utente: animachecrepita
la continua mancanza di qualcosa (a che scopo aggiungere tra gli amici gente di cui nemmeno si conosce cosa scrive nel proprio blog? perché questa smania insensata di ammassare "amici" come se fossero accessori per abbellire la propria pagina? qui io sono ciò che scrivo, se non ti interessa è del tutto inutile contattarmi)
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mercoledì, 02 dicembre 2009
"D'Alema, dì qualcosa di sinistra", recita Moretti in Aprile.
Purtroppo è da molto che Baffetto non dice e soprattutto non fa cose di sinistra. L'ultima: sbarra la strada all'ultimo e unico baluardo della sinistra italiana, il simbolo della speranza rossa, Nichi Vendola. Chiede al governatore della Puglia un passo indietro, di non candidarsi alle prossime elezioni regionali, puntando su una persona  che abbia il consenso di Idv e Udc.
Davvero è così lontano il momento più bello della mia vita "politica" (non ce ne sono poi stati molti)? La vittoria del rappresentante di Rifondazione Comunista, per giunta intellettuale, per giunta omosessuale in una regione tradizionalmente fascista, per certi versi rozza, antiquata e bigotta.
Davvero non può ripetersi il miracolo, la reazione ad anni e anni di malapolitica?
Davvero bisogna riconsegnare la regione nelle mani di Fitto?





mercoledì, 25 novembre 2009

Ho scritto e riscritto numerose lettere, alcune quasi minatorie, incazzose, piene di rancore. Altre rassegnate. Nessuna troverà la via verso te, perché anche se lo facessi, anche se ti spedissi una o tutte quelle lettere non arriverebbero mai a te. Sarebbe come appenderle ad un albero o infilarle nelle crepe del muro del pianto: grandi speranze, ma nessuna risposta vera. Di questo soliloquio sono stanca. Ho bisogno di parlare per davvero, di un confronto vero.

Sarebbe bello domani mattina svegliarsi, aprire la finestra e gridare come Penthotal in Paz! “Amatemi, Amatemi” e vedere formarsi una piccola fila di persone che accorre sotto la mia finestra e dice “Eccoci, noi ti amiamo!”. Sarebbe bello, ma non è reale (non solo perché nessuno capirebbe cosa sto farneticando, anzi forse chiamerebbero la polizia). Non si può obbligare qualcuno a starti a sentire, pretendere la sua attenzione, pretendere che le manchi. Dovevo sciogliere il nodo, convincermi del fatto che tu non ci fossi e non ci sarai mai per me nel desiderio o nel bisogno. E il fartene una colpa, sbagliando, era dovuto al mio vedere oltre la realtà, interpretare i segni e le parole in base a quello che sentivo e non prenderli per quelli che erano. Era del tutto fuori luogo che mi incazzassi con te per i tuoi silenzi o per la tua indifferenza, perché semplicemente io e te non siamo  mai stati niente in fondo. Realizzato questo, vedo tutto molto più chiaro, smettendo di farmi domande assurde che cominciavano sempre con “perché...”

Dopo questo, mi dico: “Cara la mia G., prova a prenderti una pausa da questa che sta diventando una prigione noiosa, prima che cominci ad odiarla” (ma non è detto che ci riesca).
Proverò a vivere, proverò ad arricchirmi e spero di ritornare a parlare di sogni avventure and so on. Perché sono altro dall'ombra che appare adesso. Ho voglia di strada, di posti ancora più lontani. Di tornare a cercare quel qualcosa che mi manca, che non sono occhi, membra, corpi, ma essenza. Di ritrovare i personaggi che popolavano la mia testa e rianimarli.
Non è tutto qui, non può esserlo. Dus, tot ziens!

 

Pulito come un solitario, mi scrollerò di dosso l'obbedienza. La brucerò come un'efelide nell'acido della mia insonnia e sarò solo nervi e niente grasso, scintillante come una moneta nella benzina, scaltro come un affamato, veloce come una faina. Veglierò per sempre, dormirò vestito, starò addosso alla vita come un segugio, come un mastino. Non guarderò più l'orologio, prenderò d'anticipo il mattino.

 

martedì, 17 novembre 2009

Se non muori non potrai mai risorgere. Io credo di essere morta abbastanza volte da ritenermi una professionista del settore. Altro che Gesù, lui l'ha fatto solo una volta e si è fatto pure aiutare dal grande capo. Io invece, nessuna spintarella, mai.

Poi rischio, mi struggo, mi umilio.

La morte di cui parlo è un totale lasciarsi andare di fronte agli eventi. Non opporre più alcuna resistenza. Bandiera bianca, avete vinto! Ho perso. Non ci provo più. Vi giuro non lo faccio più.

Poi mi arrendo. Mi arrendo.

Vada come vada mi faccio trascinare dalla corrente; non nuoto, galleggio sulla superficie dell'acqua, da qualche parte finisco. Sempre. Poi pian piano, mi scrollo di dosso il torpore, mi guardo in giro, e puff, di colpo, torno alla vita. Le ferite sono solo cicatrici superficiali.
La bellezza di rinascere è che puoi scordarti di quello che ti ha uccisa, resettare tutto e partire da zero. Anzi da uno, un ricordo bello lo devi tenere come terreno sul quale seminare la tua nuova esistenza.
La bellezza di rinascere è che rifarai certamente gli stessi errori, ma ti sembrerà ancora la prima volta.
Ho capito che è inutile dire mai più!, per quanta convinzione ci metta finisci sempre per ricascarci.
In caduta libera, via gli impedimenti, via le fonti d'attrito, via il paracadute!
Certo, potrei anche rimanere tranquilla, nel mio cantuccio a non porvarci mai. Sicuramente, riceverei molte meno mazzate, ma vuoi mettere risorgere? Risorgere! Risorgere!
 

postato da: animachecrepita alle ore 18:17 | Link | commenti
categoria:parole, pensieri, cinema, visioni, vita, sensazioni, sentimenti, passione, brano del giorno, vaniloqui e illuminazioni
giovedì, 04 giugno 2009
postato da: animachecrepita alle ore 11:10 | Link | commenti
categoria:cinema, visioni, vita, sentimenti, massimo troisi, brano del giorno
domenica, 21 dicembre 2008

La menzogna è tale e quale all'infedeltà

Al prossimo fortunato che avrà il piacere (tutto suo, in realtà) di raccontarmi stronzate (o se volete: bugie, menzogne, ecc.), riceverà in omaggio un caldo e accogliente VAFFANCULO, senza possibilità di replica o aggiustamento di rotta. Quando smetto di ridere per la ridicolaggine di certe affermazioni, rimane il nulla. La bocca si chiude e tutto passa. Ora contano solo i fatti, le parole sulla bocca o sulle dita di chi non le sa usare hanno la stessa efficacia della fiamma di un cerino al polo nord.

 

Altro che santo natale! I dolci di questo periodo (e di questa zona d’Italia)con tutto quel miele, quel cioccolato fondente colante, le mandorle, il vin cotto, e tanti altri ricchi ingredienti sono piuttosto lussuriosi.

 

Aiuto, ho la sindrome di Bree! Cioè sono una nuova desperate housewife. Anni di ricerca psicologica e soprattutto intellettuale, tutte quelle pose (del tutto inopportune) da letterata nipponista, di femminista-coltello-in-mezzo-ai-denti soffiati via dalla soddisfazione quasi orgasmica di assistere al prodigio alchemico del lievito madre con il quale preparare ogni tipo di pane e croissant. E poi c’è la pasticceria nella quale, a detta di molti, eccello. E cosa dire delle mie piantine di spezie (tra le quali la menta con cui preparo un liquore) e dei tulipani che sbocciano a dicembre? Per non parlare del taglio e cucito, dell’uncinetto e dei ferri. Insomma una brava massaia, una donna da sposare, se non fosse che non c’è uno straccio d’uomo disposto a simile impresa. Manca solo che organizzi pomeriggi di bridge nel quale offrire tè inglese e biscottini al burro. Il mio sicuramente lo correggerei col gin.

 Intanto, mi hanno ricordato di aver partecipato a un concorso lettarario. Avevo dimenticato quale racconto avevo inviato. Entrare tra i primi quattordici sarebbe già molto appagante. Ma vincere... avrei già il discorso e la dedica pronti.

 

Sacrificio di Tarkovskij non è un film, è un trattato mistico-filosofico.

sabato, 01 novembre 2008

Le recensioni le facciano i vari Bertoncelli, recensori veri o presunti o autoproclamatisi tali (pur non avendo alcun titolo) sui giornali e sui vari siti musicali. Sono pienamente d’accordo con Moretti quando parla di questa categoria (nel film si parla però di esperti di cinema) e dice: “Ecco, penso, ma chi scrive queste cose non è che la sera prima di addormentarsi ha un momento di rimorso?”, denunciando un modo di fare critica assurdamente  narcisista, in cui le parole più che spiegare diventano specchi in cui l’ego del recensore si specchia e si compiace, ingiustamente aggiungerei. Un linguaggio senza senso, ridondante fino al grottesco.

Rimango sempre molto stupita dal fatto che spesso chi scrive di musica non solo non capisce niente di musica e non fa niente per mettersi in pari, ma molto spesso parla di dischi che sì e no ha sentito una volta di sfuggita. Tanto più non capiscono di musica tanto più sono boriosi e ridicoli. Internet in questo caso non  aiuta. Infatti, i vari intenditori musicali della rete fanno il verso ai grandi giornalisti di riviste specializzate, non avendo né le capacità, né un lessico appropriato. Così si lanciano in invettive o stendono tappeti rossi a questo o quel artista, e intanto sbagliano un congiuntivo, coniano parole che non esistono, si dimenticano della sintassi. Per non parlare dell’idiozia dei contenuti. Insomma, non si salva né forma né sostanza.

 

Tutto questo preambolo per annunciare che il mio cd autunno/inverno 2008/2009 è senza ombra di dubbio il già citato Da Solo del già osannato Vinicio Capossela (del quale ho letto un sacco di recensioni da far rabbrividire per i motivi sopra elencati, esempi: qui e qui).

Se c’è un dio che ogni tanto si mostra benevolo verso le sue creature, sicuramente ci ha mandato Vinicio per rinfrancarci almeno un po’ dai vari casini quotidiani, dalle enormi e numerose bruttezze che ci riserva             questo mondo infame e in particolar modo questo Paese agonizzante.

Dal punto di vista musicale, gli strumenti inconsistenti ( chitarra fantasma, theremin, spartiti da banda,tromba della salvezza, mighty Wurlizer teather organ, sega musicale, cristallarmonio, piano tallone, registratori, banco dei suoni, fischio del buonumore, violoncello, mariachi, strumenti giocattolo, battiti… ) creano un’atmosfera magica, d’incanto, quasi da fiaba. Viene fuori un mondo abitato da esseri fantastici, come Il gigante e il mago ottimi compagni quando ti sei perso e non sai più come fare (E se non c’è più dove andare/e non c’è più a chi ritornare/e la cicala ha già cantato/e l’inverno ora è arrivato/e non hai più porte da bussare/solo cartoni da rifare/ti puoi consolare/col gigante e il mago).

La felicità con le gambe corte, ovvero la clandestinità, è un concetto molto caro al cantautore ed è presente in molte sue canzoni. È un pensiero sfuggente, impalpabile: una libertà monca, in cui assaggi la gioia di essere libero, ma poi torni a casa e rimandi la partenza. (Come un uccello che ha provato ad esser libero/ e che muore appena fuori/sono restato senza ali e senza te).

Parla piano è una bellissima ballata in cui la voce profonda e il piano sono predominanti su un tappeto di suoni quasi impercettibili. Si parla di bugie e di amore, di bugie in amore. In maniera così dolce che non sai se ti accarezza o ti ferisce e vorresti tatuarti le parole di questa canzone e mostrarle all’occorrenza (Quando ami qualcuno/meglio amarlo davvero e del tutto/o non prenderlo affatto/dove hai tenuto nascosto/finora chi sei ?)

E poi quando ascolti Una giornata perfetta ti vien voglia di imparare il tip tap e ballarlo tutto il giorno vestito da charleston, molto retrò, quindi adorabile (Non si è fatti per stare a soffrire/andarsene se è ora di finire/affidarsi alla vita senza più timore/amare con chi sei/dare a chi ti dà/e non desiderare sempre e solo quello che se ne va…).

Il paradiso dei calzini sembra una canzone per bambini, di tutte l’età. Se si vuole può essere letta anche come una tenera metafora del perdere il proprio doppio, o la persona amata (forse concetto troppo banale). In questo smarrimento però ci si ritrova con altri che sono nella stessa condizione e allora, Nel paradiso dei calzini/non c’è pena se non sei con me.

Orfani ora è la mia preferita. Non posso fare a meno di emozionarmi tutte le volte che l’ascolto. Parte con un sussurro, una richiesta, per crescere con un piano che, da ignorante di musica, definirei grave. E nuda è la strada e i binari e le insegne/e nuda sei tu/il mondo ora è nudo /se non lo copre il tuo sguardo: non sono parole preziose?

Sante Nicola è una canzone squisitamente invernale e natalizia. Si respira l’aria dei racconti di Dickens (che povertà non sapersi parlare/e vedersi passare/vicini e muti/chiusi nel rancore).

Vetri appannati d’America è composta da una serie di istantanee sulle caratteristiche del Paese della distanza, tutte molto malinconiche, quasi decadenti. Il tono non è di denuncia, ma di partecipazione (il cancro è andato/ora restano le spese).

L’altra parte della sera colpisce per una voce struggente che racconta una storia di solitudine  o solitudini.

La faccia della terra, invece, un vero e proprio racconto con dei personaggi e le loro vicende. Il banjo la fa diventare una canzone country, dal sapore Old America, ma con un tocco di Messico.

Una specie di filastrocca musicata, Lettere di soldati, in realtà è una canzone molto dura che descrive  le difficoltà e le angoscianti condizioni dei soldati(Il deserto è tranquillo/non c’è linea del fronte/pattuglia di guardia/a balia del nulla/nulla che esplode/rovente nell’aria/odore di gomma/e carne bruciata/e pezzi di cranio/ e cervella per terra/e pezzi di faccia/e pezzi di noi). Di grande effetto il battito del cuore che accompagna tutto il brano.

Alla fine, Capossela afferma che Non c’è disaccordo nel cielo in contrasto con ciò che avviene sulla terra. La musica è di Lehman.

C’è anche una traccia fantasma: un concentrato di tutte le canzoni del disco che a tratti, una alla volta emergono. E la magia è conclusa…

postato da: animachecrepita alle ore 16:28 | Link | commenti (2)
categoria:pensieri, musica, cinema, vita, sensazioni, sentimenti, passione, vinicio capossela, vaniloqui e illuminazioni
venerdì, 03 ottobre 2008

Ieri ho fatto una minimaratona cinematografica guardando le avventure on the road dei Leningrad Cowboys, cioè Leningrad Cowboys go America e Leningrad Cowboys meet Moses. Si tratta di due film di Aki Kaurismaki, entrato ormai appieno nel mio olimpo personale.  Nel primo un gruppo musicale composto da musicisti alquanto strampalati – basti guardare il loro look - dalla Siberia va in America per cercare fortuna e diventare una rock ‘n’roll band  in piena regola, di quelle osannate dalle folle. Ma le cose non vanno come devono andare e si ritrovano ad attraversare gli Stati Uniti tenuti a stecchetto dal loro terribile manager Vladimir  per approdare in Messico a fare d’accompagnamento ai matrimoni. Proprio in Messico comincia il sequel: ormai i cowboy venuti dal freddo sono diventati dei nullafacenti impestati dalla tequila. A riportarli sulla “retta via” ci pensa Moses, al secolo Vladimir che, smessi i panni da impresario, è diventato profeta e si impone il compito di ricondurre i suoi protetti nuovamente in patria. E ci riuscirà attraversando una serie di peripezie. I due film sono delle favole non edificanti, in cui l’elemento surreale è predominante come è centrale una comicità spicciola, ma a tratti disarmante. La musica fa da collante agli avvenimenti.

Fortissima la scena in cui, seduto alla panchina della stazione di Lipsia, Moses si scontra a colpi di Bibbia con un giovane di nome Lenin che risponde con la lettura de Il Capitale di Marx. In mezzo ai disputanti c’è un terzo che gusta beato un gelato del Mc Donald. Come dire: mentre le due ideologie si scontrano il capitalismo agisce indisturbato. 

sabato, 30 agosto 2008

… dei film di Kaurismaki

 

Che cosa le devo, allora?

Se mi vedi a faccia in giù sulla strada, rivoltami.

 

 

Sono stato sulla luna.

Davvero? E come l’hai trovata?

Molto tranquilla.

Hai incontrato nessuno?

Veramente no, sai, era domenica.

È per questo che sei tornato?

Sì sì, e anche per altri motivi.

 

Tratti da L’uomo senza passato di Aki Kaurismaki

 

È un film realistico e surrealista allo stesso tempo, ciò che riesce solo ai grandi artisti. Alla cupezza delle immagini e dell’ambiente si mescolano  la freschezze e l’umorismo dei dialoghi. I personaggi sembrano poco convinti di quello che stanno facendo ma si trascinano nelle azioni quotidiane e in quelle importanti, spinti da una forte umanità. La trama è abbastanza semplice: un uomo giunto in città da chissà dove viene picchiato selvaggiamente e a causa di ciò perde la memoria. Fugge dall’ospedale in cui lo credevano già morto e trova rifugio presso una povera famiglia. Non senza difficoltà riesce pian piano a rifarsi, nel vero senso della parola, una vita, trovando anche l’amore. Il finale è molto tenero.

 

PS: Ma perché scopro le cose sempre in ritardo rispetto al momento in cui accadono? Da una parte sono fortunata, così posso dire di avere ancora in serbo per il futuro perle da vedere leggere o ascoltare.

 

Con la colonna sonora il regista ha sicuramente fatto centro, formidabile.

postato da: animachecrepita alle ore 20:45 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, pensieri, cinema, visioni, vita, sensazioni, sentimenti, passione, sottolineature, kaurismaki
giovedì, 28 agosto 2008

Dopo aver visto Into the wild  mi è ritornato il desiderio solo assopito di fare un’avventura analoga, cioè  zaino in spalla vedere fino a che punto si può arrivare. Assaggiare la libertà, quella vera. Svincolarsi dalle convenzioni sociali, emanciparsi dai futili pensieri della quotidianità. Sarebbe bello trovarsi faccia a faccia con questa nuova verità, solo io e la natura. Buttarsi alle spalle qualsiasi preoccupazione, qualsiasi affanno, qualsiasi smania di arrivare. I traguardi non esistono se smettiamo di pensarci. Non ho bisogno di una casa, di un lavoro, di soldi, di tanti vestiti, di decine di paia di scarpe. Mi basta il cielo da guardare e la terra sulla quale addormentarmi, un po’ di cibo e un po’ d’acqua e la mano gentile di qualcuno nei momenti in cui la solitudine si fa macigno. Certamente l’unica cosa che ancora mi manca per la realizzazione di questo sogno è l’audacia, non di affrontare pericoli o cose del genere, ma di mettere in pratica un sogno. In poche parole: il coraggio di essere felice.

postato da: animachecrepita alle ore 17:13 | Link | commenti
categoria:pensieri, musica, cinema, visioni, vita, sensazioni, sogni, sentimenti, passione, sottolineature
martedì, 22 luglio 2008

Leggendo dell’arresto di quell'essere schifoso di  Radovan Karadzic, uno dei responsabili del genocidio per l’assedio di Sarajevo e per il massacro di Srebrenica, mi sono sorpresa (ma nemmeno tanto) a fare questa considerazione: si comincia con delle iniziative e delle leggi, magari blande, come  trovare un capro espiatorio per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dai veri problemi disegnando “l’altro” in questione come un mostro che ruba il lavoro, stupra le donne, ecc. o come prendere le  impronte digitali ai bambini rom,  per poi finire con dei veri e propri massacri. Il passo per finire nel baratro è davvero molto breve.       
Gli scontri tra etnie dovrebbero essere solo di questa natura:

postato da: animachecrepita alle ore 17:42 | Link | commenti
categoria:varie ed eventuali, pensieri, musica, cinema, visioni, vita, sensazioni, sogni, sentimenti, passione, brano del giorno