cosa sono
Utente: animachecrepita
la continua mancanza di qualcosa (a che scopo aggiungere tra gli amici gente di cui nemmeno si conosce cosa scrive nel proprio blog? perché questa smania insensata di ammassare "amici" come se fossero accessori per abbellire la propria pagina? qui io sono ciò che scrivo, se non ti interessa è del tutto inutile contattarmi)
commenti recenti
archivio
categorie
links
foto recenti
bottoni
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
counter
visitato *loading* volte
lunedì, 09 novembre 2009

Paying debt to karma

your party for a living

what you take don't kill

but careful what you're giving

Dream on – Depeche Mode

Giorni fa ho saputo che uno con il quale ho avuto una mezza storia (mezza perché solo lui credeva che stessimo insieme) ha finalmente coronato il suo sogno: avere una compagna con la quale dividere un tetto, un cane, affrontare il mutuo per una casa, andare in vacanza in camper. All'epoca tutte queste cose le voleva fare con me. Mi sono lasciata sfuggire: vacanze e cene pagate, regali, trattamenti da regina, fedeltà assicurata e io ci ho sputato su e detto no grazie, ripensandoci anche in maniera un po' vigliacca – mi sono dileguata senza una parola. Ho lasciato che il telefono squillasse a vuoto, non risposto ai messaggi fino a quando non si è stancato. Non so perché ho fatto una cosa del genere, ma il solo pensiero di dover rispondere al telefono mi metteva ansia e sentivo il respiro bloccarsi. D'altronde, lui non era innamorato di me (e chi può esserlo?), lo era di quella che potevo diventare per lui, cioè la metà della sua mela. Questa storia potrebbe essere letta come prologo a ciò che è stato di me e dei miei rapporti interpersonali (non solo amorosi o pseudo tali). In pratica, sto pagando per quella e per un altro paio di volte in cui mi sono comportata non troppo correttamente. Le persone scappano perché sono scappata per prima. Crediamo al karma e al fatto che adesso a occhio e croce la mia bella legge del contrappasso l'ho pagata e da qui in avanti andrà tutto liscio. Eppure sono pentita, se tornassi indietro risponderei a quel telefono e gli direi: “Fottiti tu e i tuoi cari progetti”. Tutto sarebbe andato diversamente? Boh. So solo che se avessi condiviso con questa persona gli stessi sogni ora non sarei dove sono ma a Firenze (e mi sarebbe andata anche bene), forse non sarei laureata, sicuramente non sarei stata a Tokyo, non avrei fatto quello che ho fatto (comprese le cazzate, e forse ci avrei guadagnato), i miei sogni sarebbero ancora più serrati in un cassetto, però certamente, dopo rate e mutui avrei avuto in progetto un bambino. In definitiva non sarei stata io. L'altro giorno pensandoci mi sono chiesta: "Saresti disposta a rinunciare a qualcosa per qualcuno?" . Ho avuto paura, è stata la prima volta che non ho detto subito, istantaneamente no. Comunque è ancora inesorabilmente NO.

giovedì, 18 giugno 2009

Ci sono cose preziose e fragili che non vorrei perdere mai. La felicità di andare ad un concerto e ascoltare buona musica, sentirsi partecipe di un rito collettivo è una di queste. Ancora meglio se accarezzi tale stato di grazia dopo un bel po’ di incertezze e di fatica. E così, comprare il biglietto per il concerto dei Depeche Mode molti mesi prima si è rivelata un’ottima scelta (ne ho parlato qui). Le incertezze erano dovute al rischio che venisse cancellata la data a causa delle condizioni fisiche di Gahan, operato per un tumore maligno alla vescica, o che il concerto potesse aver luogo, ma sottotono rispetto alla norma. Invece, mio dio quell’uomo è indistruttibile!, il live è stato più che soddisfacente, a partire dalla scaletta varia e molto ammiccante (chi accetterebbe un concerto dei DM senza Personal Jesus?).

Ore ventuno: si spengono le luci, i maxischermi proiettano delle immagini, istanti di silenzio, si vedono delle ombre indistinguibili che si muovono sul palco, un colpo allo stomaco, parte la musica di In chains. Wow, allora è proprio vero, mi dico. L’acustica dello stadio pur non essendo ottima è molto più accettabile di quel che immaginassi. Avendo iniziato con una mezz’ora d’anticipo la gente, spiazzata, è ancora intenta a prendere posto (dico io, si può andare a un concerto giusto mezz’ora prima e pretendere di prendere i posti assegnati? Non siamo mica alla Scala!), quindi i primi brani non sono riuscita a sentirli fino in fondo, distratta dal movimento frenetico di chi mi stava intorno. Da subito si intuisce che Dave è nuovamente risorto meglio della fenice che ha tatuata sul petto. Canta in maniera impeccabile (tranne qualche stecca, ma ci sta), balla in maniera energica e sinuosa, trasudando carisma. È umanamente impossibile non tenere gli occhi fissi su di lui e fremere per ogni suo urlo. Ne fanno le spese gli altri componenti del gruppo, Andrew Fletcher è in pratica invisibile, Martin Gore una via di mezzo fra i due, anche se l’esecuzione di Little soul e Home ha regalato allo spettacolo sfumature intimiste e delicate. La cosa più bella è stata percepire la voglia del gruppo di includere gli spettatori nello show. A differenza di molti altri artisti che narcisisticamente vestono i panni di sacerdoti a cui spetta il compito di dar vita alla cerimonia, i DM, a mio avviso,si adoperano per creare un filo immaginario, ma sentito e voluto, tra il palco e la folla. E al contrario di numerosi gruppi (sto pensando agli U2), nati negli stessi anni, non sono invecchiati per niente. Il loro sound è inconfondibile, ma ogni album, ogni canzone è un mondo a sé.Non si sono lasciati cullare dal successo per comporre sempre la stessa canzone.

Emozionante il gioco di luci e immagini che accompagna ogni canzone. C’era spazio per tutto: un corvo che vola su un deserto grigio sulle note di Walking in my shoes; una poesia del sufi Hafiz con Precious; inevitabili scene di manifestazioni pacifiste con Peace il cui ritornello è stato ripetuto da tutti più volte come un mantra, come una formula magica; colori accesi e riprese live; video hot (scene lesbo con Strangelove). È stato nel complesso un crescendo di emozioni e di energia. Le performance migliori: la già citata Home, dolce e intensa; la cupa In your room, la strepitosa I feel you (mi sono sciolta come un giacciolo al sole di ferragosto); l’inevitabile Enjoy the silence; il bis Stripped; fino all’apoteosi di Personal Jesus, che all'inizio sembra riprendere la cover (magnifica) di Jonny Cash, durante l'esecuzione sugli schermi scorrevano le immagini dei componenti del gruppo che allargavano le braccia per prepararsi a un corale “Reach out and touch faith”, e l’arrivederci più tenero che ci sia con Waiting for the night, versione nuda e cruda: Gahan e Gore all’estremità della passerella che cantano e quasi si abbracciano. Un live pazzesco, un’energia incredibile, una compenetrazione sensoriale e affettiva che raramente giunge da manifestazioni del genere. Abbiamo ballato, cantato a squarciagola, riso e ci siamo commossi come se per una volta fossimo tutti davvero sotto lo stesso cielo, come se tra il di qua e il di là non ci fosse nessuna barriera. CIMG0141

PS: l'unica nota dolente è stata il post concerto. Mezzi pubblici inesistenti, taxi superoccupati. Non mi stancherò mai di ripeterlo: il trasporto pre e post concerto deve essere una premura dell'organizzazione, visto che le istituzioni pubbliche sembrano non interessarsene. Non si possono lasciare in balia degli eventi 50mila persone.

postato da: animachecrepita alle ore 12:19 | Link | commenti (2)
categoria:pensieri, musica, ricordi, vita, sensazioni, sentimenti, passione, depeche mode, vaniloqui e illuminazioni
giovedì, 19 marzo 2009

Uh, poche volte ho preso decisioni che avessero una lunga scadenza, un po’ per scaramanzia, un po’ perché io i progetti a lungo termine non li sopporto. Mi sembra che mi blocchino ogni movimento, che se decido una cosa oggi non ne posso fare un’altra improvvisa domani(purtroppo sono quella di “una cosa alla volta”, anche se va a finire che ne faccio mille inconsapevolmente). È come con i rapporti “gomito a gomito”: quando  sono troppo vicina a una persona per lungo tempo comincio a sentire le catene intorno al collo e alle caviglie. I “programmatori”, quelli che devono avere sempre tutto sotto controllo, quelli ai quali il minimo cambiamento procura gravi danni morali, proprio non li capisco. Cosa c’è di bello nel sapere che fra un giorno, un mese, un anno farai una determinata cosa? Qual è l’emozione?  Boh, forse l’emozione di poter dominare e controllare tutto, desiderio che non mi appartiene. Un amico mi ha invitato a unirmi a lui in un gioco di ruolo e rispondendo alle mie perplessità mi dice: “Non devi fare nient’altro che conquistare e distruggere”. Proprio le due cose più lontane da me. Si vede proprio che non sono riuscita a fargli capire un cazzo di me.

Ma cosa volevo dire con tutto questo vaneggiare? Ah sì, che ho comprato i biglietti per il concerto dei Depeche Mode: 16 giugno Roma. Incrociamo le dita.

Spero che facciano questa