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Utente: animachecrepita
la continua mancanza di qualcosa (a che scopo aggiungere tra gli amici gente di cui nemmeno si conosce cosa scrive nel proprio blog? perché questa smania insensata di ammassare "amici" come se fossero accessori per abbellire la propria pagina? qui io sono ciò che scrivo, se non ti interessa è del tutto inutile contattarmi)
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mercoledì, 04 novembre 2009

Saranno miei a breve:

Femminismo e anarchia di Emma Goldman (ho scoperto che esiste l'anarcofemminismo)
Il secondo sesso di Simone De Beauvoir (non ho mai letto nulla di suo, mea culpa)
Biglietti agli amici di Pier Vittorio Tondelli (era da tanto che volevo leggerlo)
La ragazza che giocava col fuoco di Stieg Larsson (continua la lettura della trilogia)


Sottomano ho:

The women's history of the world du Rosalind Miles (tanto per cambiare un po' tema)

La principessa sul pisello di Luciana Littizzetto (per ridere un po')

La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano (sono sempre stata a un passo da comprarlo, adesso lo posso leggere aggratis)

Intanto:

Infinite Jest è quasi finito. Le ultime pagine stanno diventando ancora più intense, pur riuscendo a regalare grandi risate. Il personaggio di Mario, uno dei tanti che popolano il libro, è quello che forse mi ha colpito di più. Lo paragono all'Idiota di Dostoevskij pur non avendo la stessa centralità. Menomato gravemente dalla nascita, costretto ad usare supporti per muoversi e stare fermo, è nella sua purezza disarmante. Un sorriso stampato a forza dalla malformazione rivela un animo sereno, in pace con se stesso. Mario è l'unico che riesce a parlare con personaggi inavvicinabili, proprio per la sua capacità di ascoltare e di far sentire l'altro non giudicato. Capisce meglio di chiunque altro gli affanni, gli stati d'animo di chi gli sta intorno. Il mondo descritto è ormai alla deriva: il divertimento, l'intrattenimento, è diventato il fine a cui tutti tendono; le droghe sono l'elemento essenziale per andare avanti. In ciò emerge un'umanità misera, vuota, senza più alcuno slancio, interessata solo alle sostanze. Un'umanità non molto diversa dalla nostra, ahimè.

postato da: animachecrepita alle ore 15:44 | Link | commenti (2)
categoria:parole, pensieri, donne, letture, letteratura, passione, sottolineature, lettere vive
lunedì, 02 novembre 2009
La poesia

Sono
molto
irrequieta
quando
mi legano
allo spazio.
aldamerini
postato da: animachecrepita alle ore 10:51 | Link | commenti
categoria:parole, pensieri, musica, donne, letture, letteratura, sensazioni, sentimenti, passione, lettere vive
sabato, 17 ottobre 2009

Qualcuno ha cercato su questo blog delle risposte non a una domanda, ma a uno stato di cose, cioè “non riesco a trattenere i miei sentimenti”. Bene, amico, ma più probabilmente amica, siamo in due. E questo di sicuro non ti aiuta. Se hai digitato su google una simile frase, a meno che non sia il verso di qualche canzone strappalacrime o altro, sei talmente disperata che ti affideresti alle parole di sconosciuti pur di sentire un po' di sollievo, ti capisco. Sorella, se mi conoscessi sapresti che non c'è persona al mondo che possa capirti meglio di me, in questo frangente. Ecco, il mio consiglio è: fai di tutto per trattenerli questi cazzo di sentimenti. Inventati qualcosa, usa punizioni corporali autoinflitte ogni volta che senti il bisogno di mostrarti. Perché mostrarsi per quello che si è e che si sente non paga. Mai. E tutte quelle stronzate sull'importanza di dire la verità, be' scordatele! Niente di più stupido e poco conveniente ai fini delle relazioni sociali. Ecco cosa serve fare, invece: non dire mai fino in fondo quello che si prova; darsi a pezzetti; farsi attendere (anche invano); mostrarsi distaccati; esprimere le proprie emozioni col contagocce e comunque, mai in un slancio entusiastico; congelare l'anima, frenare le parole, le idee, i propri istinti. Devi in definitiva dare ciò che l'altra parte vuole ma con moderazione, il giusto mezzo, essenzialmente un livellamento sentimentale. Sai, se ci conoscessimo anche tu abbineresti a me la parola estremista. Mai conosciute le mezze misure: passo con grande facilità e pericolosa velocità dallo zero emozionale in cui sembro una specie di asceta che non ha interesse per le cose umane ad una colata lavica di parole e sentimenti ed emozioni senza freni e senza ritegno ai limiti della decenza. Arrivata a questo punto non so se riuscirò a cambiare, forse fra altri 30 anni sarò una persona più equilibrata, nel frattempo mi tengo quella che sono. D'altronde, tutto questo rivelarsi e "darsi" non lascia mai un vuoto, anzi permette ad altri colori di nascere e riempirmi, scongiurando qualsiasi pericolo di aridità.

mercoledì, 15 luglio 2009

Io ho dinnanzi a me il futuro, anche se voi non lo credete

 

Così Sibilla Aleramo scrisse ad Arnoldo Mondadori. È una frase forte, piena di ottimismo, caparbietà e consapevolezza delle proprie doti. Un frase profetica, se si pensa che il suo primo e prediletto romanzo Una donna ha più di cento anni e continua ad essere ripubblicato. Perché? Perché ha un valore artistico e ideologico molto forte, in esso si fondono il talento di una scrittrice autodidatta (ha frequentato solo le elementari)e alle prime armi, e i primi germogli di femminismo. Infatti si tratta di una delle prime opere italiane ad esporre questo tema. I riscontri autobiografici rendono ancora più drammatico e toccante il racconto. Dopo un’infanzia libera e gagliarda, a partire dallo stupro –subito da quello che poi diventerà suo marito- che porta via la sua adolescenza insieme alla spensieratezza e alla libertà, la narratrice compie un percorso doloroso, umiliante e a tratti violento che la porterà all’emancipazione tanto agognata, non senza pagarla cara: il distacco da suo figlio. Nonostante ami il suo bambino più di ogni altra cosa al mondo e lo consideri la parte migliore della sua vita, unica gioia di un’esistenza travagliata, lo lascia nella casa del marito, conscia del fatto che non lo rivedrà più. La donna sa che sacrificarsi per stare accanto al figlio equivarrebbe ad arrendersi allo squallore e alla mediocrità di una vita sottomessa e remissiva, e anzi, accettare le mortificazioni della carne e dello spirito darebbe alla creatura che cresce una visione sbagliata della vita. Sono convinta che questo tipo di scelta farebbe storcere il naso ancora oggi, perché ancora si ha l’ideale di donna/madre pronta al sacrificio e alla desolazione pur di far crescere la propria prole tra le sue braccia amorevoli di genitrice. Secondo me, invece, l’autrice ha avuto molto coraggio nello scegliere di ascoltare la propria coscienza, non per egoismo, ma perché ha capito che tradire la propria indole corrisponde a morire ed è profondamente ingiusto.

Dalla data della prima edizione del libro, nel Paese si sono fatti dei passi in avanti in fatto di diritti delle donne, ma quando sento alcuni discorsi vedo chiaramente che sono quasi esclusivamente cambiamenti formali, mentre un certo tipo di mentalità resiste in maniera latente, ahimè, anche tra le donne stesse. La scrittrice si interroga sulle colpe della donna circa il male sociale. Si chiede: Come può un uomo che abbia avuto una buona madre divenire crudele verso i deboli, sleale verso una donna […], tiranno verso i figli? Ma la buona madre non deve essere […]una semplice creatura di sacrificio: deve essere una donna, una persona umana. Con queste parole ho ricordato una conversazione che ho avuto con una giovane donna, madre di un maschietto, che mi ha lasciata amareggiata e offesa. Riportandomi una notizia di cronaca, affermava che la ragazza che aveva subito lo stupro, non solo se l’era cercata perché aveva dato troppa confidenza allo sconosciuto di turno, ma in un certo senso se l’era meritato, sottintendendo che il mostro che l’aveva violentata era stato quasi costretto a farlo. Non vi descrivo la mia reazione: per me è stato un insulto alla mia dignità di donna; ho provato vergogna per questo pensiero così gretto, che, pronunciato da una femmina, fa davvero tanto male. Cosa mai potrà insegnare al suo bambino un essere del genere? Questo diventerà adulto e potrà fare scempio di corpi altrui, se si presenterà l’occasione, se, per esempio, una ragazza porterà una gonna che lui riterrà troppo provocante? Ho compassione per questo figlio che crescerà inevitabilmente con una visione sbagliata del rapporto fra i due sessi, e spero che riesca a salvarsi emancipandosi da tale triste e sporco ambiente.

 

 

lunedì, 29 giugno 2009

Per la serie, non tutti i mali vengono da FB

Viaggiare per circa tre ore in un trenino completamente immerso nel verde; sospirare ed esclamare per la vista di un’enorme esagerata bellezza paesaggistica; pescare dalla memoria scene e fatti ormai dimenticati e ridere di gusto (io non me la ricordavo tanto gioiosa la scuola!); fare a piedi tanta strada in salita e in discesa e un milione di telefonate per trovare il b&b; scende e salire per ben due volte la lunghissima e ripida scalinata che porta alla spiaggia; portare clandestinamente delle sedie dall’ultima fila quasi sotto il palco, vicino ai posti riservati; guardare il paese illuminato dal basso; riflettere sull’assurdità di ascoltare un concerto di taranta seduti; continuare a ballare anche quando i suonatori vanno via; parlare del passato e del futuro sedute al tavolino di un locale per niente chic davanti a una birra e una vampa divisa in due(specie di pizza tipica della zona).

 

Ci sono persone con le quali puoi stare a stretto contatto ogni santo giorno e sentirle lontane anni luce e persone che non rivedi da un decennio e riscoprirle vicine.

Ho passato un week end, anzi meno di ventiquattro ore con una mia ex compagna di classe che non vedevo da dieci anni esatti. E come spesso accade, archiviati i rituali “Come stai?” si continua un discorso che sembra non essere mai stato interrotto dal tempo e dalla distanza. Un discorso che è cresciuto, inevitabilmente, si è fatto più maturo (ma nemmeno troppo), arricchito dall’esperienza. È stata anche un’occasione per vedere i miei passi avanti. Adesso che sono più consapevole dei miei limiti e delle mie risorse, ora che non temo più di essere inadeguata alle situazioni (non perché mi senta adeguata, ma perché ho fatto della mia inadeguatezza al mondo il mio punto di forza, almeno ci provo) sono più libera di esprimermi, più rilassata, più sorridente. Insomma, un tuffo in ciò che eravamo con la consapevolezza di ciò che siamo diventate e vogliamo essere. Niente male come inizio dell’estate.

mercoledì, 01 aprile 2009

Ho appena finito di leggere uno dei romanzi fondamentali della mia vita. L’arte della gioia di Goliarda Sapienza è un libro che tocca e segna. Dovrebbe essere studiato nelle scuole, dovrebbe essere un manuale di educazione alla vita, ai sentimenti, alla felicità, alla libertà.

Tuttavia, come spesso accade in questa patria di imbecilli, di editori chiusi e aridi, di critici che credono di essere così bravi da poter indovinare il contenuto di un libro con la solo lettura del titolo, questo capolavoro non ha avuto la giusta visibilità né quando l’autrice era in vita né dopo la sua morte. Se non fosse stato per un'editrice francese a quest’ora, un libro di grande valore sarebbe andato definitivamente perduto o relegato ad un’edizione poco fortunata a cura di “Stampa alternativa”. E non c’è da stupirsi che ciò che in Italia è stato considerato meno di zero, all’estero (in particolare in Francia, Germania e Spagna) sia diventato un caso letterario.

Potrei citare pagine e pagine di poesia e di saggezza, di sensualità e razionalità, ma finirei per  fare torto ad altri passi degni ugualmente di essere sottolineati (basti pensare che il libro è diventato nelle mie mani un campo di battaglia di orecchie e sottolineature; nessuna nota, però). È un romanzo monumentale, senza la pesantezza e la staticità di certi monumenti.  Ed è sorprendente scoprire che si possa passare da slanci di pura follia sentimentale a pensieri razionali e politici. Vi è un’analisi profonda dell’animo umano privata di un linguaggio “clinico”. Contiene in sé tutta la vita e la continua lotta per essere felici. Se c’è qualcosa che ci insegna Modesta, la protagonista, è che la gioia non cade dal cielo e ti investe, ma è una cosa per la quale devi batterti “con le unghie e con i denti” e sgomitare e, se  necessario, giocare sporco. Bando a morali stantie e sensi di colpa, buttarsi nell’avventura della vita, sentire, aprire i propri sensi, avere il pieno dominio dell’emozioni, che non significa controllarle, ma conoscerle e assecondarle.  Liberarsi dalle leggi a dalle convenzioni sociali, fregarsene dei giudizi altrui, e non solo dei detrattori, ma anche di chi ti vuole bene, ma in maniera egoistica ti impedisce di “volare”. Mentre scrivo queste parole mi emoziono, perché pur non avendola conosciuta prima è a Modesta che da tutta una vita tendo. Diventare come lei è il sogno che prima fievole come un fastidio si insinuava in me, ora con maggiore consapevolezza cerco di tramutare in realtà. Un essere libero nella sua totalità, anarchico direi. In effetti, la parola anarchia, pur non venendo mai pronunciata, rimane sulle labbra per tutta la durata della storia, soprattutto quando si affrontano questioni sociali e politiche.

I personaggi che affollano il libro rappresentano la moltitudine eterogenea dal quale scambio di idee e affetti Mody cresce e si evolve, pur rimanendo la stessa, e insieme a lei la narrazione a volte intensa a volte lineare, sempre accattivante.

La stessa autrice meriterebbe molto più spazio di quello striminzito che le è stato assegnato dal “mondo letterario”. Siciliana di nascita, ma si trasferì presto a Roma con la sua famiglia che all’epoca dovette fare molto scalpore perché assolutamente libera da vincoli sociali (i suoi genitori non erano nemmeno sposati; madre prima donna dirigente alla camera del lavoro di Torino, padre avvocato antifascista).  Divenne attrice teatrale e saltuariamente anche cinematografica, a questa attività affiancò la scrittura e negli ultimi anni della sua vita insegnò al centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Nella sua vita fuori dagli schemi, andò addirittura in galera (dove scrisse due romanzi tra i quali “La certezza del dubbio”, molto bello) per un gesto di ribellione contro un’amica: le rubò dei gioielli perché quest’ultima ricca la umiliava e le negava un vero aiuto. Ciò che più mi lascia sgomenta e mi ferisce è il fatto che Goliarda sia morta sola. Come può un essere eletto, una persona così “illuminata”, ricca di mondi interiori così eccezionali essere morta senza che si sia smossa la terra? Perché il suo cadavere è stato ritrovato solo tre giorni dopo il suo decesso?Perché si osanna Coelho e si dimenticano o si ignorano Sapienza e Tondelli? Qualcuno mi spieghi quale meccanismo si è rotto!

Personalmente devo ringraziare Daniela B. (sarei tentata di scrivere anche il cognome, ma non so come possa reagire se dovesse scoprire di essere stata nominata senza il suo consenso) per avermi fatto scoprire questa autrice e questo libro. Sparendo mi hai lasciato il più grande e meraviglioso regalo che tu potessi farmi, te ne sarò sempre riconoscente.

 

Può una gioia trapassarti come un fulmine e squarciarti il corpo? L’arte della gioia- Goliarda Sapienza

l

postato da: animachecrepita alle ore 20:03 | Link | commenti (2)
categoria:pensieri, donne, vita, letture, letteratura, sensazioni, sentimenti, passione, sottolineature, lettere vive
martedì, 27 gennaio 2009

La settimana scorsa è stata utile per capire:

1)       Che mi piace il crepitio della neve appena caduta e calpestata;

2)       Che le mie scarpe non sono adatte a condizioni atmosferiche che vanno oltre la pioggia;

3)       Che mi può piacere una città solo per l’aria respirata;

4)       Che il mio curriculum può essere considerato interessante e che la mia creatività può essere palese;

5)        Che sono troppo piena di vita, di sentimenti, di sogni da poter concedere a qualcuno l’esclusiva su di me. Non riuscirò mai a comprendere la gente che una volta fidanzata lascia tutto quello considerato affetto per concentrarsi solo sulla propria dolce metà. Com’è possibile che le persone si dimentichino di chi è stato accanto a loro, di chi ha vissuto, gioito e pianto con loro, di chi le ha ascoltate senza sbadigliare, rincuorate nel dolore, supportate nei momenti più importanti? A questo punto dovrei dubitare di essermi mai innamorata, considerando il fatto che non ho mai lontanamente pensato che il mio amato potesse sostituire e offuscare la schiera di amicizie che negli anni ho coltivato. Ma non posso credere che l’amicizia abbia valore solo in assenza di innamoramento, che sia un tappo ai vuoti sentimentali. Forse dovrei cessare di considerarla come il più bello, il più puro, il più disinteressato sentimento e cominciare a fare come fanno gli altri:  trovarmi un uomo, uno qualunque, e metterlo sempre al primo posto, smettendo di ritenere prezioso il tempo passato con un’amica che non vedi da un sacco;

6)       Che la libertà, intesa come autonomia affettiva, ha un prezzo. Costruire pezzo per pezzo la mia vita da sola, imparare a fare le cose senza l’aiuto di nessuno, affrontare le sfide senza qualcuno che mi sorregga mi preclude la visione di altre strade: la bellezza di poter affidare a qualcuno delle incombenze, anche di natura spicciola, la leggerezza di pensare che c'è qualcuno con cui sorreggere il peso della mia inquietudine;

7)       Che a volte Trenitalia ha pietà di me e i treni arrivano puntuali, o quasi.

 La SpesaMarta sui tubi
Un'altra sera a casa a masticare noia e surgelati
La tv vomitava vacui colori, la luce dei pensieri è spenta
Programmerò il mio umore artificialmente e scriverò
un saggio su come perdere
tempo senza sprecare nemmeno un minuto.
Vieni a farmi compagnia fiamma di carta, perditi
con me nel labirinto di un monolocale
a coltivare il miraggio di stare con i piedi per terra
sopra il pavimento di un quinto piano condominiale

E non so come ma arriverò puntuale.

Mi manca un kilo di pace integrale
e due etti ci comprensione
e un cartone d' amore a lunga conservazione
Non rimane che fare la spesa
Continuare a pagare
per quello che voglio e quello che non ho ancora

E non so dove ma arriverò puntuale

Oh che vasta scelta
mi si presenta
che sceglierò
ma voglio di più
per riempire la cesta
Che sceglierò
Vorrei essere io una volta
scelto

"Sai di vivere una vita che è contronatura, dove un giorno è per la notte
dove la paura va scacciata via in un attimo, in un gesto attento di quell'anima un po’ scura che ti
porti dentro. O forse è naturale inseguire il destino, perder l'innocenza per sentirsi bambino e dalle facce appese alle circostanze fai un sorriso beffardo e non ti accorgi neanche"

"...Di spalle o col viso rivolto alla mia ermeticità gravità,
so di aver dio dentro, ma non è nient'altro che un piacevole stupro,
un fulmine, un fulmine dentro la schiena!"

domenica, 21 dicembre 2008

La menzogna è tale e quale all'infedeltà

Al prossimo fortunato che avrà il piacere (tutto suo, in realtà) di raccontarmi stronzate (o se volete: bugie, menzogne, ecc.), riceverà in omaggio un caldo e accogliente VAFFANCULO, senza possibilità di replica o aggiustamento di rotta. Quando smetto di ridere per la ridicolaggine di certe affermazioni, rimane il nulla. La bocca si chiude e tutto passa. Ora contano solo i fatti, le parole sulla bocca o sulle dita di chi non le sa usare hanno la stessa efficacia della fiamma di un cerino al polo nord.

 

Altro che santo natale! I dolci di questo periodo (e di questa zona d’Italia)con tutto quel miele, quel cioccolato fondente colante, le mandorle, il vin cotto, e tanti altri ricchi ingredienti sono piuttosto lussuriosi.

 

Aiuto, ho la sindrome di Bree! Cioè sono una nuova desperate housewife. Anni di ricerca psicologica e soprattutto intellettuale, tutte quelle pose (del tutto inopportune) da letterata nipponista, di femminista-coltello-in-mezzo-ai-denti soffiati via dalla soddisfazione quasi orgasmica di assistere al prodigio alchemico del lievito madre con il quale preparare ogni tipo di pane e croissant. E poi c’è la pasticceria nella quale, a detta di molti, eccello. E cosa dire delle mie piantine di spezie (tra le quali la menta con cui preparo un liquore) e dei tulipani che sbocciano a dicembre? Per non parlare del taglio e cucito, dell’uncinetto e dei ferri. Insomma una brava massaia, una donna da sposare, se non fosse che non c’è uno straccio d’uomo disposto a simile impresa. Manca solo che organizzi pomeriggi di bridge nel quale offrire tè inglese e biscottini al burro. Il mio sicuramente lo correggerei col gin.

 Intanto, mi hanno ricordato di aver partecipato a un concorso lettarario. Avevo dimenticato quale racconto avevo inviato. Entrare tra i primi quattordici sarebbe già molto appagante. Ma vincere... avrei già il discorso e la dedica pronti.

 

Sacrificio di Tarkovskij non è un film, è un trattato mistico-filosofico.

lunedì, 15 dicembre 2008

Entro nel solito locale convinto che ormai ce la faccio a stare anche un’intera serata senza pensare a te. Certo, sono forte, sono un uomo come non ne esistono più. Una bestia rara di questi tempi pieni di presunti maschi che piangono come bambine a cui è stata tolta la bambola. Bah che schifo, io non piango mai, nemmeno sotto tortura, nemmeno se mi dovessero estirpare l’uccello. E poi che me ne faccio di te? Una stupida ragazzina, ecco cosa sei. Appena alzo lo sguardo ti trovo dritta davanti a me: stai ballando con un tizio, ma chi cazzo è?

 

E ti vedo ballare sporca puttana ma almeno così ora ti vedo

 

Mi faccio strada tra la gente sudata e affannata per venirti incontro e testare la tua reazione. Sì, non me ne frega niente di te e voglio dimostrartelo. Sono proprio di fronte, così vicino da sfiorarti, tra te e il tuo amichetto, ti tolgo la visuale e ti rubo l’aria, non riesci nemmeno a muoverti liberamente.

 

Mia è la tua posizione, mia è la tua posizione
Mio è il corpo che si contrappone alle tue scarpe a punta

 

Dopo, per mostrarti il mio savoir-faire mi sposto leggermente così da poter vedere come ti comporti con il tuo accompagnatore. Non c’è che dire, balli proprio bene. Quando si muove il tuo corpo sembra dire, “Ecco, scopami pure”. Puttana! Scommetto che già gliel’hai data. E chissà quanti te ne sei fatti da quando ci siamo lasciati.

 

Ancheggia ancora, fai vedere come scodinzoli
Fai vibrare il tuo pelo bagnato che ti lacrima intorno
Tu e il tuo nuovo fringuello con la faccia da esperto di calcio

 

Mi scuoto da questi pensieri rabbiosi. In fondo, come ti ho già detto, tu per me non sei più niente. Quindi posso reggere anche una rapida e gentile conversazione: “Ciao, come stai?”

 

Quel tuo cugino alto biondo riccio grasso rosso coi capelli a rasta si però ora basta dimmi come sta?

 

Rispondi fredda quasi infastidita. O sei in imbarazzo perché non ti aspettavi da me un comportamento di questo genere? Volevi che facessi scenate? No, non ti accontenterò. Ora che ti ho di fronte mi chiedo come ho fatto a stare con te. Ero proprio cotto. Ricordo ancora l’emozione di quando ti ho chiesto di uscire con me e tu hai detto sì. Ma poi tu hai cambiato atteggiamento e hai cominciato a farti mille problemi per la differenza di età. Non mi sembravi dello stesso avviso mentre ti facevi sbattere sul cofano della macchina, anzi.

 

Quattro volte la terra ha tremato sotto i miei piedi:
La prima volta quando ti sei accorta di me..
La seconda quando non l'hai più fatto..
La terza non me la ricordo..
La quarta volta è stata quando tu mi hai accusato di essere un... PEEEEEEEEEEEEEEEEEDOOOOOOOOOOOFIIIIIIIIIIIIILO!!!!!

 

 

Eppure con te sentivo di vivere una storia diversa dalle altre, fuori dagli schemi, libera dai squallidi progetti futuri. Bastava star insieme per capire che avremmo vissuto una vita meravigliosa e piena di sorprese, roba da far girare la testa. Urla di gioia avrebbero scandito le nostre giornate.

 

Vivremo dentro a un mondo beautiful, galopperemo le vertigini, alleveremo tuoni e fulmini,
Restituiremo il riso ai salici senza nessuno che ci giudichi,
Ci vestiremo di coriandoli e balleremo fino a lunedì

 

Rimuginare su ciò mi ha fatto cadere in uno stato pietoso. Ti guardo, sei qui, ma non sei più mia. Che tristezza! Te ne accorgi e mi sorridi. Fraintendo tutto e ti chiedo di uscire con me.

 

... e se ti chiederei di uscire con me?
NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

 

Sei una stronza! Rifiuti. Ancora una volta ti sei presa gioco di me. Ti vedo uscire dal locale mentre continui a ridere. Ti giri, i tuoi occhi scintillano vittoriosi. È l’ultima volta che ti vedo?

 

Col vaffanculo blu metallizzato i cerchi in lega i vetri scuri siete tipi duri dimmi dove vai?

NB: il testo in corsivo è tratto da Dominique ( Canzone di gelosia) dei Marta sui Tubi.

postato da: animachecrepita alle ore 18:42 | Link | commenti (2)
categoria:parole, musica, donne, visioni, vita, canzone del giorno, passione, marta sui tubi
sabato, 08 novembre 2008

Se esistessero la Reincarnazione, la Legge di causa/effetto, il Karma, per tutto quello che mi capita e per il modo in cui riesco ancora a comportarmi senza dare troppo di matto e senza fare stragi a destra e a manca, a occhio e croce nella prossima vita avrò la voce e il temperamento di Nina Simone.

Trouble in mind, I'm blue
But I won't be blue always,
'Cause the sun's gonna shine
In my backdoor some day. (Trouble in mind - Richard Jones)