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Utente: animachecrepita
la continua mancanza di qualcosa (a che scopo aggiungere tra gli amici gente di cui nemmeno si conosce cosa scrive nel proprio blog? perché questa smania insensata di ammassare "amici" come se fossero accessori per abbellire la propria pagina? qui io sono ciò che scrivo, se non ti interessa è del tutto inutile contattarmi)
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martedì, 13 ottobre 2009

Se adesso interrogo l'oroscopo per sapere cosa fare, il prossimo passo verso l'oblio, la completa mancanza di razionalità, sarà comprare i baci perugina non per mangiarli ma per leggere le frasi profetiche al loro interno. Interpreto anche gli avvenimenti più banali come chiari segni della strada da intraprendere. E sono del tutto fuorvianti, ça va sans dire.

Eppure ricordo di essere stata chiara con me stessa: never again, mai più soffrire! L'unica cosa che ho imparato a fare è a non piangere. Ma sarà più salutare non lasciarsi sopraffare dalle lacrime? Il mio stomaco non ne è molto convinto.

Devo solo ricordarmi di respirare e ripetere a mo' di mantra “è tutto nella tua testa”. E devo godermi questo piacevole gioco sterile e puerile. Sono io che l'ho voluto e tocca a me andare a fondo o dritta verso l'obbiettivo come un kamikaze che lotta in una guerra inutile. Prima o poi mi toccherà cominciare l'opera di cancellazione di ogni traccia che è stata. Quando farò piazza pulita, dentro di me non sarà cambiato niente ma avrò davanti agli occhi di nuovo una pagina bianca da riempire, sperando che ritentando sarò più fortunata, sempre a proposito di frasi profetiche abbinate ai dolciumi. È ancora presto adesso. Sguazzerò per un altro po' nei fiumi di parole vane che hanno costruito un mondo immateriale e del tutto vuoto, mi lascerò attraversare da esse ancora una volta, lascerò che mi ammalino, mi convincano della loro consistenza, eppoi nuovamente mi feriscano in un processo di filtraggio a tappe, fino a quando non tornerò in piedi, di nuovo pulita in equilibrio, ascetica e meditativa, perché una cosa mi è chiara: non sono fatta per i sentimenti. Un buon modo per accelerare il processo sarebbe quello di progettare un viaggio. Penso già a come festeggiare il mio trentesimo (30!) compleanno: Istanbul, 2-3 giorni, io e la città dei miei sogni, tutto quello che mi serve: bazar e fumerie, Hagia Sofia e il Bosforo, litri e litri di rakia, dolci ricchi e lussuriosi, bagni turchi (specie di saune, eh) e (speriamo) turchi. D'altronde questo è e sarà un disco rotto, una delle mie molteplici ossessioni, fin quando non ci metterò le zampe. Voglio ubriacarmi di vita, voglio sentire ogni sapore ogni odore ogni tocco ogni colore ogni suono, voglio stare con le antenne alzate a captare ogni minima sfumatura. Perché sono viva, il mio sangue è ancora caldo e i miei occhi non sono ancora stanchi.


Non so da dove sia uscita, ma è da ieri che ho questa immagine nella testa: io su un ring con un'“entità” con la “S” di speranza incollate sulla tutina fluorescente che me le da di santa ragione. Cado ripetutamente, mi rialzo ogni volta cercando almeno di stare in piedi, non mi difendo. I colpi fanno male: uno allo stomaco mi piega in due e basta un soffio per tornare al tappeto. Ma ancora ho la forza di rimettermi verticale, la vista è annebbiata e non distinguo più i colori, vedo solo rosso. Poi il pugno finale quello da KO, quello che mi stende definitivamente. L'arbitro alza il braccio del mio avversario decretando il vincitore dell'incontro. Cerco di stare almeno in ginocchio, mi fa male tutto, tocco il mio viso che dev'essere tumefatto, passo una mano sul naso e sulla bocca, la guardo. È piena di sangue caldo, lucente, intenso. La sua vista non mi impressiona né terrorizza, anzi mi fa sorridere. Nonostante non possa muovere nemmeno un muscolo senza provare dolore, comincio a ridere prima sotto voce, poi sempre più forte. Quando provi tanto dolore arriva un certo momento in cui non senti più niente, quasi un'anestesia senza anestesia, anzi comincia a piacerti quel particolare languore che si sviluppa quando sei ferita. Barcollando e ridendo vado a congratularmi con il vincitore. È tutto così tremendamente ridicolo. Il mio dolore è ridicolo, comico e grottesco. Almeno non mi si può dire che non abbia coraggio.
La vita è proprio okay
lui dice, e pensa un po',
sarà okappa per qualcuno,
per gli altri è kappaò.

Il pugile sentimentale - Vinicio Capossela


mercoledì, 29 aprile 2009

Dieci giorni di digiuno internettiano e il mondo va avanti lo stesso. Bella scoperta, direte. Beh, per una egocentrica scoprire che il sistema astrale non gira attorno a lei è causa di grande dolore. Nessun messaggio disperato, niente ricerche incrociate, nessun segno di angosciosa attesa da alcuno, nessuna occasione mancata, né informazioni importanti perse. Non so se tirare un sospiro di sollievo perché non mi sono persa niente o meditare seriamente su un cambiamento radicale della mia vita. D’altronde, la sensazione di avere tutto a portata di mano è l’unica cosa che mi è mancata in questo periodo, per il resto, il vuoto resto , non c’è nulla di indispensabile, presumo. Non mi rimane che mettermi in pari leggendo i blog che mi interessano.

postato da: animachecrepita alle ore 18:22 | Link | commenti (2)
categoria:vita, sensazioni, mestizia, il marcio che è in me
venerdì, 13 marzo 2009

Maledetti sogni! Sogni sempre belli, avvincenti in cui sono felice e felici sono le persone che mi stanno accanto. Sono io la fonte dell'allegria e del piacere, il centro  dal quale si sprigionano profumi e colori e sensazioni incantevoli. Anche il subconscio si prende gioco di me. Perché ogni mattina puntualmente arriva il pugno in faccia della realtà? Perché se di notte vivo meglio che di giorno mi devo svegliare? Che senso ha questo masochistico istinto di vivere? Non lo riesco più a capire.  La primavera sta arrivando ma non per me, chiusa come sono in un limbo che non mi lascia né speranze né certezze. E meno male che questo è l’ANNO DELL’ACQUARIO  e marzo dovrebbe essere il mese della svolta per questo segno! No, perché non me ne sono accorta che è il mio anno, anzi penso che peggio di così ci siano solo due o tre cose, tra le quali la morte per sevizie. D’altronde la collocazione degli astri è cambiata e ci sta che sono nata sotto l’influsso di qualche altra stella o magari l’oroscopo è solo un’immensa stronzata. Però, se non credo in un dio misericordioso, non credo nelle stelle, non credo in me stessa, a chi affiderò le mie preghiere? A chi confiderò le mie paure? La scoperta di essere sola, quando hai passato l’intera vita ad affermare e difendere la tua solitudine/indipendenza, a imparare a fare cose per non chiedere aiuto agli altri, è devastante. Il vuoto intorno e la consapevolezza di aver fatto l’unica cosa cha andava. È impossibile levarsi di dosso i fantasmi che ti hanno cresciuta, rimangono attaccati anche dopo aver acquisito conoscenze ed esperienze.

In uno di questi  sogni seducenti in sottofondo c’era questa canzone…

 

Follow her down to a bridge by a fountain,
Where rocking horse people eat marshmallow pies.
Everyone smiles as you drift past the flowers,
That grow so incredibly high. (Lucy in the sky with Daimonds)

PS: vorrei tanto sapere chi legge una trentina di pagine di blog al giorno senza lasciare nemmeno una traccia di sé. Non voglio dire che si debba per forza commentare, però...

 

giovedì, 05 marzo 2009

Si fa presto a dire amati! Più giusto sarebbe dire odiati di meno. O almeno prova a farlo. Sento il terreno crollarmi sotto i piedi ma continuo a camminare. Sarebbe più saggio e comodo fermarsi e aspettare la frana, aspettare di vedere che anche il più piccolo granello di polvere si dissolva e lasciarsi sprofondare nella baraonda di terra e sangue e membra.

Invece no. Ostinata proseguo nella mia follia che paradossalmente conserva la mia sanità mentale, continuo a tenermi in allenamento -testa e corpo-, fare e disfare orizzonti, progettare, inventare, tessere trame e relazioni. Come se da un momento all’altro dovessi debuttare, come se un giorno di questi dovesse arrivare il mio turno. Tuttavia, sono adulta abbastanza per capire che il mio turno potrebbe non arrivare più e che gli affanni e le corse e gli impegni rubano il tempo e l’attenzione alla vita. Se qui non c’è posto per i miei sogni perché non cominciare a vivere una vita NORMALE? Fare come fanno tutti. Avere gli stessi traguardi della gente comune, essere cupa e triste per tutta la settimana per poi tristemente e cupamente farmi di qualsiasi cosa nel week-end per dimenticare la mediocrità dell’esistenza.

To be continued… maybe.

 

domenica, 11 gennaio 2009

[Per ché non voglio fare un post sui bilanci di fine anno, sui propositi di quello nuovo, sul decimo anniversario della morte di De André]

L’altra sera, dopo una giornata caotica dove mi sono dovuta districare tra beghe famigliari, manco fossi sul set di Dinasty o di Beautiful, e prenotazioni (il solo pensiero di salire su un treno mi fa tremare) mi era preso un momento di malinconia o piuttosto di consapevolezza della propria solitudine. E proprio in questi momenti che si fanno gli errori più grossi: abbassi le difese e ti lanci in imprese in cui l’orgoglio non è pervenuto. Regredisci, ti scordi del marcio e vai a ripescare le idealizzazioni che pian piano, con tanta fatica avevi grattato via dai ricordi. Insomma, era una di quelle sere in cui ti pare normale scrivere poche righe a qualcuno che hai pulito via dal tuo cuore. Basta un pretesto, degli auguri posticipati, qualsiasi altra inutile domanda pur di scrivergli e di aspettare una risposta.  Sperare, tanto da esserne quasi sicura, che quella risposta sia la più bella, la meno scontata, la rivelatrice di chissà quale formidabile incanto. Bene, a tale pericolo ho trovato l’antidoto. Prima di tutto devi incontrare per caso una persona che non vedi da un sacco di tempo, instaurare il vecchio rapporto fatto di frivolezze e idiozia, lasciare scorrere in te fiumi e fiumi di alcool, trovare nella macchina di questa persona un cd che potresti usare come pretesto di ricatto, una studiata selezione di hit neomelodiche, scoprirne una e ricordarsi di averla sentita in Gomorra (dove già ti aveva colpito), metterla a ripetizione, impararla, e cantarla a squarciagola mentre l’auto sfreccia per le strade di un paese abituato a simili melodie. La canzone per questioni di pudore e reputazione non la posto, ma la potete trovare qui corredata di parole così potete fare karaoke.